marco valenti scrive

marco valenti scrive
Visualizzazione post con etichetta sassolini dalle scarpe (con un senso?). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sassolini dalle scarpe (con un senso?). Mostra tutti i post

16 novembre 2020

Vademecum per quando ti vogliono far cambiare operatore

 



Piccolo utile e insieme dilettevole (per me) vademecum da usarsi laddove arrivino telefonate non aspettate di persone che vi invitano a cambiare gestore di telefonia fissa e internet nella vostra abitazione.

In alternativa piccolo vademecum per sopravvivere a che vi rompe le scatole perché deve pur sbarcare il lunario e la vita è dura per tutti, anche per lui che vi sta telefonando.

In alternativa piccolo promemoria perché le cose, che – purtroppo – sono come sono, cambino.

 

Siete oggetto di telefonate di sconosciuti, sovente dall’accento non autoctono, diversi dai vostri prossimi, pur troppo prossimi per altre considerazioni, che vi invitano a cambiare la contrattualistica che regola il vostro accesso al mondo della comunicazione telefonica?

 

Risposte possibili:

  1. ·      si;
  2. ·      no;
  3. ·      va’ a cag(bip) : son capitato qui per caso.

 

Se la risposta è no:

1.    avete un gran fortuna (complimenti);

2.    questo post è assolutamente inutile ma potete leggerlo per puro diletto.

Se la risposta è sì:

1.    andate avanti con la lettura perché:

a.    potrebbe essere utile

b.    potrebbe essere inutile ma ci vuole poco a portarla a termine.

c.     Anche no.

Se la risposta è la terza:

1.    il mio transito intestinale è ottimo e di piena soddisfazione senza bisogno di modifiche ma grazie del suggerimento.

 

Le fattispecie dalla molestia nella propaganda telefonica possono essere raggruppate secondo modalità estremamente diverse e un sistema con i propri sottosistemi non ne esclude altri. In questa (breve) trattazione ci soffermeremo su alcune differenziazioni ben sapendo di semplificare in tal modo un problema complesso e di non tener conto di numerosi fattori. 

Tra le questioni a noi pur note che non prenderemo in considerazione citiamo:

a.    siamo nel libero mercato;

b.    il mondo è bello perché vario;

c.     anche loro devono pur campare e se campare significa rompere le balle è un lavoro sporco ma qualcuno dovrà pur farlo;

d.   vorrei vedere te in india a imparare la lingua e poi lavorare con il telefono con gli indiani;

e.    ho ventuno anni, non ho un lavoro serio e non c’è altro da fare: mi hanno fatto ‘sta proposta e mi sono detto che, in fondo, era meglio di altre cose; oppure ho passato i cinquanta, sono stato espulso dal mondo del lavoro e non c’è altro da fare ecc. ecc.

f.     è assolutamente legale, anche se mi pagano un tanto a contratto stipulato: comunque non pago la telefonata;

g.    Numerose altre che mi sfuggono. Il fatto che sfuggano a me è ininfluente perciò numerose altre.

 

Ecco le fondamentali casistiche in cui raggruppiamo la molestia operata ai vostri danni da quello che, operatore commerciale per conto terzi, vuole convincervi a cambiare operatore di telefonia.

1.    stavate proprio appennicati dopo pranzo:

2.    comunque è dopo pranzo;

3.    stavate facendo qualcosa o, comunque, pensavate di voler fare qualcosa o, per lo meno, qualcosa da fare c’era;

4.    in tv c’era una cosa imperdibilissima;

5.    non avevate un cavolo da fare (ma non è un buon motivo per avere le balle rotte).

 

La fattispecie uno è gravissima. In questo caso le risposte alla telefonata sono irriportabili, per la maggior parte, e tuttavia facilmente immaginabili. Il consiglio, utile, è quello di estirpare il telefono dalla presa prima di dormicchiare sereni magari perfino sognando.

