marco valenti scrive

marco valenti scrive

31 dicembre 2012

addio duemiladodici e avanti il prossimo!



Da dirne ne avrei (e ne avrò). Ha già avuto luogo una mitica cena dove confrontare Ribolla Gialla con Rebola: presto notizie.
Qui si è parlato di bere con un senso per tutto l'anno, dall'Amarone al Ruché, dall'Orvieto al Sangiovese e si è raccontato di liquore al mandarino fatto in casa e di altre ricette.
Si è parlato tanto di voglie e manie, di viaggi e libri, di persone e di cose e ci si è tolto qualche sassolino dalle scarpe.


L'augurio è sempre lo stesso.
Salute, amore, intelligenza per tutti voi e per tutto l'anno.

Lo saluterò con uno spumante non ancora provato, molto particolare, imbottigliato a quattromila metri sul livello del mare: mi sembra un inizio speranzoso.
Buon 2013 brindando con un Refrain Vin Mosseux!

Auguri di cuore

21 dicembre 2012

letterina


 
 
 
Cari Gesù Bambino e Babbo Natale,

quest’anno ce la ho messa tutta e vi prometto di fare ancora meglio.

Ho accettato le avversità senza protestare e ho provato a non fare del male a nessuno.

Vi prometto di continuare a volere bene e a stimare anche tutti quelli che mi ignorano, che non mi ascoltano mai. Quelli per cui quello che dico, scrivo, penso e faccio è trasparente.

Prometto anche di dire sempre la verità, anche se mi riservo di rimanere in silenzio
o avvalermi della facoltà di non rispondere.

Prometto di mettercela tutta a pensare positivo e a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno (casomai cambio bicchiere e ne prendo uno più piccolo).

Ecco.

Vorrei in cambio
la salute delle persone a cui voglio bene
e una annata che sia come un Monopoli
ma senza gli imprevisti (solo le probabilità)
e non andare mai in prigione senza passare dal via.
 
Auguri a voi e famiglia.
Auguri a tutti.
Grazie per l'attenzione.
marcolino

20 dicembre 2012

Ammenda


 
 
Questo blog, a volte, ha parlato di questioni di interesse sociale e lì ho provato con la massima serenità possibile a dire qualcosa che ritenevo di condividere. Molto raramente ho affrontato questioni riconducibili direttamente alla politica. Ciò che segue è una eccezione.

Il fatto è che sul social forum per eccellenza, diverso tempo fa, ebbi a condividere l’assunto che se fosse rimasta la legge elettorale vigente (Porcellum per definizione dell’estensore della medesima) non sarei andato a votare...
 

Come molti ero (e rimango) dell’avviso che il sistema dei partiti sia chiuso, troppo auto referenziato e verticale e che avesse (abbia) bisogno di una scossa di democrazia e di partecipazione che coinvolga e responsabilizzi i cittadini elettori.

Da allora ad oggi la legge elettorale non è cambiata: in Parlamento non è stato possibile trovare una maggioranza che si accordasse su una innovazione.
Giova ricordare che la composizione parlamentare è ancora quella scaturita dalle ultime elezioni che consegnarono al centro-destra una maggioranza mai vista?
Forse.

Da allora ad oggi, comunque, nel principale partito del centro-sinistra, sono successe alcune cose di una certa rilevanza (in termini di democrazia partecipata in antitesi al disposto del Porcellum).

Un segretario eletto attraverso primarie ha consentito modifiche statutarie nel proprio partito perché potesse essere indicato il candidato premier attraverso consultazioni aperte.

Nello stesso schieramento è in corso un ricambio generazionale che passerà nuovamente attraverso il vaglio di consultazioni popolari per la scelta del 90% dei candidati alle prossime elezioni politiche.

In diversi criticano le modalità con cui questo processo viene portato avanti: legittimamente ciascuno può esercitare il proprio democratico diritto di critica verso chiunque.

Mi preme solo rilevare come tale processo di coinvolgimento democratico, certamente perfettibile, sia avvenuto esclusivamente in un’area politica.

