marco valenti scrive

marco valenti scrive

31 dicembre 2011

il mio augurio di buon anno




Una premessa. L’anno scorso i miei buoni propositi di fine anno erano di dire basta al buonismo, levarmi i sassolini dalle scarpe e di dire tutto quello che penso nel modo più chiaro possibile. Lo ho fatto, purtroppo, solo in parte ma posso migliorare. In chiarezza e in spietatezza.

Un grazie sincero a chi mi legge e doppio a chi, talvolta, lascia traccia del suo passaggio: da quando c'è il contatore delle visite la frequenza è in continuo aumento e la madia di cinquanta visite al giorno è abbondantemente superata.

Arriviamo agli auguri...





Auguro a tutti, per l’anno nuovo:





di riuscire a sognare in maiuscolo,

ma di saper accettare anche le minuscole;



di leggere con il cuore prima

e col cervello poi,

tutto quello che il mondo scrive;



di amare più di quanto si è amati,

ma di essere comunque amati;



di riuscire a mettere le cose nella giusta prospettiva

e dar loro l’importanza che meritano veramente;



di trovare buoni motivi per sorridere

e di sorridere sempre più spesso;



di avere sempre il bicchiere almeno mezzo pieno;



di trovare qualcosa

che valga la pena,

magari anche in questo blog.

28 dicembre 2011

Il vino in Italia




Mi capita, in questo blog, di parlare di ricette e di parlare di vino senza essere un sommelier né un cuoco: questione di affetto, del piacere di condividere con chi passa di qua qualche idea.
Al riguardo ci sono tag dedicate.
Scrivo, in più, e mi piace anche parlare di libri belli, spesso poco noti, spesso di esordienti, che mi è capitato di leggere ed amare.
In questo caso, avendo iniziato a leggiucchiare “Il vino in Italia” di Slawka G. Scarso, il piacere raddoppia.
Con estremo piacere vi segnalo, invitandovi a comprarlo, questo libro perché non è soltanto una guida a cento cantine italiane e non è un libro per addetti ai lavori. È un viaggio nella storia di persone che stanno dietro all’amore per le loro aziende; è un viaggio di una scrittrice brava che si intende di vino; è un aiuto per chi ama il vino a scegliere qualche posto in più da visitare nelle proprie gite.
Personalmente mi auguro di farne un bel po’.
Di nuovo complimenti, dopo “Il vino a Roma” a Slawka: è un libro bellissimo e insolito.
Felice lettura e buon bere a tutti!





IL VINO IN ITALIA
368 Pagine
ISBN-10: 8876155767 ISBN-13: 9788876155765 Editore:
Castelvecchi (Centocittà) Data di pubblicazione: Oct 01, 2011





SUL LIBRO
Raccontare il vino significa mettersi in viaggio, per esplorare le zone di produzione più belle e interessanti ma, soprattutto, per dare voce a chi produce la bevanda italiana per eccellenza. Perché la bellezza del vino sta proprio nelle tante avventure che si possono trovare dentro a un bicchiere, storie di passioni capaci di infondere una personalità indimenticabile ad ogni etichetta. Dalla Valtellina alla Basilicata, dall’Alto Adige alla Sicilia, Il vino in Italia contiene tutti i riferimenti utili per andare in cantina, farsi una passeggiata in mezzo ai filari e, magari, per spillare un bicchiere direttamente dalla botte che lo contiene. Per ogni zona vinicola sono stati scelti pochi produttori, scelti tra quelli piccoli e medi, tutti in grado di abbinare l’eccellenza nella manifattura a una grande cultura dell’accoglienza. Il tutto è completato da aneddoti storici, dritte su cosa è indispensabile degustare e, naturalmente, da indicazioni utili su dove mangiare e dormire. Perché il turismo enologico è tutto questo insieme: vino, cibo, cultura e territorio. Il vino in Italia è una guida adatta a tutti, pensata per il semplice appassionato così come per l’esperto, un libro che farà da bussola agli amanti della degustazione in giro per lo stivale, o permetterà loro di viaggiare direttamente da casa, seduti comodamente in poltrona, accompagnando la lettura a un buon bicchiere di vino.