La situazione numero due è comune. Ci sono stati casi in cui l’utente, normalmente, non sarebbe stato a casa nel post prandiale e la telefonata lo ha sorpreso. Ha avuto un moto interiore, una domanda inconscia che suonava più o meno così: “chi ca*** glielo ha detto che sarei stato in casa oggi pomeriggio alle due e mezza?”. Rilassati: sono seriali e non dimenticano. Ovvero vanno per grandi numeri ma non se ne scordano manco uno, di numero: richiamano. 

Argomento con più chiarezza? Se non ti trovano riprovano perché, prima o poi, a casa ci devi tornare una caspita di volta, magari per sbaglio, magari per sfizio, magari per peccare, di pomeriggio presto.

Orbene i casi uno, due e tre, differentemente gravi, hanno risposte suggerite abbastanza simili.

La differenza si sostanzia totalmente nel tipo di reazione.

Reazioni e loro efficacia:

1.    Riattaccate mentre parlano: rapido ma parzialmente efficace perché potrebbero richiamarvi convinti sia stato un problema di linea;

2.    Dite di non essere chi si occupa di telefonia nella casa o dite di essere il maggiordomo; non efficace perché richiameranno;

3.    Insultate (più o meno pesantemente): efficace ma un po’ cafone;

4.    Minacciate dicendo frasi da film del tipo “Bastardo: so chi sei e dove abiti. Attento a te!”: di sicuro effetto ma poco credibile e un po’ gangster.


Nel caso in cui la telefonata molesta arrivi in un momento in cui non eravate occupati in nulla di impegnativo alle reazioni appena esposte se ne aggiungono altre.

5.       state a sentire e accettate il cambio di gestore alla fine della conversazione: corretto. Amate il rischio e ci tenete al risparmio. 

Non lamentatevi se nel cambio di operatore resterete diversi giorni senza linea telefonica o diverse settimane a rincorrere telefonicamente tecnici del gestore che vi dovranno aiutare a ricalibrare parametri tecnici di connessione a internet di cui voi non capite assolutamente un acca. 

Postilla di non secondaria importanza: se sei tu che vuoi parlare con un operatore (e non con un nastro registrato) mentre aspetti puoi invecchiare.

6.       state a sentire ma non accettate il cambio di gestore: corretto. Non amate il rischio e non vi importa di risparmiare pochi euro al mese. Sarà dura spiegare perché non accettate e all’altro capo della cornetta sentirete una sequela di lamentele e obiezioni che vi metteranno a dura prova e, forse, vi indurranno a chiudere la conversazione. Rileggete i punti da 1 a 4 e chiedetevi perché non li avete usati subito.


Chiudiamo questa breve e non esaustiva trattazione con le reazione più azzeccata ed efficace. Tale è se non siete interessati ad abboccare alla nuova proposta commerciale ma avete tempo da impiegare.

Ascoltate il vostro interlocutore ponendo anche qualche domanda su quale sia la società da cui dipende direttamente e su da quale ufficio chiami, sui termini del contratto e sui tempi. Fatelo parlare un po’. 

Poi attaccate una articolatissima filippica sulle differenze sostanziali tra un contratto in visione, magari anche a mezzo internet o posta elettronica e una proposta ascoltata da un utente telefonico anonimo. 

Parlate lentamente e con calma e ogni tanto verificate che il vostro interlocutore vi stia seguendo: è una cosa che di solito fanno loro quando voi rimanete in silenzio per essere certi della vostra attenzione.

 A seguire raccontate una disavventura qualsiasi occorsa a voi o a qualche vostro conoscente nell’accettare un contratto proposto telefonicamente: se non la avete inventatela come se foste in tribunale alla arringa finale. 

Il risultato, sperimentato e garantito al 100% è che non arriverete ai saluti perché, disperato per il tempo che sta perdendo con voi, il molestatore vi attaccherà il telefono in faccia e non richiamerà mai più.

Caso, tra l’altro estremamente raro, e da sottolineare è che sarete soddisfatti che vi abbiano attaccato il telefono in faccia.

Guardate, infine, sul display del telefono la durata della telefonata e gioite di quanto tempo gli avete fatto perdere.

