marco valenti scrive

marco valenti scrive

13 luglio 2011

il più bel disegno tra tutti


Tra le Tag di questo blog, "il disegno di piero" raccoglie una serie di tavole eseguite da mio padre, Pietro Valenti, tra il 2000 e il 2010 a Roma.
Alcune sono in una bozza di catalogo, non in commercio se non per pochi amici. In catalogo questo disegno non lo ho messo perché è grande ed avrebbe sofferto molto nell'essere ridotto ad un A4. Lungo quasi 140 cm, eseguito nel 2006 a parti separate in una successione di fogli Fabriano e montato, assemblato, finito in studio è una vista di Roma dalla terrazza dei Musei Capitolini: si vedono a destra l'Ara Coeli ed il Milite Ignoto visto da dietro, a sinistra il Tempio ebraico ed il teatro di Marcello.

Uno dei più bei panorami del mondo. Senza alcun dubbio il più bel disegno di Roma di Piero.

Lo ho in casa e spesso mi emoziono a guardarlo.

Non riesco a parlarne diffusamente e preferisco regalarlo a chi legge questo blog, ricordando che cliccando sulla immagine questa si apre a dimensioni molto maggiori ma anche che qualsiasi riproduzione delle opere di Piero deve essere precedentemente autorizzata.
da me.

Buona visione!

11 luglio 2011

"sto per scender in campo" - UNO - anagrafe dei politici

Scendere in campo è uno slogan: ne possiamo fare a meno volentieri dei proclami. Non riesco, invece, a evitare di ragionare. Ascolto tutti, mi informo come credo (ma mi informo), vedo un evidente scollamento tra la gente e la politica. Non sono un politico e non credo davvero che lo sarò mai. Provo a dire alcune semplici cose, molto semplici, nella speranza di avere ascolto.

Un messaggio in bottiglia.

Alcune riflessioni in bottiglia.

Non c’è un ordine prioritario ma sono tutti appelli in cui credo e vorrei credessimo in molti.

Questione di chiarezza più appassionanti di nomi e nomenclature, di formule ed alleanze, di legittimità a rappresentarci.

Questo da oggi e per le prossime settimane. Provo a scrivere in modo slegato dalla attualità. Sono convinto che l'attualità non mi smentirà. Ciò che leggete qui ora è stato scritto diversi giorni fa. Lo dico per chiarezza.
Chiedo sia condiviso da tutti quelli che ritengono io dica una cosa condivisibile.
Lo chiedo senza alcuno steccato ideologico; lo chiedo convinto che questa sia la politica dal basso; lo chiedo qui ed ora perché non vedo perchè non debba essere condiviso fino alla nausea un messaggio chiaro, semplice e di buon senso, che auspica andare oltre qualsiasi logica di tifo politico.
Leggete e, se siete daccordo, condividete a macchia d'olio.
Vediamo che succede.


Uno.

Qualcuno dice che la politica è vecchia e non riesce a proporre persone nuove. Qualcun altro dice che servirebbe una norma che imponesse massimo due legislature a qualsiasi parlamentare.

Tema numero uno.

Anagrafe dei politici.

Risposta che vorrei sentire o, se preferite, proposta che vorrei accolta.

Nessun incarico elettivo può avere termine oltre il settantesimo anno di età.

Se alla fine di una legislatura per cui si stanno indicendo elezioni avresti già compiuto settanta anni non puoi proprio candidarti.

Non puoi essere sindaco, assessore, parlamentare, ministro, presidente di nulla e neppure senatore a vita (a meno che non tu non sia precedentemente stato Presidente della Repubblica): a settanta anni devi andare in pensione.

Non puoi avere alcun mandato se alla scadenza naturale del medesimo avresti compiuto settanta anni.

Vi pare difficile? Irragionevole? Rivoluzionario? Discriminatorio?

A me pare logico e mi aspetto che venga condiviso in ogni sede fino che qualcuno faccia propria questa semplicissima norma.

Non serve rottamare e non occorre esagerare con il nuovo che avanza: basta applicare alla politica ad ogni livello le norme sul lavoro.

NESSUN INCARICO POLITICO E DIRIGENZIALE PUBBLICO OLTRE IL SETTANTESIMO ANNO DI ETA’.

Vorrei facesse parte del programma politico vincolante di chi voterò.
Se siete con me copiate, incollate, diffondete.
Se non ora quando?

4 luglio 2011

"sto per scendere in campo" - prosegue indefesso

Anche in questo lunedì mattina continuo a raccontare cose che ho scritto qualche mese fa e che non vedo perché non raccontare. Sto per scendere in campo è una provocazione e un invito generale a pensare e a non essere per forza equidistante. Sono cose scritte mesi fa che sto riportando a puntate.
Presto cose più fresche (non legate alla attualità) e propositive.


Sto per scendere in campo.

In più mi sono rotto le scatole delle barzellette (non di lui ma su di lui) perché sono barzellette che feriscono il mio essere comunque italiano.

Io non mi sento italiano ma, per fortuna o purtroppo lo sono.

Vorrei essere italiano senza vergognarmene.

La maggioranza degli italiani non la pensa come me; una parte condivide le mie idee e il mio schifo, un’altra invece non partecipa alla politica.

Alcuni, meno di quelli che la pensano come me, credono che abbia ragione quello che ci sta mal governando.

Serve scendere in campo?

Non lo so.

So che tacere e far finta di essere sani non giova proprio a nessuno.

Sto per scendere in campo (meglio: dovremmo tutti essere a bordo campo e poi invadere) per difendere tutti quelli che sono stati presi in giro e che oggi stanno peggio di prima. Perché si levino il prosciutto dagli occhi.

Prima la crisi era solo percepita ma non c’era, ci hanno detto.

Poi ci hanno detto che c’era, dopo che altre nazioni la fronteggiavano da diversi mesi. Il nostro Paese cresce meno degli altri Paesi euro, salvo Grecia e Portogallo.

Stiamo sbagliando politiche economiche e sociali e siamo incantati da un gruppo di manipolatori.

Mai stato ipnotizzato, io, da quelli.

Altri si.

Altri hanno condiviso i suoi disegni fino a ieri; altri ancora hanno contribuito al suo ritorno al potere.

Grazie signor Fini fino a ieri l’altro; grazie signor Turigliatto.

Stanno spaccando tutto.

Potrebbe anche non essere il mio ideale di società quella che stanno spaccando, sia chiaro.

Spaccano il sindacato, per esempio: non è detto che io sia un fan sfegatato dei sindacati come erano… ma li stanno (li hanno) spaccati.

Hanno spaccato la solidarietà, il consociativismo sociale, il cattolicesimo solidale.

Hanno fatto a pezzi le istituzioni.

Perché ed in cambio di che cosa?

Cosa è meglio di prima?

Chi ha tratto beneficio da tutto questo?

emmevù



p.s.: durante il mese di luglio arriveranno quattro mie proposte, minime, che mi piacerebbe molto fossero commentate e rilanciate ovunque nel web.

1 luglio 2011

27000

entro nel mio blog, stasera, e scopro di aver superato una certa quota di visite...
ventisettemila visitatori, 27.000 click in questo blog dal primo gennaio duemiladieci significa aver superato, numericamente parlando, 50 ingressi al giorno, agosto compreso, domeniche comprese, isole comprese.
grazie.
di cuore.

continuiamo?