Sono propenso a non includere nella stessa specie di democrazia partecipata quanto avvenuto nell’area che si identifica nel signor Grillo perché è mancato totalmente qualsiasi riscontro limpido sulle votazioni in rete e anche perché fenomeni di espulsione dal movimento, decisi sommariamente dal capo del movimento medesimo, poco si accostano alla fattispecie della democrazia dal basso.

Tutto questo per dire che prima di criticare il livello e la qualità di democrazia presente in un partito, o gruppo, o parte politica potrebbe essere di una qualche utilità fare qualche semplice raffronto con altri partiti, o gruppi, o parti politiche.

Con ciò, ovviamente, non è detto che una proposta politica debba convincere a recarsi a votare soltanto perché c’è stato un processo di partecipazione ma (cribbio!) un populismo che si nutre dell’assunto che “tutti sono uguali” penso abbia qualche pilastro in meno per reggersi in piedi.

Credo sia lampante che quanto avviene attorno al principale partito del centro-sinistra italiano si muova in direzione ostinata e contraria rispetto a quanto la vigente legge elettorale consente, legittimamente, a tutte le forze politiche.

Concludo pertanto facendo ammenda a quanto dichiarato: non ostante il porcellum mi recherò a votare (Maya permettendo).

17 dicembre 2012

Piero Valenti




Nato nel 1924 a Palermo, Pietro Valenti (Piero per tutti quelli che lo conoscono) studia Architettura a Firenze dove, dopo la guerra, si laurea.
Esercita la libera professione di architetto per cinquanta anni con il proprio studio a Roma. Disegnare dal vero, osservare e riprodurre architetture, monumenti, dettagli e caratteri stilistici è stato formazione prima e mestiere poi, ma sempre e comunque una passione. Una volta ritiratosi dall’attività professionale non ha smesso mai di disegnare. Matite per tracciare le prime impressioni e pennarelli a punta fine per chiudere le tavole, il disegno finché ha potuto lo ha assorbito moltissimo e, per certi versi, è stato la sua “terapia occupazionale” di anziano affetto da Alzheimer.
Ogni mattina prendeva l’autobus per Piazza Venezia; decideva volta per volta se passeggiare per i Fori, andare ai Mercati Traianei o girare per le sale dei Musei Capitolini. Quando qualcosa richiamava la sua attenzione cominciava a lavoraci su con bozzetti rapidi; a volte ritornava nel medesimo punto per continuare a disegnare sul luogo; altre completava il disegno a casa.
Poteva trattarsi di un monumento così come di una statua o, perfino, il desiderio di riprodurre un disegno in una esposizione temporanea perché magari testimone di una Roma che non esiste più.
Spesso non si fermava all’immagine ma la interpretava e la arricchiva offrendo una chiave di lettura nel fantastico e nel sognatore; lo si scopre in alcune espressioni delle statue piuttosto che in un uso volutamente artistico e amplificato di elementi naturalistici. Più che riprodurre, quindi, ha raccontato il suo mondo.
            Le sue scelte espressive, che vanno dal bozzetto rapidamente accennato fino alla tavola più complessa e particolareggiata, da De Pisis a Piranesi, riescono sempre a sorprendere e incantare.
La produzione di questo millennio conta più di trecento tavole, eseguite prevalentemente in Sicilia e a Roma.
Piero se ne è andato, serenamente, il 13 dicembre 2012: era mio padre.



Qui nel blog ci si riferisce a lui in due Tag.

Una riflette e prova a far pensare sulla malattia che ha accompagnato gli ultimi dieci anni di Piero: Al come Alzheimer.

Un’altra Tag prova, sebbene parzialmente, a raccontare gli straordinari disegni da lui effettuati dal duemila fino a poco fa:



La foto scelta lo vede nei Musei Capitolini di Roma, sorridente, vicino a uno dei soggetti da lui ritratti che mostriamo in due realizzazioni diverse: la Venere esquilina
In questo blog ho inserito e inserirò disegni migliori (a mio giudizio) ma la statua gli piaceva tanto....