Il mio record personale è di 9 minuti e 46 secondi.


Posso migliorare.


Marco Valenti                             

 

 


5 luglio 2020

L’arena riapre e una signora ha i tacchi alti




Desidero soffermarmi su alcune cose accadute a Roma, la mia città.
Riporto alcune notizie che ho appreso, dalla stampa e dai social nelle ultime ore, per poi concludere con due brevi considerazioni. 

Non importa che io in questa sede riporti storie pregresse o mie opinioni al riguardo e non lo farò ma ho veramente desiderio di scrivere questo brevissimo post.
La lettura è brevissima: vi esorto ad intraprenderla.

29 maggio 2020

Attenzione: tempo di ragionarci seriamente





n f attenzione
1 concentrazione distrazione applicazione della mente
Vi chiedo un attimo di attenzione.
destare l'attenzione
2 precisione diligenza negligenza cura nel fare qlco
studiare con attenzione3 premure riguardi (Note: spec. pl.) riguardo verso qlcuHa avuto molte attenzioni nei confronti di mia mamma.4 (Note: nelle esclamazioni) detto per segnalare un pericolo o richiamare l'interesse di qlcuAttenzione, si scivola!fare / prestare attenzione stare attento

Ragionavo nel 2012, su questo stesso blog, della poca attenzione che vedevo in giro e ritengo di doverci tornare sopra. Intanto riporto il testo di allora.

Fondamentalmente in questo mondo manca l'attenzione: pensateci.



Ne servirebbe di più, ad ogni livello ed in tutte le accezioni del termine.
Si parli di premura nei riguardi di chi soffre (un Paese, un paese, una persona, un cane), di concentrazione verso le parole di un interlocutore, di diligenza nel verificare notizie (omertose, false, fuorvianti, disattente) sui quotidiani o nei social forum, di fare in modo di evitare pericoli per sé o per la collettività il discorso non cambia: siamo tutti troppo distratti e superficiali.
Credo che tutta questa superficialità sia un pericolo.
Ritengo che i nostri convincimenti e le nostre abitudini si vadano radicando senza avere supporti solidi e che questo conduca, ancor di più, alla difficoltà nel dialogo e nella comprensione delle cose.


Riprendo dopo qualche anno e aggiungo che le cose sono peggiorate in qualsiasi contesto. 
Se fai una domanda in un social forum, per esempio, una buona parte delle risposte non sono pertinenti. 
Se un giornale riporta una notizia esce con dei titoli privi di misura sulla portata e sul senso della notizia stessa. 
La distrazione, la mancanza di ascolto, l'assenza di applicazione su qualsiasi tematica, la mancanza di studio serio e responsabile, il disinteresse all'ascolto: tutte cose che stanno dilagando sempre di più. 
Se indicano la luna i più guardano il dito.



La frase, che cito spesso, è di Wilson Mitzer: un arguto drammaturgo statunitense. La teneva appesa nella reception dell'albergo che gestiva a New York. Un genio.
A prescindere dalla battuta abbiamo un problema gigantesco che ci porta ad una crescente ignoranza e ad un arretramento sociale e culturale.
Alla base (tra altre cose) la mancanza di attenzione.

Esorto ciascuno, ovviamente me compreso, ad avere occhi attenti ed orecchie ben aperte.


Credetemi se vi dico che si sta facendo dannatamente tardi.

13 gennaio 2020

mezza età




DECLARATORIA DELLA MEZZA ETA’


(Ripubblico volentieri qui 
un mio piccolo racconto del 2015, brevissimo).

Se ne accorse un po’ per volta.
Credo fossimo intorno all’anno duemilaquindici quando la cosa gli fu chiara, quando ci fece i conti, la razionalizzò, la metabolizzò e la digerì.

C’erano state delle avvisaglie.
Le modelle dei costumi da bagno erano diventate più giovani di suo figlio: altrettanto la maggior parte dei giocatori di football. Le acconciature di questi ultimi non gli piacevano e neanche la moda di ricoprire la maggior parte dei corpi di tatuaggi.
Per non parlare del piercing.

