marco valenti scrive

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9 novembre 2019

Le mappe della disuguaglianza

Parliamo delle mappe della disuguaglianza a Roma...




LE MAPPE DELLA DISUGUAGLIANZA

Una geografia sociale metropolitana

Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi

Postfazione di Walter Tocci

Donzelli Editore

ISBN 978 88 6843 988 0


Quando si parla di Roma spesso si hanno percezioni distorte.

Possono essere preconcetti o pregiudizi, troppa estraneità o troppi ricordi da cartolina come troppo straniamento dovuto al viverne disagi da cronaca o al viverne una parte di città piuttosto che un’altra. 

Distanze considerevoli in termini di spazio fisico e di tempo occorrente per colmarle.

In moltissimi casi, al netto della buona fede, manca la percezione delle differenze enormi tra un Municipio ed un altro e tra zone all’interno di uno stesso Municipio, o si lascia spazio alla faziosità, alla non conoscenza o alla paura.

Roma è, comunque, una città cresciuta in modo disordinato e disomogeneo, con una estensione territoriale e un numero di abitanti che la portano ad essere di gran lunga la più grande città d’Italia e una tra le più grandi Capitali del mondo.

Idee distorte o poco attente, spesso, anche tra chi ha la responsabilità di deciderne le sorti e indirizzarne il futuro.

Questo libro eccellente, partendo dalla suddivisione della città in 155 zone urbanistiche, indaga sulle differenze e le disuguaglianze profonde presenti nel territorio romano attraverso 26 tavole tematiche con grandissimo rigore scientifico e commenti di grande semplicità e forte suggestione.


Il cristallino rigore scientifico delle mappe, a partire dalla accuratezza e autorevolezza delle fonti, non permette allusioni a fenomeni percepiti ma non dimostrabili, ma la encomiabile passione sociale degli autori lascia la disponibilità dei dati del loro lavoro in forma aperta e chiunque voglia può adoperarli per proprie elaborazioni e considerazioni li può facilmente trovare partendo dal loro sito https://www.mapparoma.info/.

#mapparoma20

21 agosto 2019

S come Stupidità





Aforismi e frasi: S come stupidità

Qui nel blog alla tag aforismi ho raccolto un po’ di frasi e, volendo, potete farvi un giro. Ho finora saltato la stupidità, malgrado sia vasta ed estremamente pericolosa. Nel merito lo scherzoso trattato di Carlo Maria Cipolla – uno studioso e non un comico – è imperdibile e se non lo avete ancora letto non mancate di farlo. Consiglio di leggerlo dal libro “Allegro ma non troppo” del quale è appendice.

Cipolla, argomentando, declama “le cinque leggi fondamentali della stupidità umana” che trascrivo prima di sciorinare altre frasi sulle quali convengo.

Prima Legge
il numero degli stupidi viene sempre sottostimato.
Seconda Legge
le probabilità che un individuo sia stupido è indipendente da qualunque altra sua caratteristica.
Terza Legge
lo stupido causa danni agli altri senza vantaggi per sé, o traendone addirittura uno svantaggio.
Quarta Legge
il potenziale nocivo degli stupidi viene sempre sottovalutato.
Quinta Legge
tra i vari tipi di persone gli stupidi sono sempre i più pericolosi.

 
Ecco, a seguire, un po' di frasi che mi sono piaciute.

Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.
(Albert Einstein)

Gli elementi più comuni dell’universo sono l’idrogeno e la stupidità. Ma non in quest’ordine.
(Anonimo)

Pare che certa gente abbia fatto la fila per tre volte quando il buon Dio ha distribuito la stupidità.
(Konrad Adenauer)

Quando mai uno stupido è stato innocuo? Lo stupido più innocuo trova sempre un’eco favorevole nel cuore e nel cervello dei suoi contemporanei che sono almeno stupidi quanto lui: e sono sempre parecchi.
(Ennio Flaiano)

Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo.
(Ennio Flaiano)

Ho fatto il test per il Q.I.
Tutto bene, sono negativo.
(Brambilla Luca)

Non è che le persone usano solo il 10% del loro cervello, è che solo il 10% delle persone usano il loro cervello.
(TheTweetofGod)

Prima di lavorare sull’intelligenza artificiale, perché non facciamo qualcosa per la stupidità naturale?
(Steve Polyak)

Un pensiero intelligente si addormenta in un orecchio stupido.
(William Shakespeare)

Nessuno è abbastanza intelligente per dimostrare a uno stupido che è uno stupido.
(Roberto Gervaso)

Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.
(Leo Longanesi e Franz Kafka)

La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.
(Ennio Flaiano)

Perché l’intelligenza umana ha dei limiti, e la stupidità no?
(Georges Courteline)

Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due.
(Eduardo De Filippo)

4 agosto 2019

ipovedenza balneare




Non è dovuto al luogo (in questo caso la spiaggia romagnola) ma al tempo estivo e ai tempi che corrono. 

Perciò dopo aver ispezionato per qualche giorno le letture in corso sui lettini e sotto gli ombrelloni; dopo aver osservato orge di tatuaggi ed epifanie di ammiccamenti; dopo aver visto a sufficienza esposizione – sovraesposizione – di pelli che avrebbero meritato maggiore pudicizia; mi sono reso conto che passeggiare senza occhiali sul naso ha almeno un paio di vantaggi.

Il primo vantaggio assolutamente edonistico è il perseguimento di una abbronzatura priva di segni bianchi da stanghette e naselli. Il secondo è poter vedere letture indistinte e non dover riconoscere quasi esclusivamente rotocalchi insulsi che vivono riportando foto e gesta di personaggi illustri o, più spesso, aspiranti notorietà; non distinguere scritte volgari sulle magliette; poter immaginare solo nudità di classe.

Benedetta ipovedenza!

Colonna sonora: Giuni Russo – “Un’estate al mare”.

7 luglio 2019

Economia circolare e rifiuti a Roma





Da cittadino di Roma, privo di competenza specifiche nel settore del riciclo e della valorizzazione dei rifiuti, ho cominciato ad interessarmene per legittima difesa.

Difesa da una questione palesemente irrisolta, quella dei rifiuti nella Capitale del Paese, che ha radici ben affondate nel secolo scorso. 
Ricordo bene i miasmi della gigantesca discarica privata di Malagrotta e le lotte dei Comitati di quartiere sulla Aurelia. All’epoca tutto finiva in discarica, tranne i rifiuti ospedalieri che bruciavano, e tutt’oggi bruciano all’interno di questi grandi complessi o che, comunque, hanno una loro strada.

Ho ben presente le procedure di infrazione aperte sul tema nei nostri confronti e mi è chiaro che trasferire immondizia a centinaia di chilometri dal luogo di produzione sia sbagliato e antieconomico.

Ho ascoltato e mi sono informato il più possibile, con mente aperta e anima in pena.

L’idea di base dell’economia circolare è veramente affascinante. Il rifiuto, ben separato per tipologia e correttamente raccolto, smette di esser cosa da seppellire o da bruciare per diventare materia prima per nuove produzioni.

È fantastico.

Una Città Metropolitana di 4,4 milioni di abitanti dovrebbe essere un vero colosso nella produzione di materie prime del genere.

Ma il mercato di qualsiasi materiale è soggetto alle leggi della domanda e dell’offerta e alla qualità del materiale che vendi.