12 dicembre 2012

Vecchi




Capita che in questo blog abbia una tag dal titolo “musica con un senso”; capita anche che abbia a che fare con persone care nella quarta età, che è quella della terza età ma più vecchi e meno autosufficienti.
Questa è una bella canzone.
Spesso i video associati sono un po’ retorici. Forse lo è anche il testo.
Ammicca, in alcuni versi: strizza l’occhio alla commozione.
Però, fidatevi di me, ci sta tutta.


i vecchi sulle panchine dei giardini
succhiano fili d'aria e un vento di ricordi
il segno del cappello sulle teste da pulcini
i vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
i vecchi che si addannano alle bocce
mattine lucide di festa che si può dormire
gli occhiali per vederci da vicino a misurar le gocce per una malattia difficile da dire
i vecchi tosse secca che non dormono di notte
seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza
si mangiano i sospiri e un po' di mele cotte
i vecchi senza un corpo i vecchi senza una carezza
i vecchi un po' contadini che nel cielo sperano e temono il cielo
voci bruciate dal fumo dai grappini di un'osteria
i vecchi vecchie canaglie
sempre pieni di sputi e consigli
i vecchi senza più figlie questi figli che non chiamano mai
i vecchi che portano il mangiare per i gatti
e come i gatti frugano tra i rifiuti
le ossa piene di rumori e smorfie e versi un po' da matti
i vecchi che non sono mai cresciuti 
i vecchi anima bianca di calce in controluce 
occhi annacquati dalla pioggia della vita
i vecchi soli come i pali della luce
e dover vivere fino alla morte che fatica
i vecchi cuori di pezza
un vecchio cane e una pena al guinzaglio
confusi inciampano di tenerezza e brontolando se ne vanno via
i vecchi invecchiano piano
con una piccola busta della spesa
quelli che tornano in chiesa lasciano fuori bestemmie e fanno pace con Dio
i vecchi povere stelle
i vecchi povere patte sbottonate
guance da spose arrossate di mal di cuore e di nostalgia
i vecchi sempre tra i piedi
chiusi in cucina se viene qualcuno
i vecchi che non li vuole nessuno i vecchi da buttare via
ma i vecchi, i vecchi, se avessi un'auto da caricarne tanti
mi piacerebbe un giorno portarli al mare
arrotolargli i pantaloni e prendermeli in braccio tutti quanti
sedia sediola... oggi si vola... e attenti a non sudare


10 dicembre 2012

Viva la Francia!

Da poco, con il determinante aiuto di Delia, è nato il mio blog in lingua francese.
Passateci e, se volete, passate parola.
Grazie.

Les choses sont comme elles sont

http://leschosessont.blogspot.it/

Depuis quelque temps, à l'aide de Delia, est venu au monde mon blog en langue française.
Faites un petit tour et, si vous voulez bien, dites-le à vos amis.
Merci 
( pendant ces jours de décembre  un original calendrier vous accompagne)



(in questi giorni di dicembre ci troverete un originale calendario dell'avvento)

7 dicembre 2012

precisazioni non dovute

A volte ci si trova, per motivi personali, a dover precisare le cose.

Non dovrebbe succedere ma tuttavia capita.

Lascio una dichiarazione.




"Nel blog compare una striscia laterale a destra nella quale,
 tra molte cose, 
c'è una finestra dal titolo strano - ci si può perdere.
Ruota ciclicamente il motivo per cui è possibile perdersi di vista.
Posto che per perdersi di vista occorre essersi visti, 
la dicitura che compare attualmente è l'unica che ha 
un possibile riferimento autobiografico.
Dice, più o meno, che 
se invece di dirsi le cose subito si perde tempo a rimuginare il rischio di perdersi di vista aumenta.
Confermo e sottoscrivo.
Nel blog, in quello che pubblico, 
nei libri che scrivo, 
non sono autobiografico e non indirizzo messaggi trasversali a nessuno.
Neppure nella frase che ho citato 
anche se ammetto che sia  riferibile (anche) a me.
Sia i miei racconti che il mio blog sono solo mezzi attraverso i quali esprimere concetti, raccontare storie e - quando possibile e quando è il caso - lasciare che chi legge rifletta un poco.
Non sono, ribadisco, rivolte a nessun parente, 
conoscente, vicino, amico, 
persona che conosco o con cui ho avuto la possibilità di avere scambi di idee.
Sono (o pretendono di essere) 
una cosa differente e altra nella scala relazionale o, almeno, 
un altro piano di relazione.
Quel gradino in cui, scrivendo, ho piacere di raccontare e basta.
Qualsiasi interpretazione diversa da quanto ho detto non ha fondamento.".



