marco valenti scrive

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18 novembre 2009

acqua


Quando ero un ragazzino, al bar, capitava di chiedere un bicchiere d’acqua.

“Minerale?” domandava il barista.

“No, Acqua del sindaco” era la risposta.

Si intendeva dire acqua del rubinetto: gratis. Era un modo spiritoso per dire che non si voleva pagare un bicchiere d’acqua da una bottiglia ma si voleva solo soddisfare la necessità di una bevuta.

Sull’acqua è in corso una disputa mondiale. Questioni di siccità, di scarsità del prodotto nel terzo mondo, di diritto a usufruire di un bene planetario comune.

Diritto al sole che scalda, alla pioggia che bagna, all’acqua che si beve.

Il nostro Stato, in bolletta (ognuno ragioni per colpa di chi), con un voto di fiducia – ovvero senza dibattito parlamentare – ha votato un decreto che consente la privatizzazione del servizio di erogazione dell’acqua.

Non ha importanza se, in caso di privatizzazione, pagheremo di più o di meno: credo sia importante che stia venendo meno il principio per cui l’acqua è pubblica.

Si aprono scenari, tra l’altro, di ulteriori disparità tra zone dello stesso Paese.

Pacatamente rilevo che questa è, comunque, una gravissima violazione di un principio condiviso da sempre e che reputo condivisibile per sempre.

A prescindere.