marco valenti scrive

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15 ottobre 2012

La testa di Medusa


Testa di Medusa

Da alcuni mesi non esco con post riguardanti i disegni di Pietro Valenti e mi dispiace.
Come se il declino fisico della persona mi avesse rallentato il condividerne le opere. Credo sia giusto e spero piaccia a chi passa di qui che ricominci a scegliere e proporre disegni dalla grandissima produzione che è stata prodotta a Roma negli anni dal 2000 al 2010.

La “Tag” nella colonna argomenti, a destra nel blog, per chi volesse vederne altri è “il disegno di Piero”.

Tra le opere che hanno affascinato Piero, nei Musei Capitolini, c’è questa splendida testa di Medusa del Bernini, eseguita negli anni 1644-48.
 

Le tavole, penna su carta, misurano cm 27x24 ed entrambe sono del 2006.



 

 
 
 

Riporto brani da un articolo apparso su Repubblica nel novembre 2006, dopo l’avvenuto restauro dell’opera, a firma di Goffredo Silvestri, straordinario giornalista e critico d’arte che, purtroppo è venuto a mancare nel gennaio 2012..

Questo il link al bellissimo articolo:


 

I capelli sulla nuca dell'ex bellissima fanciulla consacrata a Minerva, dalla chioma abbagliante, non si sono ancora trasformati in serpi come i capelli sulla fronte che sembrano schizzare verso l'osservatore e si attorcigliano fra di loro in un gioco di movenze. Questo significa che Bernini ha scelto di raffigurare la sfortunata Gorgone punita da Minerva, nel momento in cui non è ancora trasformata completamente in Medusa. E questo spiegherebbe le sopracciglia e gli occhi aggrottati, la bocca socchiusa, insomma una espressione fra il sorpreso e l'impaurito. La Gorgone "sente" o "vede" in uno specchio immaginario, che si sta trasformando e la trasformazione la getta nel terrore. Una "originalissima interpretazione del mito" che non ha precedenti, secondo Irving Lavin, lo studioso specialista del Bernini. La Gorgone-Medusa diventa vittima indifesa della vendetta "trasversale" di Minerva che, non potendo punire Nettuno che aveva profanato il suo tempio per unirsi a lei, si rifà su di una mortale.

Dalla critica la "Medusa" viene considerata "una delle opere più problematiche di Gian Lorenzo Bernini", una delle sculture fatte "per suo studio e gusto". Da una parte come "personale meditazione dell'artista sulle finalità della scultura e sulle virtù dello scultore". Dall'altra come personale meditazione del Bernini scultore e uomo, e quindi peccatore peccatore, "come contrapposto morale" di un altro busto ritratto, quello di Costanza Bonarelli, sua amante, anzi amante "in coabitazione" col fratello più giovane e "silenzioso collaboratore", Luigi.

 

Nel primo caso la "Medusa" viene datata fra il 1644 e il 1648, nei primi anni di papa Innocenzo X Pamphilj, quando, incredibilmente, la fama del regista del Barocco, dell'autore del "teatro barocco" del nuovo San Pietro, è in una temporanea fase calante. Bernini subisce i contraccolpi del suo più grande smacco: l'abbattimento del primo campanile della basilica (quello a sinistra), poi del secondo nel 1646, poi la cancellazione del progetto per i problemi del terreno di fondazione. Con l'onta di essere giudicato da una commissione di colleghi (con Borromini pubblico accusatore) e relativa "cospicua multa". Forse è un madrigale di Giovan Battista Marino che gli offre il destro di prendersi una rivincita su nemici e detrattori, utilizzando la Medusa come "raffinata metafora barocca sul potere della scultura e sul valore dello scultore". Marino fa dire ad una mirabile testa di Medusa: "Non so se mi scolpì scarpel mortale,/ o specchiando me stessa in chiaro vetro/ la propria vista mia mi fece tale". Il potere della Medusa di pietrificare chi la osserva, qui si trasforma nella "Medusa" di marmo che pietrifica cioè ipnotizza gli osservatori con la trasformazione del marmo in materia viva, il volto della Gorgone sfortunata e le serpi guizzanti come capelli.

Ma la "Medusa" viene anche messa in rapporto da Irving Lavin col busto di "Costanza Bonarelli" datato fra il 1636 e il 1638, un rapporto di contrapposizione morale. La bella Costanza, moglie dello scultore Matteo Bonarelli, fido collaboratore del Bernini, concedeva infatti grazie indifferentemente a Gian Lorenzo e a Luigi. Questa "par condicio" mandava in bestia Gian Lorenzo che arrivò a inseguire il fratello con la spada sguainata fin dentro la basilica di Santa Maria Maggiore. A quel punto la madre scrisse una supplica nel 1638 al cardinale Francesco Barberini che facesse rinsavire Gian Lorenzo che si comporta "quasi che sia lui il Padron del mondo". La Medusa (Costanza) che pietrifica (nel peccato) chi la osserva e se ne bea.

Il marmo della "Medusa" è un "marmo di Carrara, particolarmente buono, bianco, trasparente, già usato dal Bernini nel gruppo di 'Apollo e Dafnè della Borghese" spiegano Sante Guido e Giuseppe Mantella, i restauratori che hanno condotto l'intervento (con Maurizio Faretti per le indagini scientifiche). Bernini ha usato un unico blocco e in questo blocco ha scolpito anche le serpi, una ad una. Le parti di serpenti attaccate sono dovute a restauri posteriori al Bernini, come si ricava dalle rotture.

 

1 commento:

Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.