marco valenti scrive

marco valenti scrive

21 dicembre 2018

Auguri di bel tempo




Nebbia.


Snebbiatevi!

Prima di commentare

qualsiasi cosa sui "social"

come se non ci fosse un domani.

Quando pensate di aver tolto il livore

 da ultras, solo dopo, contate da 1 a 10 e 

poi da 10 a uno e poi ripetete a memoria almeno 3 

combinazioni numeriche che conoscete.

Per esempio il vostro codice bancomat, 

o il telefono della fidanzata/o, 

o un altro codice che avete mandato 

a memoria. 

Poi 

solo dopo

commentate 

se ancora credete 

di avere giudizio e competenza per farlo. 

Altrimenti liquefacetevi in silenzio. Grazie da parte 

del mio fegato offeso da troppa idiozia circolante. Davvero.


I tempi
sono questi.
Vogliate
considerare
il mio
come un
accorato
auspicio.




18 dicembre 2018

Una storia di Natale





Una storia di Natale


La stanza era piccola, illuminata da una plafoniera al neon al centro del soffitto, senza finestre.
Per un momento si sentì soltanto il ronzio del termoconvettore, mentre le tre persone presenti si studiavano con gli sguardi dopo che la prima parte della discussione era finita.
La signora era seduta al centro della stanza, le mani in grembo e le punte delle dita che si accarezzavano con movimenti nervosi; l’uomo con i capelli brizzolati dietro la spoglia scrivania di fronte alla donna aspettava che questa parlasse; il ragazzo in divisa in piedi dietro la donna.
Il ragazzo guardava l’uomo con aria rassegnata; l’uomo incrociò il suo sguardo, giocherellò con una penna bic, poi fissò la donna che aveva il capo chinato e infine l’oggetto.
L’oggetto era sulla scrivania insieme a una lampada da tavolo, una pila di cartelline e un foglio prestampato: su quest’ultimo alcune parti erano state riempite a penna pochi minuti prima, con la bic.
Una parete dell’ambiente era arredata con classificatoti di metallo. In un angolo un appendiabiti con il cappotto dell’uomo e quello della donna.

“Perché?” la voce dell’uomo era stanca

10 dicembre 2018

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (10.12.1948)



Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
il 10 Dicembre 1948

Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

16 novembre 2018

Norwegian wood



Provo a essere impopolare dando una mia personale impressione su un libro e un autore osannati dai più.

Norwegian wood (subito dopo averlo letto pochi anni fa).

Prima di provare a scrivere qualche pensiero sulla mia lettura avevo deciso di rileggere “Il giovane Holden” di Salinger, del quale ho ricordi estremamente piacevoli ma sbiaditi dal tempo. 

Ho scoperto che non ho più il libro: deve essere rimasto in qualche periodo della mia vita passata. Avevo meno di venticinque anni quando lo lessi e adesso che ho finito il mio primo Murakami ne ho ben più di cinquanta. Queste considerazioni non sono marginali. Avessi letto Tokyo blues (Norwegian wood) appena uscito sarei stato più giovane di ora.
Il giovane protagonista Watanabi mi sarebbe stato più simapatico. Immagino che nella sua vita futura sarà diventato, magari, un ottimo “Stoner” a prescindere dal finale (aperto) di Norwegian wood.
Sia lui che io, che Holden, che Stoner si darebbe un po’ meno rilievo al problema di dove vadano a finire le papere quando gelano gli stagni.
Altra cosa fatta, tra la lettura e queste poche parole, è stata prendere informazioni sia sul web che tra amici lettori sul libro e, soprattutto, sul suo autore. Ricordo bene, almeno nelle ultime due occasioni a Stoccolma, il disappunto di molti sul fatto che – per l’ennesima volta – Murakami non avesse vinto il Premio Nobel per la letteratura. 

Ho provato a capire.
Pare che questo libro, da molti giudicato comunque eccezionale, sia atipico nella produzione del suo autore; meno onirico e molto meno giapponese. 

22 ottobre 2018

Maturità o solitudine?