Aveva maturato capacità di elaborazione, anno dopo anno, e si era tenuto informato, aggiornato e vispo. 
Seguiva non supinamente la politica, l’attualità, l’evolversi delle idee e delle mode. Acquisiva spessore non richiesto. Consapevolezze non ostentabili.
Idee. 
Talvolta, timidamente, ideali.
Sapeva. In piccola parte, ovviamente, ma conosceva cose, fatti e antefatti. 

Tutto ciò gli dava convinzioni e capacità di argomentarle, nella vita, sul lavoro, on demand.
Quello che gli mancava era la domanda. 
Sapere qualcosa e non avere nessuno che te la chieda. 
Avere opinioni accessorie. 
Esserci e sentirsi trasparente, trascurato, non ascoltato, non richiesto.

In una riunione, in una partecipazione ad una decisione, in un consiglio, per un consiglio.
Sentirci considerato nulla. 
Avere una opinione non esprimibile su una gran quantità di cose, di fatti, di notizie. 
Sentir berciare in modo qualunquistico, piatto, con la tracotanza dei vincenti – giovani, belli e vincenti – e vedere altri suoi coetanei assentire.

Minoranza silenziosa, silenziata, minorata. Ininfluente. Così era lui, giorno dopo giorno, sempre di più.
Quale opinione su una politica, o sedicente tale, su un libro o uno scrittore o un poeta o un musicista (o sedicenti tali) avesse non era influente – e va bene – ma manco richiesta e quindi ininfluente ma anche inascoltata. 
Talvolta inascoltabile.

Essere se stessi senza essere riconosciuti. Nessuna riconoscenza e nessun desiderio di essere conosciuto.
Tutti sicuri, portatori di saggezza e di certezza e di verità.
Lui meno.
Idee chiare ma educate, perbene, senza alcuna voglia di gridare ma con un universo di cose da dire.

Gola piena e bocca chiusa.

Anche in certe riunioni di lavoro: vedeva il Titanic e vedeva l’iceberg ma se provava a dirlo non lo ascoltavano. 
Mai. 
Andava avanti nella considerazione di chi decideva: chi decideva le cose era sempre un qualche persona che diceva che il comandante era un fenomeno e la rotta sicura e felicemente e sapientemente tracciata. 
Si abituò a tacere gli iceberg. Meglio silenzioso che gufo.

Mica stava al timone.

Continuava a pensare storie e a scriverle, con coscienza e prudenza, masticando a lungo prima di introitare le storie che lui stesso creava. 
Di cento che ne pensava ad una o due dava seguito, le cullava, le lasciava danzare, e decantare, e purificare. Le metteva in discussione. Se le coccolava per poi stenderle con prudenza e con tutto il tempo che meritavano. Sceglieva il modo e il lessico per cantare ogni sua storia. 

La scrittura vuole tempo e amore.

Considerato antico come un controbuffet all’epoca dell’happy hour.

Poi, magari, parlava di ebook. Lì tutti, stranamente, erano per la carta stampata, magari profumata. Moderni con giudizio: tutti moderni su tutto tranne che sugli ebook. 
Modernità quando serve.

Era felice di avere delle idee. 
Convinzioni. 
Conquiste.

Disappunto nel non avere modo di raccontarle se non nelle sue storie, nei suoi libri, nei suoi racconti. Un cantastorie senza piazza.

Pensò che non era colpa sua se le automobili, serie dopo serie, peggioravano la linea. Pensò che erano progettate per infinocchiare una generazione più giovane di lui. Se una Range Rover pareva essere passata sotto un ferro da stiro non era un problema suo ma della povera jeep. Per dire.

Prese la scala e raggiunse il soppalco. 
Salì con attenzione – perché sulle scale si deve salire piano e scendere pianissimo -  e tirò giù una scatola pesante e voluminosa.
Ripose la scala; spolverò la scatola e la aprì.

