marco valenti scrive

marco valenti scrive

6 gennaio 2019

Ci si può perdere




Ci si può perdere come palloncini nel vento che prendono strade diverse.

Ci si può perdere per un disguido, per un fraintendimento.

Per un "l'ultima volta ho chiamato io e perciò tocca a lui", per decine e decine di stupidi motivi.

“Ci si può perdere per troppa buona educazione”. 

4 gennaio 2019

Re, Magi e mogi



Re Magi

Escono fuori dalla scatola delle statuine del presepe con tutti gli altri intorno al giorno dell’Immacolata.

Si trovano poggiati da una parte, in un cantuccio, e sbirciano l’allestimento in corso d’opera.
La capannella sul muschio, l’asino, il bue, Maria e Giuseppe.
Poi, attorno, si popola di pecore e pastori, acquaiolo e fornaio, artigiani e casette varie.

Melchiorre, Gaspare e Baldassarre si guardano tra loro con aria interrogativa, mentre il presepe s’affolla e lo spazio a disposizione diminuisce.
Comunque diminuisce: che sia un controbuffet o un tavolino basso, una mensola o uno scrittoio riadattati per il Natale lo spazio si riempie inesorabilmente.
Loro tre, nella migliore delle ipotesi, faranno vetrina da un’altra parte della casa, da dove vedranno le luci a intermittenza, l’attesa del 25, la foto affollata.

Poi il Bambino, finalmente: loro – peraltro elegantissimi – sempre da un’altra parte.
Soli.
Al massimo un cammello o un paio di dromedari.
Manco sanno se c’è posto nel presepe affollato come un mercato.
Stanno fermi, i Re, nelle loro belle vesti.
Aspettano che registi e sceneggiatori li chiamino in scena giusto l’ultimo giorno.
Una parte ingrata.

Magari li tengo in scena qualche giorno...

3 gennaio 2019

Buon anno nuovo






Scrivo sempre meno qui nel Blog, per diversi motivi.

Ma un nuovo anno merita ogni buon augurio.

Amici sinceri, affetto e salute.

Pace, giustizia, lavoro.

Star meglio tutti.

Serenità e

impegno.

Gioia.


Marco



21 dicembre 2018

Auguri di bel tempo




Nebbia.


Snebbiatevi!

Prima di commentare

qualsiasi cosa sui "social"

come se non ci fosse un domani.

Quando pensate di aver tolto il livore

 da ultras, solo dopo, contate da 1 a 10 e 

poi da 10 a uno e poi ripetete a memoria almeno 3 

combinazioni numeriche che conoscete.

Per esempio il vostro codice bancomat, 

o il telefono della fidanzata/o, 

o un altro codice che avete mandato 

a memoria. 

Poi 

solo dopo

commentate 

se ancora credete 

di avere giudizio e competenza per farlo. 

Altrimenti liquefacetevi in silenzio. Grazie da parte 

del mio fegato offeso da troppa idiozia circolante. Davvero.


I tempi
sono questi.
Vogliate
considerare
il mio
come un
accorato
auspicio.




18 dicembre 2018

Una storia di Natale





Una storia di Natale


La stanza era piccola, illuminata da una plafoniera al neon al centro del soffitto, senza finestre.
Per un momento si sentì soltanto il ronzio del termoconvettore, mentre le tre persone presenti si studiavano con gli sguardi dopo che la prima parte della discussione era finita.
La signora era seduta al centro della stanza, le mani in grembo e le punte delle dita che si accarezzavano con movimenti nervosi; l’uomo con i capelli brizzolati dietro la spoglia scrivania di fronte alla donna aspettava che questa parlasse; il ragazzo in divisa in piedi dietro la donna.
Il ragazzo guardava l’uomo con aria rassegnata; l’uomo incrociò il suo sguardo, giocherellò con una penna bic, poi fissò la donna che aveva il capo chinato e infine l’oggetto.
L’oggetto era sulla scrivania insieme a una lampada da tavolo, una pila di cartelline e un foglio prestampato: su quest’ultimo alcune parti erano state riempite a penna pochi minuti prima, con la bic.
Una parete dell’ambiente era arredata con classificatoti di metallo. In un angolo un appendiabiti con il cappotto dell’uomo e quello della donna.

“Perché?” la voce dell’uomo era stanca