L’AUTRICE SUL LIBRO:
Non posso fare una vera e propria recensione del libro, e non darò stelle, ma vi racconto come è nato. Sono andata in giro per l'Italia del vino, dalla Valle d'Aosta alla Puglia, dal Friuli alla Sicilia, e ho incontrato un centinaio di piccoli e medi produttori - salvo rare eccezioni hanno tutti una conduzione familiare dell'azienda - e ho raccontato la visita in cantina, la storia di questi produttori, il loro lavoro di tutti i giorni. E tra un'azienda e l'altra ci sono le note su dove andare a mangiare o dormire, appunti di viaggio in ordine sparso.
Per me non è solo un libro sul vino, ma un libro che racconta un'Italia fatta di imprese familiari, di gente che lavora sodo per mantenere delle tradizioni e trovarne di proprie. Non troverete termini tecnici ma solo racconti di vita, perché raccontare la vita di ciascuno di questi produttori vuol dire raccontare i loro vini.





Altre info sul libro le potete trovare qui
http://www.nanopausa.com/il-vino-in-italia/

22 dicembre 2011

Auguri e scappo via








Dunque…





Due anni fa da questo Blog avevo fatto un calendario dell’Avvento musicale e ogni giorno c’era un video preso da Youtube.





Ora sul tubo ci si trova tutto.





Ho perfino un mio canale con una raccolta natalizia.





Eccola, se volete:





http://www.youtube.com/user/marcovalentiscrive?feature=mhee#p/c/D8AE62B24A566F30/0/__kQ1PCP6B0









Non è male per un po’ di atmosfera natalizia.





In un'altra occasione avevo postato “Il racconto di Natale” di Buzzati e debbo dire, con moltissimo piacere, che le statistiche del blog dicono che è uno dei post più letti in assoluto.





Bellissimo!





Eccolo:





http://lecosesonocomesono-mv.blogspot.com/2009/12/racconto-di-natale-di-dino-buzzati.html





Ora…che dire?





Mi sto preparando, come da foto, perché ho la renna Rudolph che mi aspetta per fare il giro.





Ecco.





Una cosa la posso dire.





Un mucchio di auguri di Buon Natale (e non solo!) a tutti quelli che hanno la bontà di esser contenti nel passare da questo blog.





Auguri di cuore!




Ho-Ho-Ho!!! Buon Natale!!!

19 dicembre 2011

l'ultimo sassolino dalle scarpe dell'anno




Pensavo che la mia storia personale, dal punto di vista del pensiero etico, politico, religioso e sociale risultasse abbastanza chiara sia a chi mi conosce di persona che a quelli che hanno la bontà di leggere questo blog; parlando di post mi riferisco in particolare a quelli taggati con “sassolini dalle scarpe (con un senso?).
Credevo di avere un pensiero indipendente prescindendo dall’essere di una parte politica piuttosto che di un’altra ma, purtroppo, sbagliavo.



A distanza di poche ore, da persone diverse ed in contesti diversi, sono stato tacciato di appartenenza piatta a gruppi politico-sociali.
Mi si è, metaforicamente, puntato il dito contro dicendo “Perché voi qui; perché voi lì…”.



Voi.



Mi ostino a reputarmi molto più “io” che “noi”; rivendico, a questo punto come una bandiera, il non essermi mai iscritto ad alcuna formazione politica; rivendico la mia formazione cattolica; rivendico la libertà di pensiero.


Rivendico la libertà ad appoggiare chi voglio ma anche il fatto che, se lo faccio, è perché convinto e non perché "facente parte" di qualcosa.
Quando poi una mia opinione coincide con quella del politico Tizio, piuttosto che dell’opinion maker Caio lo considero un onore (per Tizio e per Caio: ovviamente).



Pur non dovendo spiegazioni a nessuno, ma sinceramente dispiaciuto dal protrarsi di taluni fraintendimenti, invito tutti a fare un giro un po’ più approfondito nei citati post. Basta cliccare a destra, sotto la voce ARGOMENTI, la scritta “sassolini dalle scarpe (con un senso?)” e compariranno i post relativi.
Si parte dall’ultimo – questo – e si va a ritroso nel tempo.
È tristemente probabile che il punto interrogativo sul senso del togliersi questi sassolini dalle scarpe non sia ironico (come avevo immaginato) ma indichi una inutilità nel provare, stigmatizzando situazioni e comportamenti, a camminare più leggeri.



