marco valenti scrive

marco valenti scrive

29 novembre 2010

te lo ho detto, di recente, che ti amo?

Improvvisamente soli dopo il bacio numero cento e passa, si sorrisero. Senza scintillio si sorrisero. Senza scintillio fecero l’amore quella notte nella stanza di un grande albergo vicino all’aeroporto da dove, il giorno dopo, cinque novembre millenovecentonovantasette, partirono Air France per Parigi.
Un po’ preoccupati.
Un po’ perplessi.


Era ora di sposarsi ed erano sposati; erano sposati ma era allora l’ora?
E quando se no?
Quando mai?


Frutti di cometa in viaggio di nozze.


Da cometa e bugie. Marco Valenti.




Grazie Delia, per il video meraviglioso.


Have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
Fill my heart with gladness
take away all my sadness
ease my troubles that's what you do

For the morning sun in all it's glory
greets the day with hope and comfort too
You fill my life with laughter
and somehow you make it better
ease my troubles that's what you do
There's a love that's divine
and it's yours and it's mine like the sun
And at the end of the day
we should give thanks and pray
to the one, to the one

Have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
Fill my heart with gladness
take away all my sadness
ease my troubles that's what you do

There's a love that's divine
and it's yours and it's mine like the sun
And at the end of the day
we should give thanks and pray
to the one, to the one

And have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
You fill my heart with gladness
take away my sadness
ease my troubles that's what you do
Take away all my sadness
fill my life with gladness
ease my troubles that's what you do
Take away all my sadness
fill my life with gladness
ease my troubles that's what you do

26 novembre 2010

link a destra

Non è un post vero e proprio ma un avviso.
Con l'avvicinarsi dell'appuntamento dell'11 dicembre a Teatro, ci sono state nuove recensioni del libro e alcune interviste.
Segnalo che qui sul blog le trovate scorrendo la parte destra: ringrazio chi me le ha fatte e invito chi non lo avesse ancora fatto (e ne avesse voglia) a leggerle.
Troverebbe, comunque, bei posti dove girare.
emmevù

21 novembre 2010

Invito a teatro: "Cometa e bugie"



La notizia:


A Roma, Sabato 11 dicembre alle ore 21.00

al Teatro San Giustino, viale Alessandrino 144,

potrete assistere al primo evento della rassegna DIA.V.O.LE.RIE

- Diamo Vita ad Opere LEtteraRIE -

Presentazione di libri attraverso rappresentazioni teatrali.

La serata è dedicata al libro "Cometa e bugie" di Marco Valenti.
E' prevista la partecipazione dell'autore che saluterà il pubblico presente in sala, lo spettacolo "Cometa e bugie" tratto dal suo libro e una chiacchierata con il pubblico.


Quello che penso io:


Ho visto le prove dello spettacolo.

Quattro racconti miei in scena, regia magistrale e interpretazioni perfette. Vorrei infinitamente un Teatro pieno di persone da far uscire felici.

Tutto qui.

Venite?

Emmevù

16 novembre 2010

avere un vespone


Avere un Vespone significava un sacco di cose.

Potevi andare da Roma a Civitavecchia e imbarcare per la Sardegna, o la Corsica, dove passare per strade in cui i Camper si incastravano. Entrare in un campeggio sentendoti maledettamente “on the road”. Sentirti bene. Non risolveva nulla ma aiutava un certo mood.


Avere un Vespone significava un sacco di cose. Alcune belle e altre meno, toccava partire a spinta, a volte. Non era bello. Scattava una seconda marcia imperiosa, spesso impietosa. A volte impennante. L’impennata minava un controllo già reso precario dai freni approssimativi, a tamburo, dal diametro piccino delle ruote, del battistrada dal consumo elevato, da quell’essere un po’ approssimativi e poco meccanici di molti di noi che giravano in Vespa.

emmevù

14 novembre 2010

bolletta

Il mio erogatore di energia elettrica è AceaElectrobel: questa la premessa.

