marco valenti scrive

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10 settembre 2013

Marforio, le statue parlanti di Roma, i disegni di Piero


Fontana di Marforio 
Tecnica Artistica: Scultura
Materiali: Marmo 
Dimensioni: cm 242
Datazione: Seconda metà del I secolo d.C.
Collocazione: Musei Capitolini – Cortile del Palazzo Nuovo



Marforio, 
statua importante per dimensione e collocazione ai Musei Capitolini, 
è stata oggetto di diverse tavole di Pietro Valenti che, a modo suo, sapeva far parlare le statue.
A prova del suo modo di interpretare due disegni eseguiti su cartoncino, in formato A3, a penna.





Marforio è una delle sei statue parlanti di Roma, che sono una serie di statue su cui, fin dal XVI secolo, i Romani affiggevano (e continuano tuttora ad affiggere) messaggi anonimi
contenenti per lo più critiche e componimenti satirici contro i governanti, messaggi spesso detti "pasquinate" dalla statua parlante più nota, Pasquino.

Oltre a Pasquino e a Marforio 
le altre quattro sono 
Madama Lucrezia, 
il Babuino, 
il Facchino e 
l’Abate Luigi.

E' piaciuta, la statua di Marforio, anche a Sorrentino.




Magari soltanto per portare
 un minimo di curiosità 
vediamo 
le statue parlanti.






La fontana del babuino rappresenta il dio degli alberi Sileno.

 Gli abitanti di Roma la trovarono così brutta da chiamarla “er babbuino”, come la scimmia. 
Uno degli effetti fu il cambio del nome della strada 
in Via del Babuino.



La statua di epoca tardo romana raffigura, probabilmente un alto magistrato ed è sul muro laterale di S.Andrea della Valle, vicino Palazzo Vidoni. 
Pare somigliasse al sagrestano della vicina chiesa del Sudario, conosciuto appunto con quel nome, “abbate Luigi”.



Madama Lucrezia (in romanesco Madama Lugrezzia), è una delle sei statue parlanti di Roma, l’unica rappresentante femminile della cosiddetta “Congrega degli Arguti”. 
È un enorme busto di epoca romana, alto 3 metri, attualmente posto su un basamento all’angolo tra il Palazzetto Venezia e la basilica di S. Marco, nell’omonima piazza. 
Non c’è una identificazione certa, e le ipotesi sul personaggio raffigurato sono molteplici: la più accreditata sembra essere la dea Iside (o una sua sacerdotessa) perché il nodo della veste sul petto è una caratteristica che ricondurrebbe a quel culto. Il busto sarebbe stato donato a Lucrezia d'Alagno, l’amante di Alfonso V d'Aragona, re di Napoli, la quale, dopo la morte di Alfonso, a causa dell’ostilità del suo successore, si trasferì a Roma, ed abitò nei pressi del luogo dove ora si trova la statua. Ad ulteriore conferma dell’ipotesi dell’attribuzione del nome con riferimento a quella Lucrezia, c’è la circostanza che nel XV secolo il termine “madama” era usato a Napoli ma non a Roma.


Il Facchino,in via Lata, rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente consumato, 
mentre versa acqua da una botte.
Realizzato nel 1580 da Jacopo Del Conte  su incarico della Corporazione degli Acquaroli. Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta. 
La foggia dell’abito ed un’epigrafe riconduce alla corporazione dei facchini, da cui avrebbe quindi preso il nome. L’attribuzione non sembra però corretta, benché l’epigrafe (perduta), in latino, recitasse:
 ”Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì.


Su Pasquino, la statua parlante di Roma più famosa, vi lascio a Wikipedia.

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