marco valenti scrive

marco valenti scrive

3 dicembre 2015

L'Europa che voglio




Non voglio una Europa dove si dica che la Francia è stata colpita dal terrorismo ma noi siamo al sicuro; voglio una Europa in cui si dica che una nostra città, Parigi, è stata colpita.

Non è Hollande che deve reagire chiedendo la collaborazione di altri Stati ma è l’Europa che deve decidere come farlo e decidere in fretta. 
Ed evitare di cacciarsi in situazioni difficili da ora in avanti attuando (per logica conseguenza) politiche di pace e di cooperazione vera. 
La cooperazione vera sono risorse vere nei territori emarginati: non sono proclami.
(Le risorse non si sparpagliano in troppi rivoli e non possono avere costi di gestione troppo alti che finiscono per depauperarne l'efficacia.)

Non voglio neanche una Europa dove un primo ministro britannico aderisce da solo ad azioni militari e, vent’anni dopo, da ex e dopo essere finito sulla copertina di Time, si scusa perché non c’erano armi di distruzioni di massa e confessa di avere così contribuito alla nascita del terrorismo dell’IS. 
(Complimenti vivissimi!)

Non voglio una Europa in cui si dica: “la Grecia ha barato sui conti; noi in Italia abbiamo già dato; cavoli loro”. 
Voglio una Europa in cui si riconosca che i cittadini della regione greca sono allo stremo e ci si faccia carico tutti. 
Tutti. 
Perché i cittadini non devono pagare le colpe dl malgoverno. 
Mai. 
Mai più. 
Né ad Atene né a Roma. Non per colpa di un Governo truffaldino greco e non per un dazio pagato alle mafie della terra di mezzo di una capitale europea.



(In molti casi ci sono governi democraticamente legittimati dal voto che fanno porcate: a volte si scopre e altre no. Per dire. Non è che il voto legittimi l'illecito.)

Non voglio una Europa di lobby e neppure di Stati che mettano veti; voglio una Europa di popoli e di tradizioni popolari e locali.
Voglio una Europa dalla stessa moneta ma con gli stessi diritti e gli stessi doveri e le stesse opportunità per tutte le genti. 
Proprio l’euro deve portare ad un’unica voce.
Difesa, politica estera, politica economica uniche se la moneta è unica.

Accoglienza dei migranti: niente filo spinato.

Accogliere non significa che chiunque fa quel che vuole e come vuole; significa integrazione e rispetto reciproci.

Si può e si deve.

Serve un parlamento europeo, democraticamente eletto, che abbia più voce in capitolo del Consiglio degli Stati sovrani.

Serve una voce dei popoli contro le differenze, le discriminazioni, le iniquità sotto la stessa bandiera e la stessa monete. Altrimenti è razzismo. È come dire che se in Sicilia hanno problemi di legalità non sono cavoli dei Lombardi: è la stessa cosa.

Non voglio “i compiti a casa”: voglio la stessa casa, a Parigi e a Caltanissetta, a Londra e a Bucarest.
Lo stesso welfare. 
No alle armi; no a assurde disparità sul costo della sanità e dei farmaci, sui finanziamenti alla cultura; sì alla rivoluzione digitale; si a salari decenti per tutti i cittadini e a una tassazione diretta, anche europea, comune e logica.

Una nuova Costituzione europea; nuovi Trattati. 

Una nuova Ventotene che metta al riparo da qualsiasi soluzione totalitaria e non democratica e poi una Europa che parli alle genti con una sola voce. 
Paletti che evitino che vincano venti opposti e si inverta la rotta: perché non possa accadere che intrapreso un viaggio e una destinazione e un destino poi si torni indietro.

Dentro il sogno o fuori dal sogno: la stessa voce e la stessa moneta. Poi si rispettino tutte le culture e tutte le tradizioni. Non si legiferi su come deve essere prodotto un formaggio o sulla ammissibilità di un credo o di una laicità. Rispetto. Rispetto e regole. Rispetto di poche, chiare, regole condivise.
Codici non soltanto comuni: uguali. Non voglio procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, per dire, sul nostro codice degli Appalti: pigliamone uno e adottiamolo. Tutti lo stesso. E questo diventi normale perché è normale se siamo tutti europei.

Oltre il federalismo americano.
Molto oltre l’assetto attuale.

In risposta agli antieuropeisti, 
ai burocrati, 
agli euroburocrati, 
a Basilea tre, 
agli anti euro, 
ai razzisti dell’Illinois ("io odio i razzisti dell’Illinois" – Cit.) 


marco valenti



post scriptum: qualcuno mi dica che non sono solo, per piacere.

4 commenti:

  1. Serve che la Commissione europea abbia più voce in capitolo del Consiglio degli Stati sovrani perché il Parlamento europeo è già democraticamente eletto.
    Serve il completamento federale dell'Unione europea con la Commissione legittimata con funzioni di governo e un bilancio federale mentre il Consiglio dovrebbe essere ridimensionato a "camera alta".
    Non serve la voce dei popoli ma servono le voci dei cittadini insieme alle voci degli stati che sono le due componenti che devono dare legittimità all'Unione, per fare tutto quello che dici.
    Perché io sono un nativo europeo. ;-)

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    1. Grazie, Paolo. Serve cessione di sovranità nazionali per decisioni comuni; responsabilità, consapevolezza e conoscenza da parte dei cittadini che votano per il Parlamento europeo; armonizzazione delle politiche nazionali in tema di welfare, tasse, politiche economica e monetaria e, soprattutto, "una moneta unica = un debito unico"

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  2. Guido Ferraguti22/11/16, 23:44

    Concordo con tutti e due ma c'è una cosa fondamentale che manca: la voglia di fare una vera europa da parte di coloro che mandiamo a bruxelles.

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Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.