marco valenti scrive

marco valenti scrive

13 maggio 2010

la felicità



la felicità



Certo si fatica qui. Non è questione di paga, di dare avere. Non si tratta di economia ed è una cosa, l’economia, che ha sfiancato fin troppo. Si tratta di animi, di animo, di anime.



Ci vuole spalle larghe e tirar dritto per presentarsi con le carte in regola ai conti della vita. No? Poi magari non sai manco di che parlo e dici di si con la testa come i cagnetti sulle automobili del millennio scorso. Te li ricordi i cagnolini che muovevano la testa? Ho sempre pensato che fosse un gadget del cavolo.


Te lo metto su bene. Così lo puoi capire perfino tu che non capisci neanche che sei al mondo ma ci stai e stai sempre sui marroni. A tutti: mica solo a me.


Si fatica perché non si hanno gli strumenti. Si scava senza pala e senza piccone. Con le mani nude. Ci si scortica. Non si vorrebbe ma così van le cose. Se sei scorticato non hai né un bell’aspetto né tanto meno un bell’umore. Stai lì che ti controlli le sbucciature. Ti fermi davanti a uno specchio a contare le rughe nuove e ci metti un po’.



All’inizio credi che sia questione di soldi che non ce ne sono abbastanza, che ce ne vorrebbero di più, che ad avercene allora le cose si raddrizzerebbero.
Poi le idee si schiariscono e ci arrivi.


Non è questione di denari: è questione di testa. Basta con la collezione di bisogni indotti. Tempo che si parli di necessità oggettive, di bisogni reali e non necessariamente economici.Bisogni reali e solo in quanto tali bisogni. Cosa vogliamo. Cosa ci è necessario per stare bene. Si levino, ciascuno per quanto è capace, gli orpelli e le sciocchezze e si torni all’essenza delle cose ma con la feroce determinazione di coglierla per non abbandonarla mai più.


Da quanto tempo la politica non parla più di felicità? Da quanto tempo il mondo intero non parla più di felicità?
Qualcuna, che è intelligente, mi fa notare che non si parla più neppure di bellezza.
Ecco.


Che possa ognuno sentire imperioso il dovere di perseguire la propria felicità.



11 maggio 2010

mai mangiato una cosa così buona!



Provvedo a P con il giusto amor filiale. Corretto e amorevole. Più corretto che altro. Succede una volta che gli propini hamburger e insalate varie, complice fatiche lavorative, per tre giorni consecutivi. Vi assicuro che se sei single di ritorno e lavori può succedere. Magari cambi il tipo di pane, o di frutto, ma l’hamburger è un approdo sicuro: mi spiego?.

Mangia convinto.

Complice il diabete mangia sempre di gusto e di grande appetito.

Mi dice: “ non ho mai mangiato una cosa così buona! Grazie!!”.

Una volta ha deluso i commensali quando ha mangiato una pietanza francese particolare, e rara, per la prima volta assoluta e non ha pronunciato la frase usuale.

Aveva certamente gradito parecchio e quindi non averla pronunciata ha stupito. Caspita! Per una volta che veramente aveva mangiato una cosa per la prima volta!

Tant’è.

La sua sincerità è, comunque, assoluta e semplice; quando sei stanco e non prepari manicaretti Al ha i suoi lati positivi!

Emmevu.




Post scriptum: i lati “positivi” di Al sono sempre di meno e, al contempo, aumenta l’impegno richiesto. È probabile che la tag “Al come alzhaimer” vada a nanna.

7 maggio 2010

camminando per Memphis


Parte un accordo di piano, un giro accattivante, e poi la musica si fa più ricca di strumenti: come piace a me. Mettiamoci che Cher ha una bella voce e aggiungiamo che questo pezzo lo suonavano (bene) dei miei cari amici.

Senza dubbio una delle mie canzoni preferite: ottima per dare carica.

Abbastanza spesso ce ne è bisogno.



http://www.youtube.com/watch?v=U0mL2gzy8dE


Put on my blue suede shoes
And I boarded the plane
Touched down in the land of the delta blues
In the middle of the pouring rain -
Wont you look down over me yeah
I got a first class ticket
But I’m as blue as a girl can be
Then I’m walking in Memphis
Walking with my feet ten feet off of Beale
Walking in Memphis but do I really feel the way I feel
Saw the ghost of Elvis on union avenue
Followed him up to the gates of Graceland
Then I watched him walk right through
Now security they did not see him
They just hovered tround his tomb
But there-s a pretty little thing waiting for the king
Down in the jungle room
(chorus)
They are got catfish on the table
They-re got gospel in the air
And reverend green be glad to see you
When you haven’t got a prayer
But boy you’re got a prayer in memphis
Now Muriel plays piano every friday at the hollywood
And they brought me down to see him
And they asked me if I would - do a little number
And I sang with all my might and he said -
Tell me are you a christian child?
And I said man I am tonight
(chorus)



Ho indossato le mie scarpe blu scamosciate e sono salito sull'aereo sono atterrato nella terra dei Delta Blues, nel bel mezzo di un acquazzone.
Non guardarmi dall'alto al basso si, ho un biglietto di prima classe ma sono triste come solo un ragazzo può essere.
Poi passeggio a Memphis, passeggio a piedi, qualche metro fuori Beale
passeggiando a Memphis ma sento davvero quello che sto sentendo?
Ho visto il fantasma di Elvis sulla Union Avenue, l'ho seguito fino ai cancelli di Graceland poi l'ho guardato mentre li attraversava: gli uomini della sicurezza non l'hanno visto… stavano volteggiando intorno alla sua tomba ma c'è una piccola bella cosa che aspetta il Re nella Jungle Room.
Avevano un pesce gatto sul tavolo avevano il gospel nell'aria, il reverendo Green era lieto di rivederti quando non avevi una preghiera ma ragazzo, avevi una preghiera a Memphis.

Adesso Muriel suona il piano ogni venerdì all’Hollywood e mi ha portato giù a vederla e mi hanno chiesto se avrei fatto per loro un piccolo numero e io ho cantato con tutta la mia forza e lui disse "dimmi, sei un ragazzo Cristiano?" e io ho detto "Signora, stanotte lo sono".

1 maggio 2010

il pavone






Prospiciente il parcheggio di una grossa macelleria dove, a volte, mi servo c’è una gabbia che ospita animali da fattoria: tempo fa, complice una bella giornata di sole, ho portato con me Piero.

Si è subito incuriosito a conigli, polli e galline, ma soprattutto ad un pavone che faceva una magnifica ruota. Ha chiesto carta e penna, si è messo attaccato alla rete e ha cominciato a disegnare. Osservandolo si poteva notare che, per lunghi tratti, fissava solo il pavone e non il foglio: su di esso lasciava che la mano tracciasse rapidi segni nervosi, quasi in automatico.

Riporto la documentazione del fatto ed il disegno.

Invito tutti a guardare anche altri disegni di Piero Valenti scorrendo il Blog nella "Tag" dal nome "il disegno di Piero": ce ne sono di straordinari...

Emmevu.

p.s.: qualcuno mi ha spiegato che il maschio del pavone fa la ruota per corteggiare perché ha una “voce” orribile. Si fa quel che si può.