le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose. Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere. Cosa lasciare andare.
marco valenti scrive
24 settembre 2020
Lettera dalla Capitale
Roma, 9 febbraio 2019
Caro amico,
mi chiedi come vadano le cose qui a Roma nell’ultima tua ed io ho esitato un po’ prima si risponderti.
Come sai ho abbandonato da qualche mese la mia Vespa 300 per uno scooter 150 con ruote più grandi, ABS, Euro 4 e, un po’, da estimatore da sempre della Vespa, mi è dispiaciuto.
Ti starai chiedendo cosa c’entri con la città e ti rispondo subito.
Roma, dall’area più centrale – Piazza Venezia e il Campidoglio – fino a tutte le sue periferie, fino al territorio metropolitano con i suoi quattro milioni di abitanti ha una situazione stradale da città bombardata.
Provo a spiegarti, amico mio, ma non è facile.
10 aprile 2017
sedici noni
31 ottobre 2013
Klaxon ti odio
27 giugno 2013
parcheggiando ancheggiando (lesson nr. 3)
9 marzo 2013
Upgrade GTS
19 settembre 2012
la mia vespa e l'economia mondiale
- i prezzi dei ricambi sono ingiustificatamente alti;
- il mio livello retributivo è ingiustificatamente basso.
15 maggio 2012
Cara Signora Bionda ti scrivo
mi rivolgo a te con una lettera aperta: purtroppo (per tua fortuna) non conosco il tuo nome né il tuo indirizzo.
Cara Signora Bionda che guidi un’auto di grossa cilindrata, voluminosa, nel traffico cittadino, è dal mio scooter che ti ho visto cambiare corsia senza mettere la freccia: sembravi, nella tua manovra lenta, una barca a vela che scarroccia in preda a vento forte e correnti, sembravi essere alticcia malgrado fosse mattina.
Probabilmente abituata ad una poca presenza di controlli sulle strade della città, sicura nel tuo macchinone, protetta da tanto volume, ritenevi possibile fare quel che stavi facendo.
Non parlo dell’inesorabile e non segnalato cambio di corsia perché quello era una conseguenza ed io è della causa che voglio parlarti.
Pacatamente.
Per quanto possa essere pacato chi ogni giorno prende un motoveicolo e si affida al proprio occhio esperto ma sa che non basta e, pertanto, deve invocare la buona sorte ogni santo giorno.
Cara Signora Bionda: tu stavi componendo un messaggio con il tuo telefono portatile.
Che sia proibito, e sanzionabile, è una ovvietà ma volevo dirti, pacatamente, che dietro la tua testolina bionda e ben messa in piega hai un cervello che dimostri essere piccolo, stupido, pericoloso e criminale.
Tra tutte le cose che ti auguro riporto l’unica cristianamente scrivibile, ma sappi che ne ho in mente almeno una decina che non posso mettere per scritto e che preferisco lasciare alla tua immaginazione: io mi auguro con tutto il cuore che tu venga fermata da un poliziotto municipale severo, possibilmente di cattivo umore, e che tu possa pagare il massimo della pena previsto per il tuo comportamento alla guida.
La speranza è ultima a morire.
Con ciò ti saluto, senza la benché minima cordialità,
tuo disgustatissimo,
Emmevù
8 maggio 2012
Enza e la vespa
Mora, piccina, capricciosa e vispa.
6 febbraio 2012
Tre vigilesse

Uno. Sulla solidarietà di quartiere e sul buon comprendere.
Da poco tempo il corpo della Polizia Municipale aveva aperto le porte alle donne in divisa.
Una mattina sentii un vociare per strada e mi affacciai al balcone per vedere cosa stesse succedendo.
Abitavo una strada breve in una zona abbastanza centrale, parallela ad una arteria di scorrimento che, all’epoca, era interessata da un robusto intervento straordinario comunale: ne derivava il divieto di fermata in un’area prossima alla mia abitazione e, conseguentemente, un massiccio ricorso al parcheggio in doppia fila nella mia via ed in alcune strade prospicienti.
Erano ancora tempi di buon vicinato e di foglietti sul parabrezza con scritto dove fosse possibile rintracciare gli autisti che avevano parcheggiato in doppia fila.
Quando mi affacciai vidi due agenti che, taccuino alla mano, stavano multando in modo meticoloso e seriale tutte le auto in sosta vietata: due solerti vigilesse che in un quarto d’ora avrebbero potuto contribuire a sanare il bilancio del Comune.