Punto.
Nessuno dica che non lo ho detto chiaramente.

A futura memoria,
marco

( ...ogni riferimento a fatti o persone reali è inesistente e, perciò, noi ce ne laviamo le mani. ).

5 dicembre 2012

Blue Rondo a la turk (Dave Brubeck)




Dave Brubeck.

Nato: Concord, 6 dicembre 1920.
Morto: Norwalk, 5 dicembre 2012.



Dave Brubeck: 5 dicembre 2012

Dave Brubeck avrebbe compiuto novantadue anni domani: è morto oggi, 5 dicembre 2012. 
Un grandissimo pianista jazz, un elegante compositore, un esecutore raffinato. Vi invito a leggere la sua biografia su wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Dave_Brubeck 

 Soprattutto vi invito a vederlo e ascoltarne la musica facendo un giro in internet, magari su youtube. Vi lascio una sua esecuzione, decisamente minore rispetto ad altre, del mio brano preferito in assoluto.

 

 Non è deliziosa? E’ il mio pezzo preferito in assoluto. Ve ne suggerisco un altro altrettanto famoso: poi fate voi…

 

 Grazie di tutta questa musica!

26 novembre 2012

Ionesco


Eugène Ionesco era nato il 26 novembre 1912.
Cento anni fa.
Secondo diverse fonti, in realtà, non nel ’12 ma nel 1909.
Comunque il 26 novembre.


Straordinario pensatore e autore teatrale.
Mettendo da parte ogni ritegno vi leggo “Per preparare un uovo sodo”.



Libera traduzione dal francese di Delia Casa (grazie!): nel mio blog in francese è lei che lo legge.

Un grande attore italiano, nato nel 1912, è stato Renato Rascel.
Su questo Blog ne ho parlato, qui.
 In questo video recita un lavoro di Ionesco, “Delirio a due”,  con Fulvia Manni.
La chiocciola e la tartaruga sono la stessa bestia?



Su Wikiquote un sacco di frasi e di citazioni da gustare.



Auguri Eugène, e buon teatro a tutti!

16 novembre 2012

informazione, web, contestazione, critica


Ultimamente è impossibile non notare come l’informazione stia cambiando ancora e in modo poco ordinato e poco attendibile.

Da un lato l’affermarsi dei social forum portano una apparente sconfinata democrazia in cui tutti possono postare e condividere qualsiasi cosa.

I video e le immagini, spesso, sono però incontrollate, incontrollabili a volte, risultando quasi sempre quadri di realtà quanto meno parziali come angolo di visuale.

La condivisione di contenuti risulta poco critica, spesso fideistica o faziosa: da cristallina buona fede di molti è manipolata dalla furbizia di qualcuno.

Certamente ci sarò caduto anche io più di una volta.

Forse il bersaglio è proprio quello di screditare il web e la libera circolazione delle idee e delle notizie. Il dubbio mi viene quando riconosco fonti ricorrenti dietro questa disinformazione (o, se preferite, informazione distorta).

La stampa, soprattutto on line non aiuta perché con frequenza sempre maggiore sostituisce la cronaca con le immagini e confonde i fatti con le opinioni.

Allora i fatti diventano confusi con il risultato che diventa carente l’informazione.

Non ho soluzioni: sto suonando un piccolo allarme alle coscienze di chi mi legge.

Riguardo ai disordini e alla violenza nelle manifestazioni  a Roma avrei diverse cose da dire, pur in assenza di un quadro oggettivo dei fatti (per i motivi che ho citato).

