marco valenti scrive

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30 dicembre 2017

Potrebbe essere un buon anno





Quest’anno avrei voluto riservare i miei auguri alle poche persone che mi sono vicine nella realtà, fuori dai social. Me ne convincevo scorrendo le belle parole che avevo condiviso socialmente, inutilmente, gli altri anni. Non solo in prossimità di capodanno.

Mi sentivo sconfortato rispetto a fare un augurio "social" e avevo scartato diversi tentativi.




Sconfortato dallo stato delle cose, l’approssimazione del pensiero, il perpetuarsi di lotte individualiste tra poveri e più poveri, tra ultimi e penultimi.

Le meschinità del pensiero dei più a certificare l’inutilità della rete piena di mediocri cattivi maestri che hanno facile presa in un popolo che ha abdicato alla elaborazione di un pensiero lento, congruente, complesso e studiato, andando appresso a slogan da due spicci.

Sempliciotti astiosi e creduloni.

Dal canto mio nessuna pretesa di autorevolezza o di volere o potere far ragionare in un luogo dove nessuno fa un po’ di analisi delle notizie precotte ma sceglie il suo canale radio acriticamente.


Siamo alle macerie del pensiero, al trionfo del luogo comune e della ignoranza. Trovo che l'ultimo anno sia stato devastante.

Qualche augurio, tuttavia, mi è rimasto; forse un disperato auspicio.


“Mettetevi nei panni degli altri e pensate con la vostra testa: non fate il contrario lasciando che altri pensino per voi.

Informatevi consapevolmente verificando ogni informazione prima di assumerla come verità.
Leggete e studiate.

Siate laici rispettosi di chi crede o credenti rispettosi di chi non crede: comunque rispettosi.

Date ragione ad un pensiero che vi convince, convincendovene; non ad un personaggio che vi piace, lasciandovi convincere acriticamente.

Potrebbe essere un buon anno: ce lo auguro.”

23 dicembre 2016

Frammenti di discorso da fine anno




Frammenti di discorso di fine anno a reti unificate

 
Stavo prendendo appunti per un discorso di fine anno e di auspicio di un 2017 migliore, ero pieno di foglietti, di pizzini mandati a me medesimo, di ritagli di articoli di giornale, di frammenti di sms, commenti su facebook. Cercavo di mantenermi concentrato bevendo caffè. Alla fine mi sono detto che non avrei fatto audience neanche a reti unificate e ho rinunciato. Restano frammenti. Sfusi. Auguri sparsi dove solo chi ha volontà può provare a dare un nesso. Trascrivo qualcosa.


Auguri a voi e a me.
Auguri di essere nomadi nei pensieri e radicati nei buoni sentimenti.

Saper cambiare idee restando fedeli agli ideali.

Plurali e accurati nell’informarsi. Attenti e rispettosi nell’ascolto.
Ascoltare, chi argomenta meglio e non chi grida più sguaiatamente, a prescindere da quale sia il suo punto di vista.

“Chi sa ascoltare non solo è simpatico a tutti ma a volte finisce per imparare qualcosa”(cit.)

Maniacali nell’approfondimento e nello studio dei fatti: attenti alle fonti di ogni informazione.

Infastiditi dalle volgarità e dagli insulti (a prescindere sia da chi li pronuncia sia da a chi sono rivolti) ma pronti sia alle critiche che alle canzonature.

Un po’ più arguti e molto meno furbetti.
Senza paure di parlare ma prudenti, attenti, nel linguaggio che si adopera e alle conseguenze di ciò che si afferma.


Auguri di uscire fuori, di trovare aria buona da respirare, di scegliere di staccarsi di più da media e social media, di renderci – ogni tanto – vacanti. Magari con un buon libro da leggere.
Lasciare la segreteria telefonica, essere irreperibili (possibilmente irreprensibili), uscire dal coro, dal gruppo, dalla conversazione di gruppo whatsapp.

Auguri di mettere le cose in ordine secondo priorità per dare più valore al tempo.

 
Duri, mai violenti, senza perdere la tenerezza. Un po’ meno bruschi, magari: meno trancianti.

Auguri di assolvere al dovere di perseguire la propria felicità senza rendere infelice nessun altro.

Più leggeri però. Quella leggerezza di Italo Calvino.

 


Leggere libri, ascoltare musica, guardare mostre. Crescere dentro.

Coltivare vere amicizie.
Essere innamorati.

Ecco.
Cose così.
Però dal profondo del cuore.

Auguri!
Marco Valenti