 Sentì che gli arrivava un messaggio su whatsup. Ebbe un moto di insofferenza. Spense il computer, il modem, il  tablet, il cellulare.

Cercò il suo single malt preferito, torbato a bestia, e se ne servì un bicchiere generoso. 
Accese una sigaretta e fece un tiro lungo. 
Rovesciò il contenuto della scatola sul parquet.

Il suo ultimo manoscritto magari era in mano ad un giovanotto che doveva giudicarlo con la metà dei suoi anni e che, magari, trovava palloso Pavese (magari per sentito dire) e stravedeva per Murakami o per Banana Yoshimoto. Magari lo avrebbe trovato buono ma non abbastanza. fuori target.

Sorrise.

Una multicolore montagna di mattoncini Lego lo stava invitando a non pensare alla mezza età.
Pensò che il mondo e la mezza età potevano fare a meno di lui. 
Per un po’. 
Doveva decidere tra fare una casa o un aeroplano. Oppure un robot. Aveva tutto il tempo, mezzo pacchetto di Camel e mezza bottiglia di wisky.
Se avesse trovato i tetti rossi a trenta gradi e un po’ di finestre e porte degli anni sessanta sarebbe stata una villetta. Magari a elle. 
Se ci fossero stati abbastanza pezzi con le ruote un bel camion.



Una nuvola di fumo.

Odore di fresie. Per chi lo vuole sentire dal terrazzo in fiore. Silenzio. Silenzio e fresie.
La montagna di lego dispersa e appiattita con lentezza e occhio attento.

Lezioni americane. Calvino. La leggerezza. Il lego. Cominciare a separare i mattoncini rossi dagli altri, il primo colmo del tetto che appare e lo mette via, da un lato, aspettando le altre tegole rosse. 

Pensò che se lo avessero guardato in quell'istante, chino sui mattoncini Lego, non lo avrebbero potuto capire.
Troppo moderni per un controbuffet.

Un tiro. Un sorso. Un sorriso.
Un mattoncino sopra un altro. Clak.

Silenzio.



Bum.

27 dicembre 2019

La politica spiegata col pallone



La politica spiegata con il gioco del pallone


Nel nostro Paese sono quasi tutti esperti di calcio.

Ne parlano con animo e con passione. Molti vedono le partite in televisione; altri allo stadio; tantissimi leggono i giornali sportivi e chiacchierano, più o meno tifosi e con più o meno calore, con amici, colleghi di lavoro, avventori al bar. Si intendono di tecnica, si informano dei profili dei giocatori professionisti, ascoltano le radio private e vedono le trasmissioni televisive che parlano di pallone.
È di gran lunga lo sport più popolare.
Alcuni addirittura lo praticano, dividendosi tra chi lo fa per puro diletto e chi ne fa una professione agonistica.

Si accede a questo universo da bambini e difficilmente ci si distacca.

L’idea vincente che lo rende facilmente attraente è che per provarlo basti uno spazio, un pallone, due cose qualsiasi a delimitare una immaginaria porta da difendere o da violare (secondo se attacchi o difendi). Il calcio è una metafora della vita.
Forse è adoperabile come metafora della società italiana e della sua politica. Del nostro vivere la politica italiana e nella società italiana.
L’accesso al mondo del gioco del pallone, l’alfabetizzazione allo stesso, l’attività del praticarlo sono molto anticipati rispetto alla politica.

Di calcio se ne sente parlare prima e si sente parlare di desto o sinistro ben prima di indagare le categorie di Destra e Sinistra; i concetti di attaccante e difensore vengono assorbiti prima di quelli di progressista e reazionario. Soprattutto, evidentemente, l’ingresso nel calcio tifato e giocato è antecedente all’essere elettore o eleggibile.
Chi diventa un giocatore professionista lo diventa per qualità atletiche personali ma anche per averle coltivate con passione e dedizione fin da piccolo: campetti, strade, scuole di calcio, oratori, squadre minori giovanili.

4 agosto 2019

ipovedenza balneare




Non è dovuto al luogo (in questo caso la spiaggia romagnola) ma al tempo estivo e ai tempi che corrono. 