L’alterco era tra le due agenti e una signora affacciata ad una finestra di un primo piano, di fronte al mio palazzo.
“Signora: stiamo facendo il nostro lavoro!”.
“Non me ne frega niente! Qua non si trova un posto manco a pagarlo e ci conosciamo tutti: ve ne dovete andare!”.
“Sono tutte auto in contravvenzione!”.
“Non m’ha capito, signorina: se non ve ne andate con le gambe vostre vi mandiamo via con l’ambulanza! E io manco c’ho la macchina!”.
Le vigilesse parlottarono rapidamente tra loro e, senza una parola, se ne andarono. Tutto in un linguaggio vernacolare e molto, ma molto, più colorito.
Due. Sulla bellezza.
Un semaforo difficile, di quelli da governare perché basta una minima distrazione o indisciplina da luce arancione ed è subito ingorgo. A rendere fluido il traffico estivo una vigilessa minuta, mora, con i capelli legati a coda di cavallo, efficiente e decisa per gesti e fischietto. Improvviso, inaspettato, un acquazzone di gocce grosse come bicchieri si abbatte sull’incrocio, a dispetto del cielo che fino a pochi istanti prima era sgombro ed azzurro.
La pioggia bagna la camicia bianca d’ordinanza e traspare un seno generoso, sorretto da un reggiseno scuro, di pizzo, molto bello. La vigilessa perde il ruolo e ora appare una ragazza molto attraente; poco peculiare nel corpo di Polizia municipale ma appropriato alla bella ragazza mora.
Scatta, con il semaforo, un leggero rossore dell’agente che si allontana per ripararsi dalla pioggia e da troppi sguardi incuriositi.
Tre. Sulla gentilezza presunta.
Un tratto di strada che percorro con la mia Vespa, per andare al lavoro, è una trafficata salita in una strada a doppio senso di marcia, con complanare e preferenziale per l’autobus.
Rimane un’unica corsia di guidatori che aspirano ad arrivare in cima alla salita, dove la strada si allarga e regala un’idea di maggiore rapidità di marcia.
A metà della salita c’è un semaforo che regola un attraversamento pedonale, sempre presidiato da una vigilessa.
Questa agente aiuta i pedoni, quando ci sono, ad attraversare e, una volta che hanno attraversato (o se non ce ne sono) lascia defluire il traffico anche a semaforo rosso, con ampi cenni delle braccia.
A me piace molto.
Anche se so bene che lascia passare con il rosso per decongestionare il traffico che ci preme alle spalle mi piace pensare che sia una sua gentilezza ed un buon augurio per la mia giornata di lavoro.
3 febbraio 2012
La neve, la vespa, il ritorno a casa e il signor Sindaco.


Le foto mostrano lo stato della mia amata Vespa, venerdì 3 febbraio alle 14,30, quando in ufficio ci hanno concesso di andare via anzitempo per l’abbondante nevicata che si stava abbattendo su Roma.
Qualcuno potrebbe chiedermi perché mai fossi andato in Vespa al lavoro. Lo so, in fondo rimango un ottimista.
Avendo capito prima di uscire dal lavoro che non sarei potuto tornare a casa con le due ruote mi ero collegato con il sito dell’Atac (l’azienda comunale del trasporto pubblico) per sapere come avessero potenziato le corse: con mio stupore avevo appreso che le corse non erano state potenziate e che, anzi, parecchie linee erano state soppresse.
Sotto la tormenta, in compagnia di due colleghe, sono andato alla fermata di Via Nizza, vicino Piazza Fiume (per chi conosce Roma).
Gli autobus designati come marcianti erano fermi, con le quattro frecce accese, e non sarebbero partiti.
Abbiamo deciso di provare a trovarne uno (non previsto in elenco) all’inizio di Via Nomentana.
Il piazzale prospiciente Porta Pia era letteralmente spazzato da una nevicata fitta e obliqua.
Dopo un quarto d’ora, dal groviglio di auto all’incrocio con Corso Italia, è sbucato un eroico autobus – poco importava non fosse in elenco – ma era già gremito di persone oltre ogni possibile sopportazione.
Ha lasciato la fermata che sembrava un treno indiano (con rispetto per l’India) e senza noi tre.
Da notare la totale assenza di polizia municipale nell’ingorgo infernale tra Nomentana, Porta Pia, Piazza Fiume.
