marco valenti scrive

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19 agosto 2013

i racconti dei vecchi


Giusto un appunto sui racconti dei vecchi.

Vecchi.

Non anziani o diversamente giovani.
I racconti dei vecchi.

I racconti delle persone anziane funzionano meglio. 
Raccontano pezzi di storia che tu vedi sfilare in bianco e nero. 
Non hanno lo stesso sapore se li riporta uno più giovane o se sei tu a raccontarli.

Perché tu puoi dire che Antonio ti ha raccontato di quando, quella volta, ha vissuto la tal cosa o ha visto la tal altra.
Però non c’eri e Antonio invece era lì che la viveva.
Tu la ascolti in bianco e nero e lui aveva i colori e gli odori e tutto il sapore.
Amaro o dolce non importa.

Il sapore delle storie dei vecchi è autentico. 
Il tuo no. 
Non ci puoi fare niente. 
Puoi solo ricordare, sperare di diventare vecchio e che qualcuno ti ascolti.
Qualcuno che ti ascolti quando sarai vecchio e non si annoi a sentirti raccontare ma gli venga voglia di provare a condividere un sapore antico.
Saprà che può soltanto provarci e che il sapore che sentirà sarà senza i colori, in bianco e nero.
Proverà a immaginare, come te adesso, ascoltando i racconti dei vecchi.

Ognuno ricorderà i vecchi che ha conosciuto, se li ha saputi ascoltare.

Ogni persona che ha saputo ascoltare avrà voglia di diventare vecchio e di essere lui il narratore e non si sentirà degno per rispetto a quando ascoltava, rapito, i vecchi raccontare.



Ognuno, per diventare grande, avrà vecchi davanti da piangere.

12 dicembre 2012

Vecchi




Capita che in questo blog abbia una tag dal titolo “musica con un senso”; capita anche che abbia a che fare con persone care nella quarta età, che è quella della terza età ma più vecchi e meno autosufficienti.
Questa è una bella canzone.
Spesso i video associati sono un po’ retorici. Forse lo è anche il testo.
Ammicca, in alcuni versi: strizza l’occhio alla commozione.
Però, fidatevi di me, ci sta tutta.


i vecchi sulle panchine dei giardini
succhiano fili d'aria e un vento di ricordi
il segno del cappello sulle teste da pulcini
i vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
i vecchi che si addannano alle bocce
mattine lucide di festa che si può dormire
gli occhiali per vederci da vicino a misurar le gocce per una malattia difficile da dire
i vecchi tosse secca che non dormono di notte
seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza
si mangiano i sospiri e un po' di mele cotte
i vecchi senza un corpo i vecchi senza una carezza
i vecchi un po' contadini che nel cielo sperano e temono il cielo
voci bruciate dal fumo dai grappini di un'osteria
i vecchi vecchie canaglie
sempre pieni di sputi e consigli
i vecchi senza più figlie questi figli che non chiamano mai
i vecchi che portano il mangiare per i gatti
e come i gatti frugano tra i rifiuti
le ossa piene di rumori e smorfie e versi un po' da matti
i vecchi che non sono mai cresciuti 
i vecchi anima bianca di calce in controluce 
occhi annacquati dalla pioggia della vita
i vecchi soli come i pali della luce
e dover vivere fino alla morte che fatica
i vecchi cuori di pezza
un vecchio cane e una pena al guinzaglio
confusi inciampano di tenerezza e brontolando se ne vanno via
i vecchi invecchiano piano
con una piccola busta della spesa
quelli che tornano in chiesa lasciano fuori bestemmie e fanno pace con Dio
i vecchi povere stelle
i vecchi povere patte sbottonate
guance da spose arrossate di mal di cuore e di nostalgia
i vecchi sempre tra i piedi
chiusi in cucina se viene qualcuno
i vecchi che non li vuole nessuno i vecchi da buttare via
ma i vecchi, i vecchi, se avessi un'auto da caricarne tanti
mi piacerebbe un giorno portarli al mare
arrotolargli i pantaloni e prendermeli in braccio tutti quanti
sedia sediola... oggi si vola... e attenti a non sudare