marco valenti scrive

marco valenti scrive

5 marzo 2014

Elenco non esaustivo di cose che detesto


chi la vuole capire la capirà.


I broccoli, i cavolfiori e il cavolo verza e la puzza quando vengono lessati. Le rape rosse o patate rosse come le chiama qualcuno, l’amaro dei lampascioni e i loro effetti collaterali.

L’aglio, gli aliti che sanno di aglio, il cattivo odore di quando c’è tanta gente, la gente quando è troppa e si accalca, la calca che non riesci a camminare. Correre, quelli che fanno jogging,  dover correre, avere chi decide l’andatura al posto mio. Quelli che decidono al posto mio e decidono pure male e proibiscono. I divieti privi di senso, i prati verdi dove è vietato calpestare il prato, le recinzioni immotivate che tu vorresti passare ma non puoi, le strade senza uscita e i vicoli ciechi. I falsi ciechi, i falsi invalidi, i falsi e tutte le ipocrisie; i baci e le moine davanti e le coltellate alle spalle. Il termine buonista, quelli che lo adoperano, quelli che usano male le parole e la grammatica italiana.

Quelli che guadagnano senza lavorare o che sono nati ricchi e non ne hanno merito perché non mettono a frutto la loro fortuna, quelli che ostentano chirurgicamente ma non lo ammettono. Il primo bottone della manica di una giacca di sartoria sbottonato, le giacche da uomo con il tessuto troppo lucido, i vestiti marroni, i calzini corti se non stai giocando a tennis, le camicie a manica corta con la cravatta e magari pure la giacca.

Chi non ti fa spiegare, chi ti fa parlare e fa finta di ascoltarti ma in realtà ti da il permesso di parlare per dimostrare che è democratico ma non è vero, i democratici solo a parole, le parole cattive, gli slogan, gli slogan razzisti allo stadio, i razzisti, i classisti, quelli che dicono uomo di colore però dicono anche che mandano cattivo odore. L’esasperazione, l’esagerazione, i tatuaggi che coprono metà di una persona, le maschere, il carnevale, il capodanno. L’aria di superiorità di chi è convinto di avere capito tutto ma non ha mai studiato un faccenda come si deve, quelli che si lasciano chiamare Maestro e non hanno mai insegnato una cosa in vita loro, quelli che ripetono a pappagallo. Il pressappochismo, la cattiva educazione, il non distinguere, la massificazione, le targhette. Quelli che mi appiccicano una targhetta addosso secondo la quale farei parte di un “voi” e debbo delle spiegazioni sul comportamento tenuto da altri, le targhette adesive con quegli adesivi potenti che non le stacchi manco a morire e ci perdi un sacco di tempo. L’ammoniaca: pure quella profumata. Perdere tempo a staccare etichette che non ne vogliono sapere di staccarsi. Sprecare il mio tempo. Perdere tempo a cercare le cose o a fare cose che non mi interessano.

Chi si indigna quando chiude una libreria di quartiere ma sono anni che compra i libri sul web, gli indignati a comando, quelli che comandano le indignazioni, quelli che vorrebbero comandare la mia indignazione come fosse una catena di sant’Antonio. I libri che costano troppo e quelli che si indignano perché i libri costano troppo ma spendono venti euro per un aperitivo senza battere ciglio. Le indignazioni di comodo, l’opinione pubblica, l’onda e la ola. Tutti gli anti-qualcosa o anti-qualcuno quando sono solamente retorica e partito preso, e gli fa comodo e non gli costa nulla, perciò inclusi anche un bel po’ di antifascisti.

La violenza fisica e la violenza verbale, la minaccia e l’abuso, la costrizione e l’emarginazione. Le finte pari opportunità e le quote rosa. Chi alza l’asticella delle aspettative per poter criticare meglio chi le aspettative a quel punto dovrà disattenderle e quelli che guardano e giudicano e basta. I vecchi che parlano davanti a un cantiere. Quelli che non partecipano mai e quelli che guardano l’incidente stradale e si fa la fila. I guardoni. Quelli che invece di guardare la strada mentre guidano usano il telefono. Quelli che non usano il telefono per sentire come stai ma ti mandano un messaggino in cui digitano “come va?”. Gli sms e il t9. La pubblicità degli operatori telefonici. Quasi tutta la pubblicità, volgare e senza fantasia. Chi non paga il canone Rai perché la televisione fa schifo. Le merendine prefabbricate all’albicocca. Il sugo lento troppo acquoso. (Se non sai fare la pasta al sugo falla all’inglese, con un filo d’olio). L’olio troppo acido, l’olio che non è extravergine, le etichette taroccate scritte piccole e le truffe alimentari. Le truffe, i truffatori e chi li copre.

Lo yogurt agli agrumi.

La sporcizia, la puzza, la cacca dei cani non raccolta dai padroni dei cani, il fatto che io mi vergogni perfino del fatto che non ho modo di pulire dove il mio cane fa la pipì, l’odore dell’urina, il cattivo odore nelle stazioni, la mancanza di igiene e la mancanza di controllo.

Gli stupidi che si credono intelligenti ma riescono a mostrare solo una furbizia da quattro soldi. I soldi falsi, chi ti rifila cinquecento lire per due euro, il fatto che non me ne accorgo mai.

Le esistenze costrette dal bisogno, la vita stretta, le scarpe strette, le camicie troppo giuste di collo che ti fanno impiccare con la cravatta, le cravatte regimental.

(Continua. Prima o poi).

2 commenti:

  1. ogni tanto fare una bella lista così è liberatorio, davvero.
    Bisognerebbe anche farlo prima dei cinquanta anni, tanto per provare il sottile brivido che dà la libertà di essere :-)

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Costretto al test di verifica dal proliferare di spam. Mi spiace. Spero molto in tanti commenti e spero che, a prescindere dal fatto che non vengano moderati da me, siano di buon gusto e vengano firmati. Buona lettura e buon commento a tutti.