Passa un'altra decina di minuti e decidiamo di incamminarci a piedi per Via Nomentana per muoverci un po’ ed evitare di rimanere congelati. E’ vero che eravamo in numerosa compagnia in quella fermata, ma la fine del filetto di platessa non era davvero una soluzione.
Così siamo partiti.
Annoto poche cose del tragitto.
Un primo vigile ad un incrocio assolutamente inutile da presidiare, dopo qualche centinaio di metri non governati; personale della protezione civile a spalare ghiaccio alcuni incroci dopo; un paio di autobus stracolmi che non si fermano neppure alle fermate canoniche perché sarebbe inutile; un paio di autobus che sfilano fuori servizio.
Niente altro nell’ora e tre quarti di cammino in una nevicata che non ha avuto sosta; niente altro nei sette chilometri che mi hanno portato a casa a piedi.
Gran camminata, con alcuni profili di bellezza e altri di fatica e disagio.
Ho in Rosa e Marta due attendibili testimoni, oltre che gradevolissime compagne di questa che mi è parsa una storia di “avventure nel mondo”.
Scrivo dopo Te verde, sigaretta, bagno caldo; scrivo dopo aver sfogliato giornali on line che titolano “Roma chiude per neve”, “Traffico in tilt”, “Neve: stato di allarme”, “Bus: viaggiano solo 76 linee di emergenza” e mi fermo qui ma potrei continuare a lungo.
Ora io dico che se fossi il signor Sindaco di Roccapizzopapero di Sotto, guardando il meteo dei giorni precedenti, mi sarei preoccupato di aumentare le corse dei mezzi pubblici, di spargere sale per le strade, di aumentare i presidi di polizia municipale.
È del tutto evidente che con il signor Sindaco di Roma non è successo.
Non mi dite che l’evento è eccezionale o che è imprevedibile; non mi dite che “la città ha retto”; non mi raccontate che la cosa è stata affrontata.
A Roma non nevicherà spesso – è vero – ma comunque nevica: mi pare ovvio che serva organizzarsi.
La neve può sorprendere il mio ottimismo e la mia Vespa, ma non deve trovare impreparata la macchina organizzativa della Capitale d’Italia.
Ricordo l’ultima volta che a Roma aveva nevicato: era il 12 febbraio del 2010 ed ecco il link al mio post di allora.
http://lecosesonocomesono-mv.blogspot.com/2010/02/roma-e-la-neve.html
23 settembre 2011
Umbria in vespa 3: Marmore, Spoleto, Montefalco, Bevagna
Viaggio in Vespa in Umbria, con mio figlio: terza (e ultima) parte.
Martedì 6 settembre 2011.
In una mattinata di cielo limpido, privo di nuvole, e sole pieno, fatta colazione andiamo alla Cascata delle Marmore, oggi magnificamente organizzata in un efficientissimo parco, e poi a mangiare a Spoleto.
Ci sarebbe così tanto da dire che preferisco lasciare qualche link perché chi vuole possa approfondire. Per noi è stata una gita di poco più di 150 chilometri, una strada di ritorno Spoleto Acquasparta particolarmente bella ma, sopra ogni cosa, aver visto insieme due posti di straordinari fascino e bellezza.
Questo l’interessante sito ufficiale di gestione dei servizi turistici alle Marmore:
Su Spoleto, Città Patrimonio dell’Unesco, sul suo Duomo e sulla incredibile Rocca Albornoziana, oltre a Wikipedia (che è sempre un discreto punto di partenza) segnalo un ottimo sito ufficiale del Comune per ogni notizia:
http://www.comunespoleto.gov.it/home
Al rientro niente centro benessere: piscina e sole puro. Poi cena e chiacchiere e libri. Giornata perfetta.
Mercoledì 7 Settembre 2011.
Oggi “solo” 90 chilometri per una passeggiata da Todi a Montefalco e a Bevagna e ritorno. Pochissima superstrada: verde, tanto, e curve e controcurve.
Montefalco, cuore del territorio a vigneti che offre i migliori vini Umbri (Sagrantino su tutti) è una piccolissima bomboniera votata a dar via Olio dop e vini, con un po’ di botteghe anche di artigianato ben fatto che dal corso finiscono in una delizia di piazza. La sensazione, per entrambi, è che sia meglio arrivarci con la predisposizione a bere vino (o a visitare aziende vinicole nei dintorni) e non con la voglia di caffè e cornetto.