Perciò dopo aver ispezionato per qualche giorno le letture in corso sui lettini e sotto gli ombrelloni; dopo aver osservato orge di tatuaggi ed epifanie di ammiccamenti; dopo aver visto a sufficienza esposizione – sovraesposizione – di pelli che avrebbero meritato maggiore pudicizia; mi sono reso conto che passeggiare senza occhiali sul naso ha almeno un paio di vantaggi.

Il primo vantaggio assolutamente edonistico è il perseguimento di una abbronzatura priva di segni bianchi da stanghette e naselli. Il secondo è poter vedere letture indistinte e non dover riconoscere quasi esclusivamente rotocalchi insulsi che vivono riportando foto e gesta di personaggi illustri o, più spesso, aspiranti notorietà; non distinguere scritte volgari sulle magliette; poter immaginare solo nudità di classe.

Benedetta ipovedenza!

Colonna sonora: Giuni Russo – “Un’estate al mare”.

15 febbraio 2019

"Al posto di"





AL POSTO DI




Volevo dire una cosa poco popolare.

"Al posto di" non funziona e non è un argomento spendibile se si sta parlando seriamente.
Conto di articolare questo concetto meglio possibile (“al posto di” dire fesserie) ma, sono certo, non funzionerà comunque.

Le cose che dirò qui sono una minima parte di quelle che ho in ghirba.

Serve parlare per esempi e, per esempio, 
per fare un esempio serve parlarne.
“A che serve un servo che non serve?”(Cit.)
Parlare al posto di tacere.

In passato, remoto, (per esempio) qualcuno disse che era meglio potenziare le tratte dei pendolari "al posto di" fare l'alta velocità ferroviaria Milano Roma e ci furono grosse polemiche sulla variante di valico.
Oggi chiunque abbia un grammo di sale in zucca è felice di fare Roma-Venezia in un comodo treno frecciarossa invece di un più inquinante e costoso volo, con la soddisfazione della più bella uscita da una stazione ferroviaria che ci sia.
L’alta velocità ferroviaria ha fatto sì che tratta aerea Milano Roma, praticamente, non esista più e chi si è accanito nel proporla ha visto i propri aerei vuoti (con delle conseguenze societarie).

I pendolari restano ai piedi di una croce ma qualsiasi pendolare, dove può, usa l'alta velocità.



"Al posto di" peggiora, come termine di paragone, quando affronta temi che coinvolgono accordi internazionali o scommesse di investimento sul futuro. 
Fare un accordo vuol dire prendere degli impegni e se recedi l’altro contraente ha un danno e, correttamente, può avanzare diritti di rivalsa su di te. 
Scommettere sul futuro vuol dire essere preparati a cogliere al meglio opportunità che potranno venire e far da oggi quanto possibile per favorirle.

Roma (sempre per esempio) ha deciso di ritirare la sua candidatura per le olimpiadi perché, "al posto di" interventi sugli impianti sportivi, sarebbe stato meglio investire risorse sulle periferie, la cura del territorio, i bisogni della gente. Ha ritirato la propria candidatura ma non sono arrivati benefici di alcun genere al posto di. Quindi nessun beneficio per la città.

21 dicembre 2018

Auguri di bel tempo




Nebbia.


Snebbiatevi!

Prima di commentare

qualsiasi cosa sui "social"

come se non ci fosse un domani.

Quando pensate di aver tolto il livore

 da ultras, solo dopo, contate da 1 a 10 e 

poi da 10 a uno e poi ripetete a memoria almeno 3 

combinazioni numeriche che conoscete.

Per esempio il vostro codice bancomat, 

o il telefono della fidanzata/o, 

o un altro codice che avete mandato 

a memoria. 

Poi 

solo dopo

commentate 

se ancora credete 

di avere giudizio e competenza per farlo. 

Altrimenti liquefacetevi in silenzio. Grazie da parte 

del mio fegato offeso da troppa idiozia circolante. Davvero.