Tuttavia preferisco lasciare per me quel che penso e chiudere con le parole di uno dei più lucidi pensatori che il nostro Paese ha avuto, spesso osannato con troppo pressappochismo, che nelle righe che seguono parla dopo le contestazioni, fortissime, del 1968 a Roma: Pier Paolo Pasolini.

Intervista sul '68
Domanda: Vorrei avere il suo parere su questa generazione di giovani contestatori, e conoscere le ragioni di certe sue reticenze nei loro confronti.

 Pier Paolo PASOLINI: Penso che la principale caratteristica di questi giovani contestatori è di essere «sottosviluppati» sul piano culturale... Di qui a fare della propria ignoranza una specie di ideologia, il passo è breve: la mitizzazione del «pragma» (organizzativo) che ne deriva, è poi l'atteggiamento richiesto... dal neocapitalismo: un buon tecnico deve ignorare il passato; deve amare soltanto il «fare». Distruggendo la propria cultura, la massa informe dei contestatori distrugge la cultura della società borghese: ed è quello che la società borghese oggi vuole. (...) Suppongo che l'abbandono di certi centri di interesse culturali, quali li concepisco personalmente, sia dovuto al fatto che l'attuale cultura, agli occhi dei giovani, ha raggiunto l'ultimo grado di saturazione.
Pasolini, "Il sogno del Centauro" (a cura di Jean Duflot), Editori Riuniti, Roma. 

Adesso i giornalisti di tutto il mondo

(compresi quelli delle televisioni)

vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio

goliardico) il culo. Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.

Vi odio come odio i vostri papà.

Buona razza non mente.

Siete pavidi, incerti, disperati

(benissimo!) ma sapete anche come essere

prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:

prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte

coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti.

Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene

il loro modo di essere stati bambini e ragazzi,

le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo

anche lui,

a causa della miseria, che non dà autorità.(...)

(Pasolini)

13 novembre 2012

Presentazione di "Quel colore delle foglie in autunno" a Roma

Dopo la presentazione di Bologna, con Michele Marziani, http://cartaecalamaio.com/2012/11/08/due-scrittori-con-una-trama-presentazione-doppia-a-bologna-di-marco-valenti-e-michele-marziani/
ci sarà quella, solo mia, di mercoledì 21 novembre a Roma.
Alle 17,30 sarò alla Biblioteca Storica del Ministero dell'Economia in Via XX Settembre 97
(quella  che vedete inquadrata nei telegiornali quando si parla di economia nazionale: proprio quella entrata lì).
Il posto è bello.
Per partecipare occorre entrare nel Ministero; per farlo occorre essere inseriti in una lista in portineria; per essere in lista serve inviare una mail a biblioteca.storica@tesoro.it.

Parlerò dell'ultimo libro che ho scritto, "Quel colore delle foglie in autunno", di racconti, di scrittura e di altro ancora.

9 novembre 2012

Il liquore al mandarino




In giardino ci sono alberi da frutto che vengono sfruttati al meglio.
In particolare quest’anno il mandarino di oltre venti anni ha prodotto una quantità di frutti impressionante. Abbiamo fatto seguire una produzione di marmellata notevole e, con le bucce, alcuni litri di liquore al mandarino.
Fare le cose con i prodotti del proprio giardino raddoppia la soddisfazione.
Il liquore non è affatto complicato da preparare.
Potete vederlo su questo video,

e seguire questa ricetta, come abbiamo fatto noi.
Fatemi sapere.
Occorrente.
1 litro di alcol 95gradi;
la buccia di una dozzina di mandarini;
700gr di zucchero.
Prendete la buccia dei frutti e grattate via la parte bianca.
Mettete le bucce in uno o più barattoli di vetro.
Coprite le bucce con l’alcol.
Scordatevi i barattoli chiusi in un posto buio per non meno di quindici giorni.
Preparate lo sciroppo unendo 700gr di zucchero ad un litro d’acqua e scaldando il tutto finché lo zucchero non si scioglie completamente.
Lasciate che lo sciroppo si raffreddi.
Unite l’alcol dei mandarini, che sarà diventato arancione, filtrandolo, allo sciroppo.
Imbottigliate.
Buon bicchierino!
 