"Le persone con le quali hai dialogato negli ultimi (...) anni sono state poche o sbaglio?

Sono state poche, è vero. Con il tempo gli amici scompaiono ed è molto difficile farsene di nuovi.

Io non parlo solo di amici in generale, ma anche di interlocutori importanti. Quando mi parlavi di (...) una serie di persone che hai incontrato si sentiva la loro forte presenza nella tua vita. Poi (...) hai parlato solo di lavori, di progetti o (...) del rapporto coi giovani in generale: e questa è un'altra cosa.

Forse hai ragione, è cresciuta la solitudine. Ma è anche vero che ho trovato meno persone con le quali mi interessava dialogare.
Adesso che me lo fai notare, ti dico che è possibile che il mio rallentato interesse per gli altri sia dovuto a delusione. (...) Quando ero giovane qualsisi persona avesse più esperienza di me mi interessava. Arrivato a una certa età l'esperienza non mi è più bastata; occorre che sia in consonanza con la mia e la solleciti a espandersi: e questo non è frequente. Debbo anche dirti che negli ultimi anni c'è stata una grande caduta della comunicazione. Le persone che vedevamo spesso e con le quali si dialogava le si incontrava in giro continuamente: erano nella sfera della mia esistenza. Oggi non si incontra più nessuno."

(Conversazioni su architettura e libertà - Giancarlo De Carlo, Franco Buncuga - elèuthera editore)


E' un libro in cui  Giancarlo De Carlo parla di altro, ovviamente. Un libro per Architetti, o urbanisti, pianificatori, storici dell'architettura. Questo frammento, tuttavia, meritava essere citato fuori dal contesto (del libro).

8 settembre 2018

Il dossier E





Torno a scrivere di libri dopo un po’ che non lo facevo e torno con il libro, uscito nel 2018, di Alberto Piazzi: il dossier E.

Le coordinate:
Il dossier E
Romanzo di Alberto Piazzi
ROBIN EDIZIONI
Anno di pubblicazione 2018
Pagine 392
ISBN – 9788872742396

Una frase:
«Luigi, questo fatto mi fa pensare a due cose. La prima, che i colpevoli dell’omicidio hanno appoggi in luoghi che noi non abbiamo immaginato; la seconda, che l’affaire Matteotti è un caso che scotta, e molto.»

La quarta di copertina:
“Il Dossier E” è un romanzo che gira intorno a un rocchetto di legno. Sulla prima estremità si srotola un torneo di calcio tra squadre di alunni di quinta elementare. Storia che inconsapevolmente si intreccia a un delicato e apparentemente inspiegabile omicidio, in cui perde la vita un alto funzionario della Commissione Europea.
Svolgendo un’indagine parallela a quella autorizzata, un membro del Security Office e un professore della Scuola Europea seguiranno i fili avvolti intorno al cilindro centrale del rocchetto e, tra valori e ideali, intrighi e passioni, lobby e affari, raggiungeranno l’estremità opposta: così, solo dopo essere venuti a conoscenza di verità scomode e spiacevoli, riusciranno a scoprire il mandante e l’autore del delitto.

Quel che mi piace dire.

Non parlo spesso di libri né frequentemente li consiglio. Lo faccio come se parlassi, a modo mio e non da critico letterario. 
In questo caso mi sono trovato davanti ad un libro scritto benissimo, incalzante, con una trama solida e intricata quanto basta per non volerlo mollare mai. Descrizioni sobrie e asciutte, personaggi che ti pare di averli davanti per come son ben esposti (prototipali in qualche caso al punto di trovarti a pensare di averne conosciuto qualcuno), un bell’ordito e tanti legami che si mostrano in valori e disvalori ma spesso con un idem sentire di fronte alle piccole e meno piccole verità. Del giallo ma anche dalla società e della vita.

Impossibile non caldeggiare la lettura di questa opera prima, alla quale non potranno che seguire altre prove d’autore che aspetterò come si aspettano le prime ciliegie mature.
Si è palesato un autore molto – ma molto – bravo.