Ciò detto mi arriva la bolletta. Apro e, scorrendola, trovo un malaugurato avviso che mi dice che esiste una bolletta (la penultima) non pagata. La prima reazione è, va da sè, di incredulità. Mi appresto a confutarla sfogliando il librone-raccoglitore di bollette pagate.

Panico: non c’è.

Incredulo vado a ravanare, sempre più febbrilmente, tra le bollette non pagate (un bel mucchio) e constato l’assenza della bolletta Acea.

Dove cappero sta? Ok: la ho perduta. Questa la risposta dopo una non breve (credetemi) ricerca.

Seconda ondata di panico: e ora?

Non resta che mettere la coda sotto le gambe e contattare il gestore.

Mi preparo a cercare su internet e mi predispongo a una ricerca affannata e ansiosa, a un contatto – soprattutto – da 199. Di quelli che ti mettono in attesa per fare soldi su una attesa costosissima.

Ok – mi dico - devi passare sotto le forche caudine della tua inefficace organizzazione. Così vado rassegnato sul sito di Acea.

Si rivelano una serie, in sequenza, di sorprese.

Arrivo rapidamente alle mie bollette, armato solo del mio codice utente.

Mi registro.

Chiedo, on line, un duplicato.

La procedura dura, giuro, soltanto venti secondi e, oplà!, arriva a compimento.

Nel giro di una decina di giorni la mia cassetta delle posta è ingravidata dalla nuova bolletta e non mi resta che regolarizzare.

(ho regolarizzato).

Tanto di cappello e perciò ne scrivo qui.

Perché, in un mondo ed in una Italia che, davvero, non funziona qualcosa c’è.

Qualcosa che funziona perfettamente.

È una notizia.

Mi ci attacco e la cullo con grazia di debitore.

FUNZIONA!

Esiste una Italia che può funzionare. Niente gestione mefiosetta di numeri telefonici ombra né di call center.

Funziona e basta.

Quindi esiste una maniera in cui le cose possono funzionare.

La notizia è che se ci si organizza il mondo funziona perfettamente. Mi spiego? FUNZIONA PERFETTAMENTE: on line. On line può significare “al volo”.

Ho pagato con gioia.

Ho detto tutto: non dite?

10 novembre 2010

ridere

Quando stavo scrivendo “Cometa e bugie” portavo avanti l’intenzione che nel libro ci fossero parecchi riferimenti musicali. Immaginavo una sorta di colonna sonora del libro e, qui e là, ho disseminato brani e citazioni. Per uno dei tre finali, cercando un brano italiano, contemporaneo al periodo in cui avevo collocato i fatti, ho tirato fuori questa canzone del Dirotta su Cuba, versione acustica, del 1996.
Anche ora, quando l’ascolto, mi predispone al buon umore e all’ottimismo: ce ne è bisogno.
Nel video che ho fatto ho messo alcune belle immagini di Roma. Alcune le ho scattate io: altre Monette e Delia che ringrazio.


http://www.youtube.com/watch?v=8mzPmtOfI-Q




Non me la prendo più se il mondo e a testa in giù
nemmeno il cielo mi ascolta ormai
lavori in casa e poi non resta neanche il tempo per vivere
sempre di corsa noi non ci fermiamo mai
neanche un minuto a pensare
io scendo qui
andate avanti voi perche mi vien da riderci su oh

ridere per non prendermi troppo
seriamente sai che non merita mai
io voglio ridere fino quasi a morirmi
aiuta a vivere lontano dai guai

non me la prendo piu' se il sole cade giu' e quel che ho in tasca non basta mai
a volte e facile scordare la fortuna di esistere
e se ho problemi io li affronto a modo mio sbagliando sulla mia pelle
anche perche'
stressarsi e inutile la soluzione viene da se oh