I tempi
sono questi.
Vogliate
considerare
il mio
come un
accorato
auspicio.




14 luglio 2018

Se fossi ricco comprerei un orologio costoso





Se fossi molto ricco comprerei un orologio costoso. Forse più di uno.
Amo gli orologi, li conosco, mi attardo davanti alle vetrine delle marche più importanti.
Se potessi non acquisterei un Rolex ma un orologio di marche che trovo migliori.
Rimarrei progressista anche se indossassi, con soddisfazione, un orologio prezioso; resterei di sinistra, europeista, antiproibizionista, inclusivo, per la progressività fiscale, per la giusta paga, per i diritti, dalla parte degli ultimi.


Mio nonno me ne regalò uno proprio come questo. Mi svaligiarono casa rubando anche lui. Ma questo è un dolore personale.

Da giorni si parla di Rolex e magliette rosse e non ne parlano solo populisti, fascisti e sovranisti: tutto questo ha dell’incredibile.

Anche quelli che vorrebbero fare la sinistra unita, o reinventarla, ne parlano e si dividono. Sulle magliette rosse, su dove erano prima e dove saranno quelli che il 7 luglio le hanno indossate.

25 giugno 2018

Roma non è gossip e non è cronaca. Roma è la storia







Roma è una città troppo importante 
perché il giudizio su di essa si impantani 
sul gossip e sugli scandali 
spesso presunti, gonfiati e poi smontati tardivamente 
dalle cronache giudiziarie.

Questo giova solo a dividere il pensiero comune in mille pensieri differentemente sfumati o a prendere parte al peggior tifo calcistico se non a far parte fideisticamente di una squadra senza nemmeno capire fino in fondo chi ci gioca davvero.

Il rischio è di rimanerci male come cittadini.

Accadde con Marino Sindaco. 

Giudicato inadeguato per vicende da due soldi, scontrini e multe, dalle quali è uscito totalmente pulito ma – nel frattempo – disarcionato con atto notarile anche dalle forze che lo hanno sostenuto (e dalle quali si aspetta ancora autocritica).

Accade nuovamente sullo stadio a Tor Di Valle dove tutti hanno scritto di tutto e parecchi hanno gareggiato nel dare il peggio di se stessi. 

Qui se ci siano stati finanziamenti illeciti
 o pressioni indebite lo diranno i magistrati 
ma ci riflettano sopra i puri del nessun finanziamento pubblico ai partiti, 
perché se il Paese non finanzia l’attività politica in modo trasparente 
finirà per farlo qualcun altro 
con logiche non necessariamente filantropiche.

Non è questo che deve farci giudicare l’operato della giunta Raggi ma le condizioni miserrime, respingenti, divisive, tristissime nelle quali versa la Capitale d’Italia anche per tutto quello che la Sindaca non ha fatto.

In primis, certamente, in termini di manutenzione minima della città.

Neanche entro nel merito perché che molto sia peggiorato è troppo lampante.

Comunque serve fare quel che si deve e ascoltare le realtà sociali, le reti civiche, la cittadinanza attiva (invece di reprimere, mortificare, smantellare e sgombrare).

Qualcosa si è mosso, partendo dal basso e dai territori (invece che dalle segreterie dei Partiti) nel III e nell’VIII municipio grazie a Caudo e a Ciaccheri. 
È troppo immaginare che accada anche nel Comune?

Comunque  laddove le colpe o le competenze ricadano su altri livelli di governo insistenti sul territorio di Roma città, Roma Capitale e Roma Città Metropolitana il primo dovere del Sindaco di Roma è quello di denunciare e combattere.

Perché Roma merita giustizia e non favori.



La modifica costituzionale che nel 2001 istituiva Roma Capitale non ha avuto legge (norma e finanza) che desse gambe per camminare ed era  già chiaro da lì che la sfida non fosse di “campanile” ma Nazionale. Quanto è seguito (o, piuttosto, non è seguito) è già chiaramente un fallimento nazionale. La questione Roma è italiana e planetaria.

Ma cosa non sta facendo Roma?