Alberto Piazzi è nato in Provincia di Cremona in Lombardia e per molti anni ha lavorato a Bruxelles come funzionario della Commissione Europea ricoprendo incarichi di responsabilità nella gestione delle politiche di sviluppo e coesione, in particolar modo del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. 
Tra le sue passioni il cinema, la letteratura e lo sport. E’ andato in pensione e continua a vivere a Bruxelles dove fa il nonno, prova a fare un po’ di ciclismo ma – soprattutto – scrive questo suo primo romanzo.

Malgrado sia un romanzo giallo ben congegnato, estremamente accattivante, lo ho letto con voluta estrema calma perché invogliato a coglierne tutte le sfumature oltre l’intreccio legato alle indagini che seguono l’omicidio.

Che sia il protagonista, il funzionario investigatore Luigi Calcerano, o che siano altri personaggi a parlare e a far considerazioni di roba che fa pensare, riflettere, ce ne è parecchia: Alberto Piazzi è un saggio che, senza scrivere un Saggio, ci racconta molte cose nel suo romanzo.
Sa come alludere, usando arguzia e ironia, e in più punti ci lascia con un sorriso in viso, mentre leggiamo e consideriamo qualche frase sulle burocrazie e sullo scarso buon senso in Commissione come in Italia.



Poi c’è il calcio. Passione che mi unisce ad Alberto ma ci ha sempre contrapposto per tifo per squadre avverse e che qui lui sa usare in modo magnifico sapendo alludere splendidamente a tutte le metafore che fanno assurgere un gioco di squadra all’epico, all’impresa, alla storia nella storia.

1 settembre 2018

Calcio: non solo!





Questa storia parla di calcio ma la racconto per concludere di altro.

Prima dell’inizio della corrente stagione calcistica ho disdetto il mio contratto con Sky che mi aveva accompagnato nella visione di quasi tutte le partite della squadra per la quale tifo da tutta la vita (più poche altre partite). 

6 agosto 2018

In coda all’imbarco






In coda all’imbarco.
(Storiella accadutami veramente: 
categoria apparentemente semplice).

Sono in coda per imbarcarmi su un volo di linea nazionale.
Arriva una giovane donna africana, jeans, scarpe da ginnastica e una grossa borsa di tela. Capelli cortissimi. Minuta, magra.
Salta la fila e si mette tra me e un signore alto che mi precede.

L’uomo si gira e rivolgendosi alla giovane le dice “C’è una fila da fare: mettiti in coda” ma lei guarda lui, poi me, e quindi abbassa la testa.
“Magari non capisce” dico io incrociando l’uomo e lui mi fa “Non capisce ma la fila lunga la ha saltata quasi tutta”.
Alzo le sopracciglia e non parlo più.
L’uomo alto si gira borbottando qualcosa.
Cominciano le operazioni di imbarco.

Ora direte perché la racconti? Perchè di mio le avrei parlato magari in inglese ma, in caso di incomprensione, poi l’avrei tenuta per una spalla con la mano sinistra indicandole con la destra la coda della fila che non stava facendo ma non lo ho fatto. Ed è stato per quell’ipocrita bon ton di non voler passare agli occhi di nessuno una persona che discrimina o che è anche vagamente venata di razzismo. 
Poiché odio profondamente le file, quasi quanto i soprusi, ho sbagliato per timore di sbagliare. 
Un po' come non fare una carezza in testa a un bambino in un parco perchè hai visto mai ti guardano male con tutti i molestatori che ci sono in giro.

“Ciao a tutti: mi chiamo Marco e ho un problema”.

20 luglio 2018

Vacanza









Vacanza:


sfl'


essere vacante; la condizione di un ufficio privo del titolare.


2 sf


sospensione temporanea dell'attività negli uffici, nelle scuole, nelle assemblee per ragioni di riposo o per celebrare una ricorrenza.


3 sfpl


lungo periodo di riposo concesso a chi lavora o studia.


