marco valenti scrive

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21 agosto 2019

S come Stupidità





Aforismi e frasi: S come stupidità

Qui nel blog alla tag aforismi ho raccolto un po’ di frasi e, volendo, potete farvi un giro. Ho finora saltato la stupidità, malgrado sia vasta ed estremamente pericolosa. Nel merito lo scherzoso trattato di Carlo Maria Cipolla – uno studioso e non un comico – è imperdibile e se non lo avete ancora letto non mancate di farlo. Consiglio di leggerlo dal libro “Allegro ma non troppo” del quale è appendice.

Cipolla, argomentando, declama “le cinque leggi fondamentali della stupidità umana” che trascrivo prima di sciorinare altre frasi sulle quali convengo.

Prima Legge
il numero degli stupidi viene sempre sottostimato.
Seconda Legge
le probabilità che un individuo sia stupido è indipendente da qualunque altra sua caratteristica.
Terza Legge
lo stupido causa danni agli altri senza vantaggi per sé, o traendone addirittura uno svantaggio.
Quarta Legge
il potenziale nocivo degli stupidi viene sempre sottovalutato.
Quinta Legge
tra i vari tipi di persone gli stupidi sono sempre i più pericolosi.

 
Ecco, a seguire, un po' di frasi che mi sono piaciute.

Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.
(Albert Einstein)

Gli elementi più comuni dell’universo sono l’idrogeno e la stupidità. Ma non in quest’ordine.
(Anonimo)

Pare che certa gente abbia fatto la fila per tre volte quando il buon Dio ha distribuito la stupidità.
(Konrad Adenauer)

Quando mai uno stupido è stato innocuo? Lo stupido più innocuo trova sempre un’eco favorevole nel cuore e nel cervello dei suoi contemporanei che sono almeno stupidi quanto lui: e sono sempre parecchi.
(Ennio Flaiano)

Niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo.
(Ennio Flaiano)

Ho fatto il test per il Q.I.
Tutto bene, sono negativo.
(Brambilla Luca)

Non è che le persone usano solo il 10% del loro cervello, è che solo il 10% delle persone usano il loro cervello.
(TheTweetofGod)

Prima di lavorare sull’intelligenza artificiale, perché non facciamo qualcosa per la stupidità naturale?
(Steve Polyak)

Un pensiero intelligente si addormenta in un orecchio stupido.
(William Shakespeare)

Nessuno è abbastanza intelligente per dimostrare a uno stupido che è uno stupido.
(Roberto Gervaso)

Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.
(Leo Longanesi e Franz Kafka)

La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.
(Ennio Flaiano)

Perché l’intelligenza umana ha dei limiti, e la stupidità no?
(Georges Courteline)

Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due.
(Eduardo De Filippo)

4 agosto 2019

ipovedenza balneare




Non è dovuto al luogo (in questo caso la spiaggia romagnola) ma al tempo estivo e ai tempi che corrono. 

Perciò dopo aver ispezionato per qualche giorno le letture in corso sui lettini e sotto gli ombrelloni; dopo aver osservato orge di tatuaggi ed epifanie di ammiccamenti; dopo aver visto a sufficienza esposizione – sovraesposizione – di pelli che avrebbero meritato maggiore pudicizia; mi sono reso conto che passeggiare senza occhiali sul naso ha almeno un paio di vantaggi.

Il primo vantaggio assolutamente edonistico è il perseguimento di una abbronzatura priva di segni bianchi da stanghette e naselli. Il secondo è poter vedere letture indistinte e non dover riconoscere quasi esclusivamente rotocalchi insulsi che vivono riportando foto e gesta di personaggi illustri o, più spesso, aspiranti notorietà; non distinguere scritte volgari sulle magliette; poter immaginare solo nudità di classe.

Benedetta ipovedenza!

Colonna sonora: Giuni Russo – “Un’estate al mare”.