Peccato.



Mentre aspetto (e sollecito) opinioni eventuali, avviso chi legge che proseguirò con libertà,
agile come un daino
Pur col pesante zaino
”.
Emmevù

16 dicembre 2011

Il destino è nel nome?




Mi capita spesso di pranzare con un panino, in ufficio, grazie alla manovra (ovviamente tutta tesa ad aumentare la produttività in modo serio) dell’ex Ministro della Funzione Pubblica.





Dato che non sempre il vitto è soddisfacente, mi abbandono a considerazioni sul nome dei cibi.





Trovo che nel nome di quello che mangi sia già scritto il livello di piacere che daranno.



Desinenze riduttive, diminutivi veri o presunti, sono campanelli d’allarme per un gourmand.





Mi spiego con degli esempi.



Se pranzi (?) con un panino,


con l’insalatina,


il tacchino,


lo stracchino – tutto troppo “ino” – che non ti sazi ci sta tutto.


Lo stesso atteggiamento della bocca mentre pronunci gli ingredienti è chiuso.


Inevitabile senso di dieta, sobrietà, scarso godimento.





Pensateci e convenitene.









Ok.









Chiudo questo post per non sembrare “troppo” scemo e scendo alla salsamenteria sotto l’ufficio.









Emmevù





P.S.: ma all’omino dell’alimentari chiederò




una bella pagnottella




con la mozzarella




e la mortadella! (Vuoi mettere!!!)

13 dicembre 2011

978-889-1002-46-4








978-889-1002-46-4











Questione di numeri.






Ecco.






Dopo aver a lungo meditato e deciso che l’epopea di “Cometa e bugie” come l’abbiamo conosciuta e letta fosse da finire qui, ti arriva il potente Gruppo a dirti che, se vuoi, puoi aggiustare il testo, avere distribuzione Ilmio Libro+laFeltrinelli, e avere il codice ISBN.






Il codice isbn è la prova dell’esistenza in lettura (per molti). Il Codice ha la C maiuscola.






Perciò, proprio mentre stavo per uscirmene, forte dei miei 300 e oltre lettori (che mi hanno letto fottendosene di codici i esse bi enne) ho pensato che, magari, si poteva dare retta a tanti cari amici che caldeggiavano un editing più approfondito e rimanere ancora un po’.






Mentre ringrazio tutti, ma proprio tutti, quelli che hanno speso parole o parolacce per cometa; mentre attendo pregiati editori ascoltare nuove liriche da me composte (una raccolta di racconti a tema); mentre aspetto il ruggito di qualche coniglio; mentre scrivo, fortunatamente, parecchie altre cose; mentre mi convinco sempre più che il mercato dei libri è prossimo ad un collasso e a un ripensamento profondo…






…Eccomi qui a dire che cometa e bugie resta ancora per un anno, col codice ISBN, qualche minuscolo aggiustamento, con nuovi caratteri di stampa e meno refusi (non ci voleva molto e non aspettatevi grandi cose: se c'è chi fa di mestiere l'editor un motivo ci sarà).

Mi sono regalato un altro giro di giostra.




Fate ancora in tempo a regalarlo o a regalarvelo per Natale.






Come concludere? Buona lettura?






(A prescindere!).











5 dicembre 2011

Pinocchio e i Dottori



Ieri sera mi ero addormentato con la convinzione che questa mattina avrei scritto un post, tanto per togliere qualche sassolino dalle scarpe, in cui avrei parlato di medicine amare da prendere, ma non solo.
Avrei parlato dei tre dottori che il paziente ha avuto per anni; di come male operarono; di come uno di loro si sfilò dall’equipe; di come il primario per due anni negò la malattia; di come il terzo oggi berci contro il medico attuale e le sue cure. Volevo dire di come, e quanto a lungo, operarono male e intitolare il post “scelta del medico”.
Stamattina sono inciampato nel Pinocchio; Collodi è una spanna sopra i miei ragionamenti.
Invito a rileggere e a ragionare.


E i medici arrivarono subito, uno dopo l’altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante.— Vorrei sapere da lor signori, — disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, — vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!... —



A quest’invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:— A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!