(dicembre 2011)

7 novembre 2012

Autunno


Autunno.
Bologna, 17 novembre 2012
Libreria Trame, ore 12.
Che cosa?
Guarda il video.




Un'oca che guazza nel fango
un cane che abbaia a comando
la pioggia che cade e non cade
le nebbie striscianti che svelano e velano strade

Profilo degli alberi secchi,
spezzarsi scrosciante di stecchi
sul monte, ogni tanto, gli spari
e cadono urlando di morte gli animali ignari

L'autunno ti fa sonnolento, la luce del giorno è un momento che irrompe e veloce è svanita:metafora lucida di quello che è la nostra vita.

L'autunno che sfuma i contorni consuma in un giorno più giorni, ti sembra sia un gioco indolente, ma rapido brucia giornate che appaiono lente...

Odori di fumo e foschia, fanghiglia di periferia, distese di foglia marcita che cade in silenzio lasciando per sempre la vita

Rinchiudersi in casa a aspettare qualcuno o qualcosa da fare, qualcosa che mai si farà, qualcuno che sai non esiste e che non suonerà...
Rinchiudersi in casa a contare le ore che fai scivolare pensando confuso al mistero dei tanti "io sarò" diventati per sempre "io ero"...

Rinchiudersi in casa a guardare un libro, una foto, un giornale e ignorando quel rodere sordo che cambia "io faccio" e lo fa diventare "io ricordo”
La notte è di colpo calata, c'è un'oscurità perforata da un'auto che passa veloce lasciando soltanto al silenzio la buia sua voce...
Rumore che appare e scompare, immagine crepuscolare del correre tuo senza scopo, del tempo che gioca con te come il gatto col topo...
Le storie credute importanti si sbriciolano in pochi istanti: figure e impressioni passate si fanno lontane e lontana così è la tua estate


E vesti la notte incombente

lasciando vagare la mente
al niente temuto e aspettato
sapendo che questo è il tuo autunno
che adesso è arrivato...

5 novembre 2012

mailing list

Tutti coloro che hanno piacere a ricevere notizie, 
anteprime, anticipazioni, esclusive riguardo i libri di Marco Valenti e, 
in generale, 
su quanto riguarda le sue attività circa la scrittura, 
possono richiedere di essere inserite nella mailing list 
che partirà entro il 2013.
Le mail personali, con cadenza al massimo quindicinale, conterranno contenuti dedicati ed inediti.
Per iscriversi è necessario mandare una mail all'indirizzo marcovalentiscrive@libero.it 
con oggetto 
"richiesta iscrizione mailinglist".
Grazie

29 ottobre 2012

un sette di ottobre non qualsiasi, comunque a Venezia


Difficile raccontarla con le parole: per fortuna ci sono le immagini.















Capita a Venezia (che è bella E ci vivrei) dove incrociamo giornate di sole pieno che spazza quel po’ di nebbia del mattino presto.
Ottobre e maniche corte.
Viste non previste, inconsuete, che emozionano continuamente. Sguardo meravigliato, improvvisamente, su due giapponesi ad un tavolino di là da un canale.
Sembrano sospese, quasi, sull’acqua. Cos’è?




Si cambia vista e le si sorprende da dentro: è un ristorante.

Le si invidia un po’ e perciò si prenota e si torna il giorno dopo. Felici di un prosecco sul canale, come le giapponesi del giorno prima, a intercettare sguardi e gondole e sentire la città dabbasso.
Mangiando bene e ricordando meglio un 7 ottobre.









Se la bellezza è nell’occhio di chi guarda, Venezia è occhi azzurri infiniti in ogni suo sguardo.
Sempre inconsueta e sempre piena di felicità da dare a chi ama e a chi resta un bambino curioso.


25 ottobre 2012

controtendenza e verità


AMICI

Una bella cosa lunga, per disaffezionare dal blog. Una cosa in contro tendenza che se ne frega delle convenienze.
Una cosa mia.