7 luglio 2019

Economia circolare e rifiuti a Roma





Da cittadino di Roma, privo di competenza specifiche nel settore del riciclo e della valorizzazione dei rifiuti, ho cominciato ad interessarmene per legittima difesa.

Difesa da una questione palesemente irrisolta, quella dei rifiuti nella Capitale del Paese, che ha radici ben affondate nel secolo scorso. 
Ricordo bene i miasmi della gigantesca discarica privata di Malagrotta e le lotte dei Comitati di quartiere sulla Aurelia. All’epoca tutto finiva in discarica, tranne i rifiuti ospedalieri che bruciavano, e tutt’oggi bruciano all’interno di questi grandi complessi o che, comunque, hanno una loro strada.

Ho ben presente le procedure di infrazione aperte sul tema nei nostri confronti e mi è chiaro che trasferire immondizia a centinaia di chilometri dal luogo di produzione sia sbagliato e antieconomico.

Ho ascoltato e mi sono informato il più possibile, con mente aperta e anima in pena.

L’idea di base dell’economia circolare è veramente affascinante. Il rifiuto, ben separato per tipologia e correttamente raccolto, smette di esser cosa da seppellire o da bruciare per diventare materia prima per nuove produzioni.

È fantastico.

Una Città Metropolitana di 4,4 milioni di abitanti dovrebbe essere un vero colosso nella produzione di materie prime del genere.

Ma il mercato di qualsiasi materiale è soggetto alle leggi della domanda e dell’offerta e alla qualità del materiale che vendi.

29 giugno 2019

Città del Mare


"La valorosa Téméraire" 1838 William Turner 

La condanna delle Città di Mare è che non possono essere comprese.

Non parlo dei Paesini imbiancati a calce che attirano con il loro nitore e la bellezza delle acque una moltitudine di vacanzieri, pronti a pagare ogni soldo nei bar e nelle pescherie; parlo delle Città Grandi.


Quelle Città lì, dove senti il mare e un Porto importante, che del Mare hanno fatto nei secoli Industria e Vanto, sono state vanitose e splendide. 

Sono, però, vaste, piene, abitate da palazzi e cittadini; sono cresciute senza un fronte, mancando di almeno una direzione poiché occupata già dalle acque. 

Sono cresciute finendo a vivere di altro che non era più quel mare su cui si appoggiavano e che le aveva viste fiorire e assurgere a grandezze infinite. 

Sono cresciute senza quella cura e quel rispetto che avrebbero meritato e quindi in un disordine da boom economico e con la premura di aumentarne i volumi.

Chi le visita non trova le risposte che ha trovato nelle altre Città e vi si smarrisce; gli odori diventano puzza; la mancanza di un certo ordine conosciuto (proprio di altri tipi di luogo) diventa un disorientamento che porta a smarrirne le poesie.

Queste il più delle volte rimangono nascoste agli occhi non allenati del Viaggiatore Disattento e lui scappa via senza la consolazione che soltanto le Città di Mare possiedono. Tornerà a casa a confermare biascicati luoghi comuni o, nel migliore dei casi, rimarrà silenzioso e confuso.

Tornerà solo se costretto da doveri.

Le Città di Mare dovrebbero prestare i loro abitanti al mondo per svelarne tutta l’infinita bellezza; tramutare i loro cittadini in testimoni, in Mappe Viventi, in Gigolò appassionati che affianchino ogni persona che viene da fuori.

Alle Città di Mare dovrebbe andare cura e amore, ma anche risorse che le ricolleghino al mondo, che ne traducano il linguaggio ai forestieri, che ne valorizzino le straordinarie essenze.

Io non potrò mai ringraziare come meritano tutte le persone che mi hanno fatto intuire le Città di Mare del mio Paese, ma è grazie anche a loro che amo Venezia, Genova, Napoli, Bari, Palermo.


Potevo scegliere tante immagini per quel che dico ma preferisco che ognuno abbia nell'animo le proprie.

 Non so parlare delle Città di Mare se non per piccoli morsi felici ma vorrei tanto che le persone le amassero.