Avvitare. Avvitare la vite in senso orario, con il cacciavite
con la punta a stella. Avvitare con la sinistra, mancino naturale convertito a
destro dalla penna stilografica, dalla prima elementare dai preti, dagli anni
sessanta. Avvitare con quel momento di smarrimento tra orario e antiorario,
confusione di ambidestro forzato. Forzare la concentrazione sull’atto
meccanico.
Meglio il Lego del Meccano. Non pensare.
Asticelle. Mai giuste per il suo passo perché troppo basse o
troppo alte. Ostacoli nella corsa del dire e del partecipare. Ascolto e
silenzio residui. Chi troppo alto (con o senza basi per arrivare a volare così
alto lasciava qualche dubbio) a riempire di nomi, di collegamenti eruditi e
confondenti, di troppi brani dati per scontati, acquisiti e digeriti, per
alzare muri al dialogo; chi troppo sguaiato, basso, brusco e scontatamente
becero, partigiano, dividente e urticante, parte di un qualcosa tutto di pancia
e luoghi comuni, troppo basso e violento