ridere per non prendermi troppo seriamente sai che non merita mai io voglio ridere fino quasi a morirmi aiuta a vivere lontano dai guai
ridere per cambiare colore ai giorni inutili che non passano mai aiuta a vivere perche in fondo non e cosi' difficile ridere
non ti resta che piangere se non ridi piu se non ridi piu'
lavorare va bene si ma se non mi va oggi resto qui a dormire
senza soldi ma libera faccio l'autostop direzione in capo al mondo ridi e lasciati vivere come me

ridere per non prendermi troppo
seriamente sai che non merita mai
io voglio ridere fino quasi a morirmi
aiuta a vivere lontano dai guai
ridere
per cambiare colore ai giorni inutili
che non passano mai aiuta a vivere
perche in fondo non è
cosi difficile ridere

http://www.dirottasucuba.com/

8 novembre 2010

tagliatelle pollo e funghi e Merlot


Sia chiaro a tutti che sono lontano anni luce dall’essere un cuoco e che, anzi, essere costretto dalle circostanze a provvedere quotidianamente al vitto di una famiglia ad assetto variabile mi provoca spesso un moto di fatica che porta ad imbandire cene, alternativamente, di uova strapazzate, hamburger, salumi e formaggi casuali e pomodori e insalata.
Ciò detto a volte mi misuro con cose più gustose che, quando vengono a modino, condivido in questo blog (vedi argomenti “Ricette” e “Bere con un senso”).

Metti un pollo spezzato al tegame che in finale di cottura avevi arrossato con un po’ di concentrato di pomodoro e una tazzina d’acqua; immaginalo squisito e, tuttavia avanzato.
Nell’intingolo ho sminuzzato finemente i pezzi rimasti.
Nello stesso ho cotto una padellata di funghi misti tagliandoli quasi tutti a pezzi piccolissimi per una cottura più veloce e nella stessa padella fumante ho condito mezzo chilo di tagliatelle all’uovo.
La padellata di funghi era una di quelle confezioni miste da supermercato: niente di più (ma buona, fresca, non surgelata, e già sperimentata in altre ricette).
Parmigiano, pepe bianco e applausi.


Merlot (rigorosamente friulano).
Vitigno a bacca nera è originario della zona di Bordeaux dove, assieme al Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, concorre alla produzione dei più famosi vini a livello mondiale. E’ stato introdotto in Italia nel 1880 dal senatore Pecile e dal conte Di Brazzà, per diffondersi in un primo momento in Friuli e successivamente in Veneto.In Friuli Venezia Giulia ha trovato sicuramente terra di elezione: punto fermo dell’enologia friulana, è oggi il vitigno a bacca nera più diffuso.
Colore: rosso rubino che si caratterizza per tonalità granate con l’invecchiamento.
Profumo: bouquet caratteristico con aroma che richiama amarena, lampone, mirtillo. Invecchiando, il bouquet si arricchisce di note speziate.
Gusto: strutturato, sapido. Invecchiando si affina acquistando complessità.
Abbinamenti: è indicato per piatti di carni rosse, arrosto, pollame, coniglio e formaggi semistagionati.
Temperatura di servizio: 18°C.

1 novembre 2010

in cucina

In cucina

Tavolo di cucina, le sette e tre quarti, un mercoledi. Prima colazione.

Pausa.

“Che hai stamattina?”.

“Anche stanotte non ho dormito bene. Non mi hai sentita ma alle quattro ero già in piedi.”.


Pausa.


“Ho capito. Preoccupata?”.


Pausa.


“C’ho l’angoscia e mi sveglio. Penso e non mi riesce più di dormire.”

“Come posso aiutarti?”.

“Troppo tardi.”.


Pausa.

“Ah.”.


Pausa più lunga.


“Sono oltre.”.





Lì lui si alza e va in bagno.





Per la prima volta

si è scordato

di finire

il caffè.



(da "Cinque canti di separazione" di Marco Valenti)