marco valenti scrive

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2 gennaio 2014

2014: urgenze

Dire cose facili è semplice, banale e scontato. 
Facile indignarsi, rimanere politically correct, misurato; semplice suscitare interesse e considerazione rimanendo su piani consueti e ovvii.
L’efficienza di un organismo si misura sapendo valutare gli effetti delle azioni che compie, ovvero l’efficacia delle cose che fa, gli effetti delle risposte che mette in campo, attua, realizza in risposta ai bisogni che deve affrontare.
Se l’organismo che esaminiamo è un individuo o una collettività quanto detto sopra vale alla stessa maniera.
Quindi un insieme di individui, 
una collettività, 
funziona se è in grado di individuare i bisogni a cui deve dare soluzione in modo logico, 
se mette in fila le priorità dalla più importante a quelle meno rilevanti 
e risponde alle sollecitazioni con azioni adeguate ed efficaci.
Se un organismo collettivo perde tempo su questioni futili e non affronta le questioni essenziali, 
perché non le sa riconoscere o perché non vuole affrontarle, 
deperisce e muore.
Può morire con la soddisfazione di aver risolto qualche bisogno secondario ma, intanto, muore. 
L’orgoglio di aver conseguito un successo nella soluzione di uno o più problemi secondari se lo porta nella tomba.
Quanto più un problema è serio tanto più dovrebbe essere oggetto di analisi e di cura adeguate. 
Le misure per affrontare una questione, le risorse impegnate nel produrre una azione efficace a risolvere la questione medesima, devono essere commensurate alla gravità del problema che si deve affrontare.
Se le risorse sono limitate devono essere comunque adeguate ad affrontare le questioni più urgenti e più gravi. 
Un esempio: non posso spendere soldi dal parrucchiere e non in farmacia e correre il rischio di morire ben pettinato.
Occorre dare priorità alle cose più gravi e più urgenti e pericolose. 
Se devo affrontare due minacce da due individui diversi 
e uno mi insulta e l’altro mi sta prendendo di mira con una pistola per uccidermi 
sarà bene che non mi curi degli epiteti offensivi 
ma mi concentri su come evitare di rimanere ucciso. 
Serve che risponda alla minaccia più grave con una azione efficace. 
L’eccezionalità della azione da intraprendere sarà commisurata alla gravità del problema da fronteggiare.

8 settembre 2010

Bevete più latte


Il costo degli acquisti alimentari, in termini ecologici oltre che economici, dipende anche da quanto le merci camminino.

Un chilo di pesche spagnole, qui a Roma, “inquina” più di un chilo proveniente da Latina in termini di distanze percorse. Anche per questo mi permetto un po’ di sciovinismo e di amore di campanile e guardo le zone di produzione del cibo che compro.
Invito tutti a farlo sempre, ma a farlo con attenzione.
Fino a pochi giorni fa io, per esempio, acquistavo il latte fresco della Centrale del latte di Roma nella convinzione che non potesse provenire altrimenti che dallo stabilimento appena fuori in Grande Raccordo Anulare, tra le vie Tiburtina e Nomentana.
Osservando bene il cartone ho visto stampigliati tre diversi centri di produzione ed ho appreso che il latte che stavo bevendo veniva da un’altra Regione italiana. L’azienda Centrale del latte di Roma è di proprietà del gruppo Parmalat e, evidentemente, ci sono logiche produttive ed occupazionali che hanno portato alla scelta, in apparenza illogica, di far produrre “il latte di Roma” altrove.
Resta che mi spiace, mi stupisce un po’, e che devo portare gli occhiali da lettura anche al supermercato dove ho comunque deciso di cambiare lattaio.

"Bevete più latte!".

http://www.youtube.com/watch?v=WYb7lmI1tPE

Voi come vi regolate?