I tempi cambiano. 
I costumi si modificano rapidamente. 
La percezione di velocità è indice che mi sto facendo vecchio. 
Altri sono venuti su allenati fin da piccoli a questo mondo tecnologico, rapido, che si consuma andando, digitando, whatsuppando.
Ci si cinguetta in un social, ci si messaggia in un altro e si ha la sensazione di appartenere a qualcosa.
Si condividono diari, emozioni, impressioni.
Qualcuno aderisce e qualcun altro propaga.
Ci si consuma davanti a uno schermo e ci si racconta come se si fosse prossimi.
Personalmente sono un entusiasta e un generoso che racconta di sé a piene mani con poco filtro e senza badare alle conseguenze.
Tutti sanno rapidamente di me più di quanto mostrino, a me, di loro stessi.
Sono fesso.
Bacio al primo incontro. Scordo i nomi ma, per principio, sono di quelli che parte fidandosi.

Comunque, dicevo, ci si incontra virualmente.
Ci si ritrova, perfino, fisicamente: succede in gruppi che proclamano di avere in comune qualcosa e che nel nome di questo quid si uniscono in amicizie e prossimità.
Abbiamo un nuovo contatto.
Lo abbiamo aggiunto.
Organizziamo liste. Rilanciamo o fingiamo di farlo quel che qualcuno dice. Siamo social. Siamo in quanto social.

Se già la posta elettronica e la messaggistica telefonica avevano cambiato le modalità di connessione e di approccio i social hanno fatto un passo avanti.

Carta.

Fax.

Posta elettronica.

Messaggistica telefonica.

Social network.
La traduzione di social network è rete sociale, brutalmente e semplificando.

Siamo connessi, socialmente, gli uni con gli altri in una rete.
Contatti. Amici, sodali in qualche rete: parte di un network.

Ma non è una rete vincolante, un circolo verso il quale avere obblighi: è il nuovo social in cui ciascuno spende la propria voce come decide di fare, lancia il proprio url (pardon: urlo) attendendo venga recepito e riportato, rilanciato o amplificato.
In questo equivoco qualcuno prende le parti di una minoranza, la rende propria, apparentemente la condivide e la amplifica e si sente socialmente a posto perché rilancia campagne contro, per esempio, la vivisezione, o i test sugli animali delle case cosmetiche, o condivide la foto di un disabile perché qualcun altro gli dice che se non lo facesse sarebbe un mostro. 
Lascia sul proprio spazio virtuale messaggi ecumenici e sodali contro l’imperialismo, il consumismo, la bieca oppressione delle balene o la disattenzione verso un canile lager.
Questo è ritenuto socially correct.
Altri si lanciano in mirabolanti accuse verso gruppi avversi e questo fa partecipazione.
Altri ancora si vedono e si annusano nella realtà in nome di un hobby comune. 
Potrebbe essere la pesca a traino, il bird watching, il fatto di essere alfabetizzati e leggere libri, 
gli scacchi.
Si vedono e, magari, si rivedono. 
Si invitano a cena nella realtà non virtuale e si sentono prossimi gli uni con gli altri.
A questo siamo.

Il panorama che espongo potrebbe arricchirsi infinitamente ma presumo di aver riassunto, in modo non esaustivo, quel che intendo raccontare o riassumere.
La rete. Il goal.
La rete. L’ombrello.
Siamo perché connessi. Esistiamo perché in rete e condivisi da più soggetti.
Un po’ come dire che siamo in vita perché condividiamo Miss Italia, o Beautiful, o il dottor House o TwinPeacks.


pro-memoria: avere un quadro preciso di quello di cui si parla.

Esistiamo perché apparteniamo a qualcosa e condividiamo qualcosa di altro nei contenitore di cui facciamo parte.
Ci contengono.

Alcuni “social” ci fanno dividere in gruppi per differente grado di prossimità: amici, contatti, conoscenti, cerchie estese, altri.
Il mio livello di conoscenza e di condivisione dei vari social e nei vari social non è alto e perciò mi rendo conto di parlare un linguaggio per iniziati che in realtà non padroneggio. 
Imparerò le lingue ma datemi tempo.
Ci sono network dove ti chiamano a scegliere se Tizio ti è “vicino “ o “amico”; altri ti chiedono, o ti rendono possibile, fissare il livello e la specie di quel che desideri “condividere” con chi ti è in contatto.
Mi fermo.
Potrei seguitare e declinare casi differenti ma presumo di avere reso noto il quadro di riferimento in cui voglio muovermi.

