marco valenti scrive

marco valenti scrive

21 dicembre 2018

Auguri di bel tempo




Nebbia.


Snebbiatevi!

Prima di commentare

qualsiasi cosa sui "social"

come se non ci fosse un domani.

Quando pensate di aver tolto il livore

 da ultras, solo dopo, contate da 1 a 10 e 

poi da 10 a uno e poi ripetete a memoria almeno 3 

combinazioni numeriche che conoscete.

Per esempio il vostro codice bancomat, 

o il telefono della fidanzata/o, 

o un altro codice che avete mandato 

a memoria. 

Poi 

solo dopo

commentate 

se ancora credete 

di avere giudizio e competenza per farlo. 

Altrimenti liquefacetevi in silenzio. Grazie da parte 

del mio fegato offeso da troppa idiozia circolante. Davvero.


I tempi
sono questi.
Vogliate
considerare
il mio
come un
accorato
auspicio.




10 dicembre 2018

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (10.12.1948)



Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
il 10 Dicembre 1948

Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

16 novembre 2018

Norwegian wood



Provo a essere impopolare dando una mia personale impressione su un libro e un autore osannati dai più.

Norwegian wood (subito dopo averlo letto pochi anni fa).

Prima di provare a scrivere qualche pensiero sulla mia lettura avevo deciso di rileggere “Il giovane Holden” di Salinger, del quale ho ricordi estremamente piacevoli ma sbiaditi dal tempo. 

Ho scoperto che non ho più il libro: deve essere rimasto in qualche periodo della mia vita passata. Avevo meno di venticinque anni quando lo lessi e adesso che ho finito il mio primo Murakami ne ho ben più di cinquanta. Queste considerazioni non sono marginali. Avessi letto Tokyo blues (Norwegian wood) appena uscito sarei stato più giovane di ora.
Il giovane protagonista Watanabi mi sarebbe stato più simapatico. Immagino che nella sua vita futura sarà diventato, magari, un ottimo “Stoner” a prescindere dal finale (aperto) di Norwegian wood.
Sia lui che io, che Holden, che Stoner si darebbe un po’ meno rilievo al problema di dove vadano a finire le papere quando gelano gli stagni.
Altra cosa fatta, tra la lettura e queste poche parole, è stata prendere informazioni sia sul web che tra amici lettori sul libro e, soprattutto, sul suo autore. Ricordo bene, almeno nelle ultime due occasioni a Stoccolma, il disappunto di molti sul fatto che – per l’ennesima volta – Murakami non avesse vinto il Premio Nobel per la letteratura. 

Ho provato a capire.
Pare che questo libro, da molti giudicato comunque eccezionale, sia atipico nella produzione del suo autore; meno onirico e molto meno giapponese. 

22 ottobre 2018

Maturità o solitudine?




"Le persone con le quali hai dialogato negli ultimi (...) anni sono state poche o sbaglio?

Sono state poche, è vero. Con il tempo gli amici scompaiono ed è molto difficile farsene di nuovi.

Io non parlo solo di amici in generale, ma anche di interlocutori importanti. Quando mi parlavi di (...) una serie di persone che hai incontrato si sentiva la loro forte presenza nella tua vita. Poi (...) hai parlato solo di lavori, di progetti o (...) del rapporto coi giovani in generale: e questa è un'altra cosa.

Forse hai ragione, è cresciuta la solitudine. Ma è anche vero che ho trovato meno persone con le quali mi interessava dialogare.
Adesso che me lo fai notare, ti dico che è possibile che il mio rallentato interesse per gli altri sia dovuto a delusione. (...) Quando ero giovane qualsisi persona avesse più esperienza di me mi interessava. Arrivato a una certa età l'esperienza non mi è più bastata; occorre che sia in consonanza con la mia e la solleciti a espandersi: e questo non è frequente. Debbo anche dirti che negli ultimi anni c'è stata una grande caduta della comunicazione. Le persone che vedevamo spesso e con le quali si dialogava le si incontrava in giro continuamente: erano nella sfera della mia esistenza. Oggi non si incontra più nessuno."

(Conversazioni su architettura e libertà - Giancarlo De Carlo, Franco Buncuga - elèuthera editore)


E' un libro in cui  Giancarlo De Carlo parla di altro, ovviamente. Un libro per Architetti, o urbanisti, pianificatori, storici dell'architettura. Questo frammento, tuttavia, meritava essere citato fuori dal contesto (del libro).