marco valenti scrive

marco valenti scrive

14 febbraio 2010

Sull'arte di tacere








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L’arte di tacere




Autore: Abate Dinouart
Titolo: L'arte di tacere


SELLERIO
Titolo originale: L'art de se taire, principalement en matière de religion
Traduttore: Chiara Bietoletti
Lingua Originale: francese
Collana: Il divano
ISBN: 88-389-0569-X
Pagine: 112








L'art de se taire fu pubblicato a Parigi nel 1771. Un trattato sulla tematica del silenzio che occupa un notevole spazio «delle opere che dettano il comportamento del corpo e del linguaggio..... Con questo trattato l'abate Dinouart voleva forse concludere la lunga serie di quelle arti della parola che costellano la retorica dell'età classica? O voleva invece fissare definitivamente il concetto stesso di retorica? Niente di tutto ciò. L'arte di tacere è una paradossale arte della parola, un altro capitolo della retorica, della quale ha mantenuto tutte le finalità pratiche».








(Ancora grazie sincero a chi mi ha regalato questo libro: grazie Piesse!).


Se relegato ad una lettura circostanziata a ciò che, oggettivamente, è si tratta di un felice trattatello di fine settecento, grazioso, lezioso quel che serviva alle pruderie dell'epoca, ben scritto, "carino", "curioso".
Punto.
Ho provato a leggerlo centellinandolo perché ad ogni passo trovavo grande divertimento intellettuale.
Provavo godimento intellettuale perché lo leggevo con occhi moderni.
Provo a spiegarmi.
Quanti parlano senza aver logica? Quanti senza aver titolo? Quanti presumono di "dovere dire" ma se ne farebbe a meno senza danni?
Quante volte nella vita, leggendo un articolo di stampa, assistendo ad una discussione, magari su face book o in altri social forum avete detto... "ne avrei fatto a meno senza danni di questa sciocchezzuola” (detta da Ugo, o da Fiorenza, da Tizia come da Caio)?
Ecco.
Ragaletegli/le questo papiello.
Dedicato a chi parla troppo, o a sproposito, e non dovrebbe.
Nella vita reale, su faccia libro, su Anobii, ovunque.
Il libro è delizioso se chi lo legge lo cala nell'oggi senza rimanere ancorato al settecento.
Assolutamente delizioso.
Squisito.
Imperdibile.
…e qui mi taccio.
(Tacere non è forse un'arte?).


Emmevù








Informazioni sull' autore:


L'abate Joseph Antoine Tousaint Dinouart (Amiens, 1716-1786) è tra quegli ecclesiastici «mondani» e poligrafi del XVIII secolo. Scrisse sui più svariati argomenti, soprattutto sulle donne - compresi rifacimenti di opere altrui che gli guadagnarono il titolo di «Alessandro dei plagiari» -, e pubblicò nel 1749 un Trionfo del sesso a causa del quale entrò in grave attrito con la sua gerarchia.
Introduzione di: Jean-Jacques Courtine e Claudine Haroche.





Principi necessari per tacere (un estratto di "L'arte di tacere")


-È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.


-Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.


-Nell'ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.


-Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione.


-Mai l'uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri.


-Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a se stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi.


-Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l'ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio.


-Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell'abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli.


-Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l'ignorante.


-Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo, è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim'ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare.


-È proprio dell'uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell'uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli.


-Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.


-Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.

6 commenti:

  1. Bellissime le frasi che hai riportato.
    L'ultima in particolar modo, non solo silenzio ma anche, se non soprattutto, sincerità! :D
    Da leggere, anzi no centellinare! ;)

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  2. ..."non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna", assolutamente splendido questo pensiero, cercherò il libro, proprio in questo periodo m'interrogo sul silenzio e sulle menzogne...
    Ciao, ottimo post!

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  3. Ho provato dunque a usare la logica...;-))

    Ragaletegli/le questo papiello. Dedicato a chi parla troppo, o a sproposito, e non dovrebbe.

    e poi:

    Ancora grazie sincero a chi mi ha regalato questo libro: grazie Piesse!

    ho dedotto… […]
    ma… sicuramente Piesse ha usato premesse meno limitative;-)))))
    [a questo punto… precedo il consiglio di emmevu e mi procuro il libro dell’Abate…! ahahah]

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  4. Cara Egi.
    Goditi il libro.
    cogline l'essenza universale e modernissima.
    Ce ne è.
    Poi dimmi se ho colto nel segno con questo libricino....
    :-)

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  5. Letto, assaporato, ...goduto!
    da continuare a rifletterci su...
    grazie per il consiglio;-)

    Desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla

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  6. Desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.
    :-)

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