— Mi dispiace, — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega; per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.



— E lei non dice nulla? — domandò la Fata al Grillo-parlante.—



Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto quel burattino lì, non m’è fisonomia nuova: io lo conosco da un pezzo! —



Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il letto.



— Quel burattino lì — seguitò a dire il Grillo-parlante — è una birba matricolata… —Pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito.—



È un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo... —Pinocchio si nascose la faccia sotto i lenzuoli.— Quel burattino lì è un figliuolo disubbidiente, che farà morire di crepacuore il suo povero babbo!… —
A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e singhiozzi. Figuratevi come rimasero tutti, allorché, sollevati un poco i lenzuoli, si accorsero che quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio.—



Quando il morto piange è segno che è in via di guarigione — disse solennemente il Corvo.
— Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, — soggiunse la Civetta — ma per me quando il morto piange, è segno che gli dispiace a morire. ―






Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a Pinocchio, e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accòrse che era travagliato da un febbrone da non si dire.
Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d’acqua, e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:— Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. —
Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po’ la bocca, e poi dimanda con voce di piagnisteo:— È dolce o amara?—



È amara, ma ti farà bene.— Se è amara non la voglio.— Da’ retta a me: bevila.— A me l’amaro non mi piace.—



Bevila: e quando l’avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.— Dov’è la pallina di zucchero?— Eccola qui — disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d’oro.




— Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell’acquaccia amara....


3 dicembre 2011

Nino Rota

Cento anni fa, il 3 dicembre, nasceva a Milano Nino Rota: al secolo Giovanni Rota Rinaldi.

Chi ama il cinema ha sognato meglio per merito suo.

Un Maestro.



Auguri alla musica e al cinema.

1 dicembre 2011

la Cuccìa per il 13 dicembre


















Posto, ogni anno, lo stesso pezzo. Lo faccio perché poi non diciate che non vi avevo ricordato in tempo questo dolce straordinario.
Lo faccio per le mie origini siciliane alle quali tengo.





Arriva il giorno di Santa Lucia, il più corto. 
Mentre ci si prepara alle fatiche alimentari del periodo natalizio in Sicilia si festeggia la giornata con la cuccìa, meraviglioso dolce… dolcissimo. 

Nel 1646 Siracusa fu colpita da una grave carestia, durante la dominazione spagnola e nella disperazione del momento giunse una nave carica di frumento. 
Questa circostanza venne ritenuta un miracolo e da quel momento alla devozione per Santa Lucia è stato associato l'uso del mangiare la cuccia il 13 dicembre di ogni anno.

Il nome "cuccia" può derivare dal sostantivo "cocciu", chicco, o dal verbo "cucciari" che significa mangiare un chicco alla volta. La tradizione vuole che questo dolce sia distribuito a familiari, amici e vicini di casa.

A Palermo Santa Lucia non porta doni, la tradizione vuole che in questo giorno non si mangi pane ne pasta ne i loro derivati ma che non manchi la cuccia, preparata da una sola persona che poi la distribuisca al resto della famiglia.



RICETTA:

Ingredienti per 4 persone:
1 confezione di grano pronto per pastiera o 250 g di grano tenero (frumento), 400 g di ricotta fine, 150 g di zucchero, 100 g cioccolato fondente o già in chicchi, 100 g canditi a dadini (in sicilia spesso si usa la “zuccata”: candito di zucca a pezzi sottilissimi), cannella, sale.



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Preparazione: se non usate il grano già pronto (tipo quello in barattolo con cui si fa la pastiera napoletana), mettetelo a bagno per una notte, sciacquatelo, lessatelo in acqua bollente leggermente salata per circa un'ora. Assaggiatelo, ricordate che deve essere molto tenero. Scolatelo e lasciatelo raffreddare. Lavorate la ricotta con lo zucchero e un cucchiaino di cannella, quando è a crema unite i canditi e il cioccolato spezzettato il più possibile. Incorporate il grano lavorando accuratamente, versare in coppette o in uno stampo da budino che avrete foderato con pellicola trasparente per poterlo sformare facilmente. Servite freddo, guarnito con fettine di arancio candito e cioccolatini.
...è buonissima!