La prossimità è un idem sentire che si parli di valori, di libri, di politica; la vicinanza è fatta di “quanto mi importa – veramente – di quello che succede a Caio e quanto importa a Caio – veramente – di quello che succede a me”; una cerchia rimane un gruppo di persone attorno a qualcosa che potrebbe essere un falò sulla spiaggia o un caminetto acceso.

Tutto quanto sta accadendo nel web è come essere amici ma meno qualcosa.

Perché capita pure che sei cretino e ti preoccupi di una persona e poi scopri che è un personaggio. Ti preoccupi come un fesso e invece quello giocava a fare il personaggio.

Perché capita pure che fai auguri virtuali di compleanno a persone che non hai mai visto. Ci sono casi in cui qualcuno spende soldi veri per regali virtuali e giochi virtuali.

Capita, perfino, che prendi punti se fai cose di cui non te ne frega nulla ma fanno fine e politicamente corretto ma se non lo fai sei scorretto.
Come quando ti arpionano quelli di Greenpeace e se non gli dai ascolto pare che sei a favore della caccia alle balene,
del buco nell’ozono, del deficit europeo,
della crisi dei consumi,
dell’invasione della kamchaksa (o come piffero si chiama) nel Risiko
 e hai rubato (ladro!) Parco della Vittoria a tuo fratello di sangue.


Voi mi chiederete (quelli che mi conoscono un po’): ma che ti è successo? Che ti è preso? Non ti avevo detto di mangiare più leggero la sera?
Tranquillizzatevi: tutto bene. Questo post è stato meditato e scritto diversi giorni prima della sua pubblicazione.
Comunque rimane un senso a questo discorso: fatevi delle domande, ogni tanto, su chi siano le persone (persone: non “contatti”) con cui interagite nella convinzione che non siano solo contatti (ma persone).

pro-memoria: cercare la definizione di amico.

   Su un social mi è capitato di dire che avevo perduto traccia della rubrica del mio telefono cellulare (altra croce; se si chiama cellulare ci sarà bene un motivo. Questa è un’altra faccenda) e mi hanno risposto quelli che mi hanno risposto: pochini. Ne consegue che abbia meno numeri in rubrica.
   Su un altro social ho raccontato di una cosa a cui tenevo parecchio chiedendo condivisione (perché la cosa venisse un po' amplificata) e mi hanno risposto in pochi. Pochini davvero.
   Sempre su un sito famoso in cui sono ho chiesto di dire come mi avessero conosciuto e su cento mi han risposto in dieci. Il giochino in questione offre la misura, parziale, di quanto quel che scrivo lì venga letto.
  Ci sono quelli che mi si dicono amici  e che si precipitano a tantissime occasioni di incontro tranne quelle che propongo io.
  Altri son venuti in casa mia ma non so dove abitino.
  Altri ancora mi continuano a dire che se non condivido la tal cosa sono un mostro o che se non mostro una tal cosa per un certo lasso di tempo sono un vigliacco.
 Nessuna recriminazione da parte mia ma, piuttosto, un ragionamento a voce alta che si riferisce esclusivamente ai miei comportamenti.
Se lo scrivo è soltanto perché qualcuno, leggendo, potrebbe ritrovarcisi e a sua volta ragionarci sopra.
Potrebbe essere un problema soltanto mio e tutto il mondo che mi legge viva in perfetta armonia tra “social” e “private” e quel che dico siano sciocchezzuole.
Mi scuso.

pro-memoria: farsi una scala di priorità e di importanza.

Diciamo, allora, che stavo precisando a me stesso, ma a voce – internettiana – alta che:
  1. gli amici scampanellano e non cinguettano:
  2. hanno il mio telefono e, talvolta, lo usano;
  3. si interessano di quel che dico e che faccio e lo condividono almeno con me:
  4. si preoccupano di come stia.

(La cosa, 
ovviamente, 
è reciproca.)