marco valenti scrive

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27 giugno 2013

parcheggiando ancheggiando (lesson nr. 3)


Lesson N. 3: parcheggiando, ancheggiando

Mimima 
moralia.

Parcheggio la mia Vespa tra due automobili, a spina di pesce. Scendo e la metto sul cavalletto. Inavvertitamente la mia anca urta lo specchietto retrovisore esterno destro di una berlina di grossa cilindrata, color grigio canna di fucile: lo specchietto si piega di pochi gradi. Meno di trenta gradi grazie alla mia goffaggine.
Entro rapidamente del negozio a far quel che dovevo riproponendomi di sistemare il retrovisore prima di ripartire. Penso che accorgersi in marcia che lo specchietto destro, lontano dal guidatore, è inclinato può costituire un pericolo.

20 maggio 2013

il nespolo (Lesson nr. 2)


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Tempo fa avevo scritto un post dal titolo “Lesson nr.1” che parlava di finestre e diritto alla riservatezza tra dirimpettai. Se vuoi rileggerlo clicca QUI

Oggi vorrei raccontarvi un breve discorso che avevo preparato e che non mi capiterà più di fare.

Anche nelle case che ho abitato precedentemente a quella che abito adesso mi sono sempre occupato delle piante. C’è chi dice che abbia il cosiddetto pollice verde: in realtà, più semplicemente, con scarse conoscenze di giardinaggio e scegliendo specie a bassa difficoltà di mantenimento, metto cura, tempo e un po’ di amore nelle piante che possiedo.
Tra le piante facili da curare c’è il nespolo.
I primi due nespoli che ho avuto sono partiti da semi di nespola mangiata e piantata in terra: cura, anni, acqua e potature ne hanno fatto alberi che hanno dato copiosamente frutti. Da queste due piante avevo fatto altri tre nespoli (uno è ancora con me nel giardino della casa che abito adesso).
I tre nespoli erano in vaso, giovani, alti non più di un metro, in un grande terrazzo. Uno si spezzò per un banale incidente ma riuscii a farlo riprendere facendo un po’ quel che si fa quando devi aggiustare un osso rotto con mezzi di fortuna. Crebbe con un nodo nel giovane tronco, come un callo osseo, indietro rispetto ai due fratelli gemelli.

6 luglio 2012

La finestra sul cortile (lesson nr.1)


(Lesson number 1)
Il giardino del piano terra che abito, nella zona prospicente soggiorno e cucina, è più basso di alcuni gradini; più basso di alcuni metri è il caseggiato che c’è di fronte.


Le finestre del piano del palazzo di fronte al mio, in un certo piano, si aprono al livello di calpestio del giardino e ci separano oltre il giardino una decina di metri di rimesse condominiali. Quelle finestre erano sempre state chiuse finché, alcuni mesi fa, una famiglia di origine filippina ha iniziato a fare dei lavori interni all’appartamento e ci si è stabilita.
Già mentre stavano risistemando l’appartamento io traguardavo ogni possibile introspezione visiva tra la loro casa e la mia, sia interna che esterna, e valutavo l’efficacia della vegetazione che si frappone tra di noi in funzione di schermo dalle loro possibili curiosità.
La paura inconscia di essere indagato da nuovi sguardi mi ha fatto architettare l’idea di rialzare la ringhiera di confine ed ho messo un paio di pali più alti di un buon metro rispetto il parapetto, riproponendomi di ridipingere la ringhiera esistente prima di srotolare una rete metallica e farvi arrampicare del gelsomino americano.
Profumato, efficace, sempreverde.

Un po’ di pigrizia e altre cento cose da fare hanno fatto si che io non abbia ancora provveduto e, nel frattempo, la vita dei miei nuovi dirimpettai è entrata a regime.

Una famiglia silenziosa, un ragazzo con la passione per i videogiochi, una signora operosa, qualcun altro: non saprei con esattezza.
Serrande quasi sempre abbassate, magari con la bascula aperta in fuori per far passare un po’ più di aria, luci basse, mai una voce un po’ più alta, movimenti misurati e discreti.
Solo una volta un uomo che si sporgeva per fumare una sigaretta.
Mai altro rispetto a quanto sto dicendo.

Ho appreso una lezione che non mi ha fatto cambiare il mio proponimento ma il punto di vista alla base della attuazione dello schermo immaginato.

Ora io non credo che sia giusto che io possa vederli e violare, anche senza intenzione alcuna, la loro intimità domestica e mi vergogno (anche se solo un po’) per l’impostazione che all’inizio avevo dato a tutta la faccenda.

Ecco.

Altre "lezioni" sul mio blog? Pigia qui

13 aprile 2012

Pasolini, autorevolezza, desiderio



"Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta, dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca".
(Pasolini - "Scritti corsari" - 1975)