marco valenti scrive

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10 luglio 2013

cinquecento






Dal 22 agosto 2008, prima di questo post, ne sono usciti quattrocentonovantanove.

Mi sono detto che questo sarebbe stato il cinquecentesimo.

Cose ne ho fatte; altre sono successe; altre mi sono capitate.

Oltre novanta “sassolini dalle scarpe”, più di settanta pezzi di musica (con un senso), trentasei ricette e cinquanta post sul bere con un senso.

Libri (non solo quelli scritti da me) e recensioni, disegni di quel grande artista che è stato mio padre, pensieri e frasi ed aforismi, persone da ricordare.

Qualcosa su Al: “Al come Alzheimer”,
e poi taccuini di viaggio, la Vespa, Roma che abito e amo.

Cose.
Tag che trovate sul lato destro del blog.

Cose che mi è andato di condividere con chi ha avuto la bontà di leggere qui e che sono tutte sempre qui ad aspettare la vostra curiosità e la vostra condivisione.

Cinquecento cose in sei anni.

Nessun bilancio: si va avanti.






Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

7 luglio 2013

Diavolo di vino



Penso di aver fatto capire, nei post sul “bere con un senso”, che avendone i mezzi investirei di più sul vino che metto in tavola. La realtà mi vede barcamenarmi alla ricerca di ottimali combinazioni tra qualità e prezzo pagato.


Nell’accostarsi al bere un ruolo lo hanno le bottiglie, le loro etichette, le informazioni che contengono e l’efficacia della grafica proposta. 

Siamo in un tempo di marketing, di brand, di packaging in una società di mercato che prova a piazzare prodotti come fossero poesie, sogni, bisogno di appartenenza.


Da un po’ mi capita di servire a tavola lo stesso vino bianco fermo, sfuso, in caraffa.

Nessun commensale, nessun amico si è lamentato ma neppure ha chiesto informazioni su cosa stesse bevendo. Tra i miei amici ce ne è di quasi astemi ma anche qualcuno che di bere ne mastica anche più del cialtrone che sono io.
Forse da un lato era l’assenza della bottiglia e dall’altro una pudicizia a domandare, magari temendomi in disgrazia? Scherzo (come troppo spesso faccio).

1 luglio 2013

due ragazze che giocano




due fanciulle (cm 21 x 29,7)
dai Musei Capitolini


due fanciulle che giocano (cm 17 x 24)


Pietro Valenti
1924 - 2012 


Spesso non si accontentava di un risultato ma tornava al Museo per prendere nuovi appunti sullo stesso soggetto. Capitavano quindi tavole diverse sullo stesso soggetto.
Potete trovare altri disegni di Piero pubblicati in questo blog    
sotto l'argomento "Il disegno di piero".
Altri seguiranno.