marco valenti scrive

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11 gennaio 2016

A vitare




Avvitare. Avvitare la vite in senso orario, con il cacciavite con la punta a stella. Avvitare con la sinistra, mancino naturale convertito a destro dalla penna stilografica, dalla prima elementare dai preti, dagli anni sessanta. Avvitare con quel momento di smarrimento tra orario e antiorario, confusione di ambidestro forzato. Forzare la concentrazione sull’atto meccanico. 
Meglio il Lego del Meccano. Non pensare.

Asticelle. Mai giuste per il suo passo perché troppo basse o troppo alte. Ostacoli nella corsa del dire e del partecipare. Ascolto e silenzio residui. Chi troppo alto (con o senza basi per arrivare a volare così alto lasciava qualche dubbio) a riempire di nomi, di collegamenti eruditi e confondenti, di troppi brani dati per scontati, acquisiti e digeriti, per alzare muri al dialogo; chi troppo sguaiato, basso, brusco e scontatamente becero, partigiano, dividente e urticante, parte di un qualcosa tutto di pancia e luoghi comuni, troppo basso e violento