le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose. Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere. Cosa lasciare andare.
marco valenti scrive
23 febbraio 2014
comunicazione e forma
20 ottobre 2010
Sul traffico visto da uno scooter

Tempo fa con un amico si era pensato di scrivere storielle sul diverso punto di vista di chi viaggia in moto (o motorino, o scooter) rispetto a chi gira in automobile: poi non se ne è fatto niente.
Resta, comunque, il mio disagio a girare in una città faticosa, caotica e imprevedibile; pur non essendo uno di quelli che svicolano, sempre e senza senno, facendo slalom oltre i limiti della follia, ovviamente approfitto degli spazi in cui io posso passare mentre altri non possono riuscirvi.
Parto da qui per una rapida, non esaustiva, carrellata su quello che non mi piace rivolgendomi direttamente alle categorie interessate.
Il fatto che la Smart o le macchinette 50cc dei ragazzini fighetti siano più piccole non giustifica che tappino inesorabilmente i varchi in cui le due ruote (e non le quattro!) potrebbero altrimenti agevolmente passare.
L’indicatore di direzione (volgarmente denominato freccia o le frecce) andrebbe azionato sempre quando si effettua un cambio di corsia; è necessario che TUTTI se ne facciano una ragione e si abituino.
Possedere un SUV o una Multipla (Ah! Le Multiple: meglio stia zitto!) non autorizza automaticamente ad occupare più di una corsia.
Quando ci si ferma in seconda fila ci si può anche accostare a meno di un metro e trenta da chi è parcheggiato correttamente; andrebbe segnalato con gli indicatori di direzione; sarebbe utile, meno pericoloso, non aprire repentinamente lo sportello di destra per fare scendere il passeggero.
Se siete in una strada a due corsie non è detto dobbiate continuamente tentennare sulla scelta della corsia da percorrere e, nell’indecisione, cambiarla di continuo e senza l’uso delle frecce.
Potrei seguitare, e non è detto che non lo faccia in futuro; vi lascio con una citazione, pertinente, da “Un senso alle cose” (Paolo Scatarzi e Marco Valenti: Ed BoopenLed – www.boopen.it).
Vorrei camminare per la vita con la stessa indifferenza dei conducenti degli autobus.
4 ottobre 2010
un sorso di cultura

A Roma l'Enoteca di Monteverde organizza incontri con autori di libri. Lo stesso incontro di ieri sarà replicato domenica 10 ottobre.
Tra i cinque libri presenti e presentati anche "Un senso alle cose" di Paolo Scatazi e Marco Valenti.
All'acquisto di uno dei libri viene offerto un calice di vino. Bruschetta e quattro chiacchiere per tutti.
L'enoteca è a Via Ozanam 40 e l'evento parte dalle 18,30 del pomeriggio. Purtroppo il 3 Paolo ed io non abbiamo potuto esserci, per precedenti impegni; il 10 invece saremo lì.
La quota devoluta all'associazione Parent Project Onlus in occasione di questo evento aumenta alla metà esatta del prezzo di copertina.
26 luglio 2010
sliding doors e Gg

Sliding doors.
Il film è una commedia romantica del 1998, di Peter Howitt, con Gwyneth Paltrow, e narra il “cosa sarebbe successo” se non fossero avvenuti taluni fatti assolutamente occasionali alla protagonista.
Un film carino, garbato e curioso, che mi sento di consigliare.
La vita prende delle pieghe, in sostanza, legate ad eventi casuali.
Ciascuno di noi, sottoscritto incluso, attraversa inconsapevolmente le proprie sliding doors e capita che giri a destra piuttosto che a sinistra e che le cose cambino; questo comporta, a grappolo, cambiamenti nelle vite di altre persone.
Un incontro, simpaticissimo e totalmente casuale, avuto da me nell’agosto del 2007, è stato una clamorosa sliding door e so che coinvolgendomi a caduta ha comportato un gran numero di fatti che riguardano un discreto numero di persone.
Mi trovavo in vacanza con mio figlio in un villaggio turistico; tra gli altri ospiti GG, un ragazzo simpatico di una decina d’anni meno di me, era lì con la figlia in una situazione simile, per alcuni versi, alla mia; ci è capitato di scambiare chiacchiere con piacevolezza e sincerità.