Noto che la traduzione di ferie o di vacanza in inglese è holyday che spezzato in due sarebbe “santogiorno”: il blog si prende, pertanto, una sacrosanta vacanza breve e la augura, raddoppiata, a chiunque passi da queste righe.
Oddio... non che ultimamente abbia sentito prorompente in me la voglia di dire la mia o raccontare storielle! Forse troppi social (malamente) suppliscono...
Chi vuole e ha tempo scelga uno degli argomenti "tag" e si faccia un giro partendo da lì: torno presto.

Forse (addirittura) vi scrivo qualcosa anche mentre sono vacante: chissà?
Quando potete rendetevi vacanti anche voi
Ancora auguri.

(Torno presto)

16 luglio 2018

Frequentazioni insolite di un melone




Possono essere insolite 
le frequentazioni di un melone 
ma non son certo  io il primo a dirlo; leggete la foto qui sotto.







Questo grande interrogativo, posto da Achille Campanile in "Asparagi o immortalità dell'anima" mi è tornato alla mente mentre mi chiedevo con cosa di diverso dal prosciutto (o dal porto) avrei potuto abbinare ad un melone che chiedeva automaticamente di uscire dal frigo.


Considero Campanile un fine umorista, un grande pensatore, e un ottimo scrittore. 
Di lui e di questo suo libro ho già parlato in questo blog. 
Se vi incuriosisce potete cliccare QUI

Dopo avere ragionato a lungo ho pensato ai gamberi , gamberi con il  melone.
 Ho fatto una piccola ricerca in internet (sul web c'è di tutto e anche il suo contrario), letto ricette, sperimentato e ora vado a condividere.
Ho acquistato, sgusciato e lessato rapidamente una decina di gamberoni.
Ho fatto palline di melone fresco.
Ho preparato una "salsa " ammollando un poco di mollica di pane nel succo di limone. Ho messo nel mixer questo pane bagnato e ho aggiunto peperoncino in polvere , una bustina di zafferano e una traccia di aglio fresco.
Ho poi emulsionato aggiungendo olio extravergine di oliva.
Ho messo le palline di melone nella salsa e le ho servite accanto ai gamberi . Squisito.
Vino bianco secco.

Considerato che c era anche della pasta in tavola due gamberoni e relativa salsa e melone sono stati riposti in frigo e mangiati l'indomani.
Come spesso dico, per rendere l’idea, insieme in frigorifero avevano fatto amicizia. Decisamente.
La prossima  volta preparerò in anticipo questo piatto e lo servirò freddissimo.
Allora raggiungerà l’apice della sua sorprendente combinazione.
A voi ! 




14 luglio 2018

Se fossi ricco comprerei un orologio costoso





Se fossi molto ricco comprerei un orologio costoso. Forse più di uno.
Amo gli orologi, li conosco, mi attardo davanti alle vetrine delle marche più importanti.
Se potessi non acquisterei un Rolex ma un orologio di marche che trovo migliori.
Rimarrei progressista anche se indossassi, con soddisfazione, un orologio prezioso; resterei di sinistra, europeista, antiproibizionista, inclusivo, per la progressività fiscale, per la giusta paga, per i diritti, dalla parte degli ultimi.


Mio nonno me ne regalò uno proprio come questo. Mi svaligiarono casa rubando anche lui. Ma questo è un dolore personale.

Da giorni si parla di Rolex e magliette rosse e non ne parlano solo populisti, fascisti e sovranisti: tutto questo ha dell’incredibile.

Anche quelli che vorrebbero fare la sinistra unita, o reinventarla, ne parlano e si dividono. Sulle magliette rosse, su dove erano prima e dove saranno quelli che il 7 luglio le hanno indossate.

13 luglio 2018

Le mani e le attitudini


MANI



Non sono capace e ci provo solo se costretto.
Non so adoperare le mani per fabbricare, per riparare, aggiustare.
Non sanno fare, le mie mani, lavori minuti – complice una dimensione non piccola e un vago tremolio che mi accompagna fin dalla gioventù.















Se naufragassi in un’isola deserta o fossi catapultato in uno scenario post atomico sarei destinato a morire e non avrei proprio nulla da insegnare ad una società primitiva.



