marco valenti scrive

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12 ottobre 2010

lo sciacquone


Rileggendo alcuni miei post mi rendo conto di quanto possa apparire obsoleto ed incapace nei confronti di ogni nuova tecnologia a chi mi legge. In realtà continuo a coltivare l’illusione di non essere io il dinosauro, ma piuttosto il progresso a non avere sufficienti note esplicative.
Il Geberit (pronuncia: ghèberit) è presente ormai in tutte le case e il mio bagno non si è sottratto a questo prodigio della tecnologia del cesso. Il problema è nato quando questo sciacquone moderno a cominciato a perdere. Avete presente quell’insopportabile rumore della goccia? Proprio quel gocciolio rendeva il mio coricarmi più nervoso con l’andare dei giorni, stante anche il fatto che la camera da letto confina con il bagno.
Decidendo di provare a fare il maschio, ho smontato il coperchio. Dopo qualche minuto di attenta lettura delle istruzioni sul pannello che mi era apparso, ho smontato il pannello medesimo, la leva che aziona lo scarico, il perno, parte del galleggiante: li ho esaminati, puliti, rimontati e regolati a dovere. Prima di procedere a rimettere a posto il pannello e il coperchio ho provato ad azionare lo scarico con la levetta: nessun gocciolamento e grande soddisfazione. Il problema è stato che quando ho rimontato i due pezzi mancanti risultava impossibile azionare lo scarico.
Dopo diversi vani tentativi ne è seguito un periodo di tempo in cui, a casa mia, il Geberit è stato senza coperchio ma anche senza gocciolare. Per quanto mi riguardava la questione poteva dirsi risolta con successo se non si fossero verificati alcuni fastidiosi inconvenienti. Mi spiego meglio. Gli ospiti di casa mia si sono divisi, al riguardo, in categorie distinte: quelli che andavano in bagno senza problemi, quelli che chiedevano istruzioni per l’uso, quelli che riuscivano a smontare il meccanismo. Qualcuno commentava divertito la situazione e qualcun altro, forse timido, non tirava l’acqua.
Dopo qualche mese il Geberit ha ricominciato a gocciolare: praticamente continuava a caricare acqua senza soluzione di continuità e, ovviamente, l’acqua in eccesso finiva nel cesso.
Dato che a cento passi da casa c’è un rivenditore di materiale idraulico ho smontato tutto lo smontabile e sono andato a chiedere lumi. È iniziato un via vai infinito: cambiavo un pezzetto, rimontavo tutto, non risolvevo un tubo, rismontavo, tornavo al negozio. Tra il terzo e il quarto viaggio, fortunatamente, l’atteggiamento di un vecchio idraulico che stava rifornendosi al negozio è passato da bonaria ilarità a sincera ed empatica pena.
È venuto ed ha risolto il problema lavorandoci su una buona mezzora.
Non vi annoio con questioni tecniche ma, congedandosi, vi giuro che mi ha detto: “Nun ce la potevi fa’ da solo”.
Lo ho stimato tanto: tantissimo.
Emmevù

http://it.wikipedia.org/wiki/Sciacquone

p.s.: ridateci la catenella di una volta!!!

14 luglio 2010

ansia da scooter


Riesco ad aggiungere ansie al mio viaggiare in modo imperfetto e voglio raccontare l’ultima arrivata in ordine di tempo.

Il primo tratto dei miei spostamenti, dei miei viaggi, avviene il più delle volte con il mio scooter.

Da casa, trolley tra le gambe, mi reco alla stazione dove lascio il velocipede e prendo il treno; l’aeroporto è servito da un trenino e, quindi, anche quando mi aspetta un volo la procedura è la stessa.

Non sono possessore di autorimessa e quindi il mio due ruote rimane parcheggiato vicino casa, su strada.

Il modello di ciclomotore che uso attualmente è un Piaggio Liberty, 150cc, e – per quanto non sia in cima alle mie preferenze in materia di due ruote – svolge egregiamente il suo mestiere. Tuttavia ha una particolarità costruttiva, singolare, che porta all’ansia di cui voglio parlare. Sul lato destro del mezzo, una trentina di centimetri sotto la sella, è visibile un bulbo che ha la funzione di portare il carburante dal serbatoio al motore. Orbene è possibile smontarlo con una botta secca e prosciugare il serbatoio.

In altri termini: gli dai un calcio, ci metti sotto una lattina o una bottiglia di plastica, ti procuri un po’ di benzina. Al mattino, quando vado a slegare il mezzo, trovo il danno. Se riesco rimetto il bulbo nel suo alloggiamento riutilizzando la fascetta (quando non rotta) con un cacciavite a croce e spingo fino al più vicino distributore aperto. A volte capita che nella manovra si rompa il bulbo. In questo caso serve attendere l’apertura di un meccanico, spingere fin lì il motorino, accordarsi sui tempi di riparazione e proseguire in altro modo.

Ho lo stesso motorino da alcuni anni e quanto vi ho raccontato è successo, più o meno, una decina di volte.

Bene. Immaginate di avere un treno che parta alle otto di mattina (o un aereo alle nove, nove e trenta) e che servano almeno venti minuti di scooter per arrivare in stazione. A me capita.

E se qualche grandissimo cornuto ha fatto self service?

Ecco la nuova ansia.

Se lo becco, vi assicuro, diventa questione da codice penale. Come si dice dalle mie parti “mi rovino”.

Una moto-rimessa pubblica chiede cifre irragionevoli, cambiare il mezzo ha, pur esso, i suoi costi e, pertanto, non ho soluzioni prossime.

Ne avrei fatto a meno. Suggerimenti?