Avendo saputo che avevo storie scritte, che erano allora sogni nel cassetto, mi ha consigliato, da espertissimo internauta qual era ed è, diversi siti per provare a pubblicare e per condividere opinioni sui libri.
Devo anche a lui l’aver pubblicato i primi due libri con l’editore Boopen (www.boopen.it) e soltanto a lui devo l’essermi iscritto alla più bella comunità virtuale di lettori esistente sul web, Anobii (www.anobii.com; consiglio chi ama i libri di farci un giro).
Proseguo partendo da questi eventi.
Su Anobii ho conosciuto amici;
persone di Anobii (cosiddetti “Anobiiani”) hanno letto il mio libro;
ho conosciuto personalmente diversi anobiiani e sono amico di alcuni di loro;
con una donna splendida (Delia), anche lei conosciuta sul sito, ho una relazione sentimentale;
un mio carissimo amico ha conosciuto questa deliziosa persona e sono diventati amici;
Delia ha fatto conoscere al mio amico una sua amica francese;
l’amica francese e il mio amico ora stanno insieme.
Le considerazioni sarebbero tante così come le persone coinvolte;
mi sembra davvero parecchio e credo che diverse persone potrebbero dire, con me: grazie GG!
Emmevù
14 maggio 2010
al salone del libro di Torino: "Un senso alle cose"

8 dicembre 2009
"un senso alle cose" ringraziamenti
28 novembre 2009
Un senso alle cose

La nuova edizione del romanzo
“Un senso alle cose”,
di Paolo Scatarzi e Marco Valenti,
uscita in occasione di "più libri più liberi"
Il romanzo, in questa edizione,
è arricchito dalla
postfazione
di Carmen Orlandi
(che gli Autori ringraziano)
http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=13123&NClick=20
12 novembre 2008
primitivo di manduria
Caro Luca,
mi chiedo, è sera ma sono ancora in ufficio, se questa mia mal disposizione, questa mia difficoltà a comunicare con te derivi dal non avere molto da dirti, dal non volerti dire molto o più banalmente dal tempo che non c’è (se mai c’è stato) o ancora dal mio stato del momento(?).
Un ufficio deserto alle sette e mezzo di sera, poche luci accese, silenzio rotto dal brusio del condizionatore e del traffico del rincaso dabbasso, è un posto dove si può riordinare la mente e, come ora, scrivere.
…
Ci vuole il tempo che ci vuole per fare, il tempo che ci vuole per scrivere; anche solo per ragionare.
Perciò tempo mi sto prendendo dall’ultima tua, forse a tentare di dare un filo ai pensieri che vorrei parteciparti, forse per provare a dare una sub specie di logica o di ritmo compatibile alle mie giornate.
Ma poi se ne trova?
Stride lo scenario che descrivi dei tuoi monti e della cadenza del tuo vivere e il tuo argomentare con qualsiasi cosa io viva qui nella città eterna.
Eterna mutazione e in eterno caos.
Quanto (de)scrivi mi porta piacere doppio, per il saperti soddisfatto e per l’avere qualche elemento che corrobori il mio immaginare luoghi di pace dove il tempo (di nuovo!) abbia una scansione ancora umana.
Meglio: naturale.
Una pur piccola parte di me te li invidia e stasera, a marcare distanze e differenze, stapperò e carafferò un “primitivo di manduria”, quattordici gradi (mi pare) di rosso tarantino quasi da meditazione (non così lontano in realtà da certi vini friulani). Anche se la stagione è un po’ troppo calda per l’uso, lo accompagnerò con un arrosto di maiale fermo da ieri sera in forno con tutte le sue erbette (aggiunte a fine cottura) ad insaporirne la salsa. Confido che Villa Pamphili faccia salire al mio giardinetto qualche soffio di ponentino romano.
La realtà di quanto mi accade, intanto, mi fa invocare un rimbambimento da iperattività, da rumore di fondo e da metropoli che mi eviti di pensare, e perciò soffrire, troppo.
Vorrei girare per il traffico della vita con la stessa indifferenza dei conducenti di autobus.
