marco valenti scrive

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9 febbraio 2019

Lettera dalla Capitale


Roma, 9 febbraio 2019

Caro amico, 
mi chiedi come vadano le cose qui a Roma nell’ultima tua ed io ho esitato un po’ prima si risponderti. 
Come sai ho abbandonato da qualche mese la mia Vespa 300 per uno scooter 150 con ruote più grandi, ABS, Euro 4 e, un po’, da estimatore da sempre della Vespa, mi è dispiaciuto. 
Ti starai chiedendo cosa c’entri con la città e ti rispondo subito. 

Roma, dall’area più centrale – Piazza Venezia e il Campidoglio – fino a tutte le sue periferie, fino al territorio metropolitano con i suoi quattro milioni di abitanti ha una situazione stradale da città bombardata. 
Provo a spiegarti, amico mio, ma non è facile.


Ci sono buche killer ovunque, i sanpietrini non sono più manotenuti e saltano, quando piove si fanno pozze e nuove buche e non sai se una vasta pozzanghera nasconda crateri profondi. 
Le pozze sono enormi perché non vengono puliti i tombini, gli scoli ai bordi delle strade, le caditoie. 
A volte si potrebbe pensare sia per tenere sottoterra i ratti che ci sono sempre stai ed erano emergenza dal millennio scorso. Però mai così tanti topi come oggi. Raramente ci pensano gabbiani e corvi, probabilmente perché preferiscono cibarsi dell’abbondanza di rifiuti non ritirati con puntualità. 
Ruote larghe e un buon sistema frenante, oltre che ammortizzatori più morbidi della Vespa, possono salvarti da incidenti spiacevoli (Roma non è un paese per Vespe) e il mio uso delle due ruote è quotidiano. 
Ad usare il trasporto pubblico ci ho provato ma i tempi di percorrenza, oltre che molto incerti, posso dirti con sicurezza che raddoppiano rispetto alle due ruote: quando ci si fa vecchi il tempo è una risorsa che non si cede con piacere perché anno dopo anno il suo valore aumenta. 




Insomma: stato delle strade, mobilità pubblica e nettezza urbana sono al collasso. 
Non è mai stato così evidente.

Ora lo è al punto che cominciano a diminuire le presenze turistiche. Non ci sono neppure investimenti industriali privati e men che meno pubblici e non corriamo pericolo che nascano cose nuove, importanti, come a Londra o a Parigi, o a Milano. 

La città più bella del mondo sta riuscendo a perdere attrattività, non solo turistica, fino a dare un’idea sempre più opposta ad una Mamma Roma che ti accoglie. 
Qualcuno potrebbe definirla respingente. Certamente lo è, respingente, nei confronti dei più bisognosi, degli ultimi: se si salva la preziosa opera della Caritas, di Sant’Egidio e di qualche piccola realtà sociale dal basso non c’è ricovero per i poveri e i senza tetto muoiono di freddo.
 Letteralmente purtroppo. 
Meno male che il clima continua ad essere uno dei migliori d’Italia. 

Poi c’è “la congiura degli alberi”. 

Anche oggi ne è caduto uno, a Corso Trieste, a metà mattina e proprio di fronte ad un Liceo. 
Per fortuna nessun ferito, ma cadono continuamente. 
Alberi interi o grossi rami. 
Per l’acqua, per il vento o senza un motivo. 
Nel dubbio, spesso, li radono al suolo preventivamente. 
Parlando di alberi i nostri parchi meravigliosi che tu conosci, da Villa Pamphili a Villa Borghese all’enorme patrimonio verde che abbiamo, pur rimanendo splendidi soffrono – pure loro – di scarsità di cura. Si vede chiaramente. 

Non si percepisce un disegno, un piano, per invertire la china. 

Magari è un piano segreto per chiedere l’annessione al Vaticano: che ne pensi di tornare al Papa Re? 

Tra noi due, amico mio, si scherza sempre anche sulle cose serie.

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