marco valenti scrive

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8 aprile 2018

Roma non è una città intelligente




Ospito nel mio blog alcune parti di un documento dal titolo "ROMA POSSIBILE -IL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE E IL “CASO” ATAC" che ho contribuito a scrivere. 
Qui si spiega perché Roma sia, purtroppo una città stupida.

(IL DOCUMENTO E' DI NOVEMBRE 2017)






Negli ultimi due decenni studi scientifici e osservazioni demografiche dimostrano come il fenomeno della crescita delle grandi città sia aumentato e che continuerà in modo ancora più significativo.

La qualità della vita degli abitanti e dei City Users (i turisti, migranti, imprese, persone in viaggio per lavoro, studenti temporaneamente presenti per motivi di studio o di ricerca) dipenderà sempre di più dalla capacità della città di essere attrattiva (cioè “mi piace; sto bene”) e di offrirsi quale vera e propria piattaforma abilitante 
(cioè “stare qui mi mette nelle condizioni di fare cose che altrove non posso fare”).

In Italia la soppressione di alcune delle funzioni delle Provincie non corrispondenti alle Città Metropolitane e l’istituzione delle Città Metropolitane ha rappresentato l’esigenza di uno stretto collegamento, in termini di governance e di trasferimento di risorse, tra Stato e Città con la necessità da un lato di diminuirne i debiti ma dall’altro di finanziarne una trasformazione moderna, sostenibile (a livello ambientale ed economico), inclusiva e consapevolmente partecipata.

Quello che manca a Roma e alla Città Metropolitana è:

  • il coordinamento tra i vari livelli di governo del territorio,
  • risorse adeguate e regolamentate,
  • coinvolgimento partenariale ampio in informazione, consultazione e coinvolgimento non concesso ma regolamentato.
Tutto ciò non può prescindere da una pianificazione meticolosa, attenta alle peculiarità proprie di ciascuna città dell’area metropolitana, consapevole di come incrociare gli investimenti nei singoli settori massimizzandone i benefici.

La città intelligente in urbanistica e architettura è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all'ottimizzazione e all'innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città «con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita» grazie all'impiego diffuso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, della mobilità, dell'ambiente e dell'efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.

Da questo punto di vista Roma non è città intelligente.

Centrandoci sul tema del trasporto pubblico, per mobilità intelligente si intende: 
spostamenti agevoli, 
buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile con mezzi a basso impatto ecologico, 
regolamentazione dell’accesso ai centri storici a favore di una maggiore vivibilità, 
adozione di soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.



Sulla base di tutte le suddette evidenze, occorre dunque ripensare e riorganizzare la mobilità urbana, appunto in senso sostenibile, efficiente, intelligente con una visione strategica almeno al 2030, aggiornando i criteri di sostenibilità ambientale e di qualità della vita, a cominciare dai livelli di inquinamento.

Post scriptum: "Colpa di ATAC?" (Non credo)



2 commenti:

  1. Eh.... ok, questo lo si sapeva. Soluzioni? ..idee fattibili, accessibili? E' questo che alla fine manca (oltre alla volontà 'politica' di fare).

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    1. Soluzioni ce ne possono essere (ed efficaci) a patto che ci sia consapevolezza di quanto sia articolata e immensa la città e che non si semplicizzino in modo populistico i problemi. Grazie

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