…
(da “Un senso alle cose” – Boopen Editore – www.boopen.it)
Primitivo di Manduria:
uva rossa pugliese che sta conoscendo un suo rinascimento, non più adoperata come taglio ma vinificata in purezza. Dà vita a vini dal grande corpo e frutto, ma dotati allo stesso tempo di eleganza e capacità di evoluzione nel tempo. Da provare sulla fibra tenace di una carne di agnello cucinata alla brace. Bottiglie da non perdere: Primitivo di manduria Dunico 1999 Accademia dei Racemi e Primitivo di Manduria 1999 Felline.
5 ottobre 2008
Cervaro della Sala (odio le file)
Roma 3 luglio ’98
Amico mio, sono le nove di sera e sono appena uscito da un bagno caldo dopo due ore di fila in macchina per tornare a casa.. Patrizia e Marco sono dai suoceri e, giustamente, non mi hanno aspettato.
Finita la scuola di Marco capita spesso di vedere i nonni materni; secondo me è anche che stanno cercando di riempirsi di nipote prima che si trasferisca al mare, dai miei a San Felice Circeo. Credo che la nostra estate sarà tutta lì, dove potrò fare facilmente il pendolare con Roma.
Sgranocchio salatini giusto per quel minimo di base solida che questo Doc umbro merita. L’esasperazione da traffico meritava la consolazione di questo bianco strepitoso, classe ’95, Cervaro della Sala: un bel colore quasi dorato, fruttato quel giusto che la stagione richiede e gusto pieno a strafottere. Cerco di stemperare, bevendo e scrivendoti, tutta la rabbia e lo stress accumulati.
Disco di Van Morrison con i Chieftains in sottofondo.
Odio le file, Luca: quando arriverà ‘sto Giubileo non sarà mai troppo tardi.
Odio le file stupide per strada ma ancor di più gli stupidi che vi albergano. Detesto buona parte dell’umana genie. Quelli che navigano tutto a destra in corsia di emergenza e quelli che suonano anche se è inutile e quelli che si accodano alle ambulanze; i guidatori che parlano al telefonino e quelli che strombazzano invidiosi verso chi telefona.
I vigili che ma dove stanno quando servirebbero ma a volte girano a tre a tre e fumano, e fumano in servizio.
Mi inquieto per i cantieri segnalati quando è ormai tardi.
Oggi quello che mi ha fottuto è stato proprio un cantiere sul Lungotevere, di quelli che a saperlo fai un’altra strada.
…ad averlo saputo.
Mi va stretta la noia delle file e l’ansia che vi si insinua e i pensieri che trovano asilo nell’ansia, quelli che nascono in fila per poi sparire quando si torna a camminare ma poi tornano quando sei steso nel silenzio del tuo letto e ti chiedi
da dove cazzo arrivino
e ti sei scordato da dove e quando ma era una fila in macchina.
Mi opprime il cuore la cintura di sicurezza e odio la sua macabra necessità come la necessità di fermarsi un attimo in seconda fila e rimediare una multa che neanche in America sono così veloci e allora odio le seconde file che non mi fanno andare avanti e neanche una multa.
Dio distratto e quelli che si infilano senza freccia e quasi li tamponi e quelli che tamponano e poi si fermano e telefonano alla stradale con il portatile e da ciò due chilometri e mezzo di fila
e allora odio le file stupide e il cerchio ricomincia la giostra
I cantieri che non finiscono mai e quello nuovo che non lo sapevi.
La rassegnazione scomposta e astiosa e la nuova lontananza di monte verde che prima era a un attimo da ovunque.
L’indifferenza dei conducenti di autobus e il loro uso irrazionale delle frecce.
L’arancione che ti aspetta.
Lo smog e l’ipocrisia della benzina verde.
La segnaletica inesplicabile.
Non potere più prevedere quando arrivi.
Odio le file per il loro rappresentare ulteriore conferma della mia infelice inadeguatezza.
Questa è Roma che aspetta l’anno santo, Dio benedica i viticoltori e il frigo che tiene in fresco vini come questo.
Due ore a pensare.
Due ore di gas di scarico, di ignoranti e di serena certezza che non sto vivendo la vita che voglio vivere.
E non è il traffico, magari fosse il traffico.
Voglio cambiare esistenza, fuggire da questa malsana corsa, da questa follia di compromessi amari, da Cardaci che trucca le carte, da questa banca del profitto e delle apparenze.