Bevagna, più grande, è un bel borgo medievale che val la pena visitare. Piazza Silvestri, il Palazzo dei Consoli, la Porta San Venanzo ed i resti della antica cinta muraria. Forse il forte caldo me la ha fatta apprezzare un po’ meno di quanto avrei potuto con altro clima ma, si sa, il caldo mi stronca un po’.
http://www.bellaumbria.net/Bevagna/
Ritorno e consuetudini di piscina e ottima cena. Al tramonto il cielo ha colori straordinari e, in più, registro con soddisfazione mio figlio che mi dice che ogni scelta fatta in questa breve vacanza gli è piaciuta.
Giovedì 8 Settembre 2011.
Il nostro 8 settembre, per soleggiamento e decisione convintissima, è giornata di piscina, relax, pranzo e viaggio di ritorno.
Alle 18 siamo a Roma, con 725 chilometri percorsi e un paio di centinaia di foto da scaricare dal telefono (pardon: Iphone!) di mio figlio Lorenzo.
21 settembre 2011
Umbria in vespa 2: Castiglione del Lago, Perugia
Viaggio in Vespa in Umbria, con mio figlio: seconda parte.
Lunedì 5 settembre 2011.
Nella terrazza dell’albergo Bramante a Todi alle 9 e dieci mentre aspetto che mio figlio Lollo mi raggiunga a colazione. Penso alla strada per il Trasimeno e poi per Perugia. Soprattutto penso a quei maledetti turisti americani che prima delle 7 mi hanno svegliato litigando come cafoni. La parola più usata, largamente la più adoperata, è stata fuckin’. L’argomento – per quanto ho potuto capire da appena sveglio e senza caffè in corpo – era che con quel fottuto abbigliamento, diceva lui, lei non sarebbe mai uscita dalla fottuta stanza né mai sarebbe salita sulla sua fottuta automobile; l’alterco della coppia (padre vs. figlia o marito vs. moglie: non so) si era poi esteso ad altre persone, presumo in pieno corridoio. Parola chiave sempre la stessa: fuckin’.
Decido di parlarne con la direzione e poco importa che fossi riuscito a riappisolarmi un po’: voglio stare in vacanza, che diamine! Quando lo faccio, alla reception mi guardano con l’aria di chi ha capito perfettamente di chi stessi parlando e mi dicono: “Per fortuna sono partiti stamattina”. La faccia ed il tono sono scuse, fatica sopportata, senso comune di liberazione.
Mi resta, nella soddisfazione, una curiosità: chissà come fuckin’ si era poi vestita, lei…
Il tragitto per il lago è molto bello; lo è sempre più mentre ci avviciniamo al Trasimeno dopo aver lasciato la E45in direzione Orvieto; sul lago c’è un cielo meraviglioso che ci impone di fermaci a bordo lago a scattare foto.
A Castiglione del Lago visitiamo la bellissima Rocca ed il museo.
http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=719&codice=elenco&page=1
Passeggiata per il corso principale, una pizza, Lollo che non resiste e dopo assaggio acquista un tris di salami da portarsi a Roma.
Si va via circumnavigando il lago, passando da nord ed entrando per pochi chilometri in Toscana per poi arrivare a Perugia. Una delle cose belle dell’avere uno scooter è che puoi arrivare dove alle auto è proibito: arriviamo in centro.
Sono stato spesso a Perugia e mi soddisfa mostrare a mio figlio i posti che frequento, da cui magari ho chiamato casa tra una riunione ed un’altra, i ristoranti, una pasticceria che amo in Corso Vannucci, uno scorcio semplicemente.
http://it.wikipedia.org/wiki/Perugia
Alle 17 e trenta siamo tornati in albergo, dopo 186 chilometri, ed è centro benessere, piscina, ottima cena.
Della cena, del Rosso di Montefalco 2006, e soprattutto di due commensali romane over 70 (e dei loro comportamenti) parlerò, prima o poi, separatamente: ne vale la pena.
Dopo cena chiacchiere infinite e letture. Secondo me “A cosa servono gli amori infelici” di Gilberto Severini è un bel libro; secondo Lollo – e questa è la notizia – “Cometa e bugie” di Marco Valenti è un bel libro.
(fine seconda puntata; con la prossima chiudiamo).