Rasenta il grottesco la mia comicità quando apro confezioni, o scarto regali, o devo rendere versabile un brik di succo di frutta, e anche un pacco di caffè in polvere mi da parecchio da fare per non fare danni. Se una linguetta di un barattolo deve rompersi prima di scoperchiarlo accadrà tra le mie mani.

Ovviamente, per contro, ammiro chi usa le mani con perizia in tutto quello in cui sono così goffo.
Mi piacciono le mani che lavorano, producono, riparano.
Ammiro i gesti misurati ed esatti. Mi stupisce la precisione degli elettricisti, o degli orologiai. La sapienza degli artigiani, la forza dei contadini, il gesto dell’operaio.





Le mie mani scrivono;
quando racconto gesticolano;
se possono abbracciano.




Colonna sonora.

1)      Zucchero – Con le mani.






E con le mani,
amore,
per le mani ti prenderò,
e senza avere paura
nel mio cuore ti porterò;
e non avrò paura se
non sarò bella come vuoi tu,
ma voleremo in cielo
in carne e ossa.
Non torneremo più.

25 giugno 2018

Roma non è gossip e non è cronaca. Roma è la storia







Roma è una città troppo importante 
perché il giudizio su di essa si impantani 
sul gossip e sugli scandali 
spesso presunti, gonfiati e poi smontati tardivamente 
dalle cronache giudiziarie.

Questo giova solo a dividere il pensiero comune in mille pensieri differentemente sfumati o a prendere parte al peggior tifo calcistico se non a far parte fideisticamente di una squadra senza nemmeno capire fino in fondo chi ci gioca davvero.

Il rischio è di rimanerci male come cittadini.

Accadde con Marino Sindaco. 

Giudicato inadeguato per vicende da due soldi, scontrini e multe, dalle quali è uscito totalmente pulito ma – nel frattempo – disarcionato con atto notarile anche dalle forze che lo hanno sostenuto (e dalle quali si aspetta ancora autocritica).

Accade nuovamente sullo stadio a Tor Di Valle dove tutti hanno scritto di tutto e parecchi hanno gareggiato nel dare il peggio di se stessi. 

Qui se ci siano stati finanziamenti illeciti
 o pressioni indebite lo diranno i magistrati 
ma ci riflettano sopra i puri del nessun finanziamento pubblico ai partiti, 
perché se il Paese non finanzia l’attività politica in modo trasparente 
finirà per farlo qualcun altro 
con logiche non necessariamente filantropiche.

Non è questo che deve farci giudicare l’operato della giunta Raggi ma le condizioni miserrime, respingenti, divisive, tristissime nelle quali versa la Capitale d’Italia anche per tutto quello che la Sindaca non ha fatto.

In primis, certamente, in termini di manutenzione minima della città.

Neanche entro nel merito perché che molto sia peggiorato è troppo lampante.

Comunque serve fare quel che si deve e ascoltare le realtà sociali, le reti civiche, la cittadinanza attiva (invece di reprimere, mortificare, smantellare e sgombrare).

Qualcosa si è mosso, partendo dal basso e dai territori (invece che dalle segreterie dei Partiti) nel III e nell’VIII municipio grazie a Caudo e a Ciaccheri. 
È troppo immaginare che accada anche nel Comune?

Comunque  laddove le colpe o le competenze ricadano su altri livelli di governo insistenti sul territorio di Roma città, Roma Capitale e Roma Città Metropolitana il primo dovere del Sindaco di Roma è quello di denunciare e combattere.

Perché Roma merita giustizia e non favori.



La modifica costituzionale che nel 2001 istituiva Roma Capitale non ha avuto legge (norma e finanza) che desse gambe per camminare ed era  già chiaro da lì che la sfida non fosse di “campanile” ma Nazionale. Quanto è seguito (o, piuttosto, non è seguito) è già chiaramente un fallimento nazionale. La questione Roma è italiana e planetaria.

Ma cosa non sta facendo Roma?