Sai qual è la cosa più bella? Che non sono mai stato così pronto alla fuga; proprio ora che nessuno mi insegue. Questo mi dà lucidità, chiarezza di propositi e determinazione.
…
(da “Un senso alle cose” – Boopen Editore – www.boopen.it)
Cervaro della Sala:
vino prodotto dal Castello della Sala in Umbria, di proprietà dei Marchesi Antinori, derivante da un uvaggio di Chardonnay 80% e Grechetto 20%. E’ diventato nel corso degli anni uno dei vini bianchi italiani più rappresentativi capace di unire eleganza, potenza e capacità d’invecchiamento. Da provare su un piatto di tagliolini “Cacio e pepe” magari nobilitati da qualche scaglia di tartufo nero di Norcia. Annate da non perdere: 1998, 1994 e 1992.
Musica.
Non avendo trovato traccia su Youtube del (grandioso) disco con Van Morrison,
ecco "The Chieftains" in concerto:
http://it.youtube.com/watch?v=mgEZXw7cWyU
18 settembre 2008
Teroldego
Caro Luca,
finalmente una busta con qualcosa di tuo tra pubblicità, bollette esagerate e rotture di palle.
Era ora, amico mio: bentornato!
Prima di aprire la tua lettera, un’ora fa, ho stappato una bottiglia ad onorarne l’arrivo: un Teroldego Rotaliano, rosso di pronta beva, di compagnia e bel gusto.
Però poi ho aperto e letto.
Sto bevendo ugualmente, ma con meno voglia di festa, chiedendomi – e chiedendoti – cosa mai ti capiti.
Quando hai scritto da sobrio hai stillato gocce di veleno dalla penna, o di amarezza.
La questione dei furti nel bosco sembra di non facile soluzione; ti conosco però, e so che il teppista avrà ben presto il tuo fiato sul collo.
La tua tenacia.
Mi chiedo se da quelle parti ci sia ancora spazio per un’indagine senza uso di pentiti e delatori, tanto di moda oggi…
La mia curiosità.
…
(da “Un senso alle cose” – Boopen Editore – www.boopen.it)
Teroldego Rotaliano.
Rosso.
Trentino
Uva rossa, ha il suo naturale, e unico, habitat nel Campo Rotaliano, vasto altopiano luogo di numerose battaglie tra Longobardi e Franchi. Produce vini intesi, dal corpo importante ed adatti a grandi invecchiamenti. Da provare con polpettoni di manzo elaborati alle erbe. Bottiglie da non perdere: Teroldego Rotaliano Foradori.
24 agosto 2008
presentazione di "Un senso alle cose"
Palazzo Mazzolari Mosca, via Rossini
Paolo Scatarzi e Marco Valenti presentano il loro romanzo:
UN SENSO ALLE COSE - Boopen editore
Negli anni dei cellulari, degli sms, della e-mail, della comunicazione veloce, ...due amici quarantenni, prendono carta e penna e recuperano il gusto della scrittura 'pensata' e a largo respiro. Marcello, istinto e impulsi, vive a Roma, in un correre frenetico di città; Luca, misura e ragione, sceglie di andarsene a Tarvisio, per una vita semplice di montagna. Due personaggi simbolo che si scrivono lettere 'a mano' per cercare di riannodare un'amicizia incomprensibilmente incrinata; riflettono sui valori importanti che li uniscono e danno significato alla loro Vita, in un momento di smarrimento personale e sociale; ma anche: ascoltano musica, citano romanzi della loro formazione, sorseggiano buon vino... a sottolineare stati d'animo particolari.
Il tutto dà origine ad un intenso romanzo epistolare, ben costruito e con numerosi spunti di 'istigazione' al pensare. Originali anche le appendici con l'elenco delle musiche, dei vini e dei libri che hanno accompagnato i due amici nelle loro riflessioni.
In linea con i tempi, invece, la divulgazione che gli Autori hanno scelto per il loro romanzo d'esordio:
recensioni e commenti nella biblioteca virtuale aNobii:
http://www.anobii.com/books/
la casa editrice 'on demand', vende solo tramite il suo sito
www.boopen.it.
(p.s.: grazie, Enrica)
