marco valenti scrive

marco valenti scrive

16 dicembre 2013

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito



"Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.".

O se preferite
“Quando il giusto indica il cielo lo stolto osserva il dito.”
L’etimologia è incerta. Ci sono convinzioni radicate diverse tra loro su come e dove nasca questo detto. Ci ho perso un po’ di tempo salvo poi pensare che non sia particolarmente importante attribuirla. 
Quel che volevo dire è una cosa diversa.

Una volta pensavo che la storia del dito e della luna fosse una fesseria, un esempio sciocco, un paradosso.
Chi può essere così cretino – mi  chiedevo - da guardare il dito del saggio che indica la luna invece di guardare la luna?
 La mia idea al riguardo è totalmente cambiata al punto che penso che a guardare la luna siamo una minoranza.
Intanto quel che succede di fronte ad una affermazione o a una idea espressa è che in tantissimi vanno a guardare chi è stato che la ha detta.

“Giusto, saggio: chi decide se quello che è lì che indica è un saggio? 
Si fa una votazione? 
Qualcuno lo ha nominato saggio? 
Giusto, il giusto, un uomo giusto. 
Mah! 
Allora siccome tu dici che è uno giusto dobbiamo stare qui a sentire tutto quello che dice 
e a guardare tutto quello che indica?”.

C’è un modo semplicissimo di non fare lo sforzo di pensare con la propria testa. 
Se la ha detta Caio è sbagliata; se invece la ha detta Tizio è giusta. Semplice, no?


Tutto quello che dice Tizio, 
che è il kapo indiscusso, 
è giusto; 
non è come Caio che dice solo stupidaggini. 
Noi amiamo Tizio e odiamo Caio 
e anche Sempronio. 
Io a Tizio lo amo al punto 
che se mi dicesse di rigare la macchina di Sempronio 
io gliela righerei subito. 
Ecco. 
Ma poi: Caio chi?”.

Poi c’è la questione del vedere, 
del riuscire a vedere, 
del non voler vedere.

“Io la luna non la vedo perché sono miope ma il dito, cavolo! 
Quello lo metto a fuoco benissimo. 
E che cos’è tutta questa smania di mettere le cose in prospettiva! 
Guardo il dito e basta.”.

“A me la luna mi da fastidio e non la voglio guardare. 
Se la guardo poi mi tocca farci i conti. 
Allora la butto in caciara, 
faccio un po’ di confusione, 
faccio in modo che della luna non si parli più. Ecco. 
Mi metto proprio a parlare del dito, 
se è magro, 
nodoso, 
tozzo. 
Da lì mi metterò a parlare di cura delle unghie, poi della pelle. 
Già. Tutto questo parlare della luna! 
Che noia.”.


A guardare il cielo siamo sempre di meno. 
A guardare la luna saremo sempre di meno: ad indicarla non ne parliamo proprio!
Mi fermo qui prima che mi si faccia notare che ho un'unghia spezzata, al dito indice, e vado a tagliarla.



(video pubblicato su youtube da FrederikGamard01 a cui vanno complimenti a iosa per la realizzazione)

C'è un sipario che s'alza c’è un sipario che cala: si consuma la corda e la tela
se per noi vecchi attori e per voi vecchie attrici i ricordi si fan cicatrici.
Non è il senno di poi che ci aiuta a correggere con il tempo ogni errore che nel tempo si fa.
Mentre ancora chi guarda nel silenzio allibito già sussurra "L'artista è impazzito”.
Come i gatti di notte sotto stelle sbiadite crede forse di aver sette vite
quando invece col dito indicare la luna vuole dir non averne nessuna.
C'è una sedia da sempre nella fila davanti riservata per noi commedianti
perché mai la fortuna ch'è distratta e furtiva ha avvertito la sera che arriva
Nella cinta se mai altri buchi da stringere e allargare un sorriso se è così che si fa
con la luce che scende col sipario che cala si consuma la corda e la tela
si divide d'un tratto da chi ha solo assistito chi indicava la luna col dito

e ogni volta lo sciocco che di vite ne ha una guarda il dito e non guarda la luna.

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