marco valenti scrive

marco valenti scrive

10 aprile 2010

angelo e pazienza




Gli angeli di Ponte S. Angelo a Roma ne hanno viste tante: quando nevicò seriamente ne fotografai uno, coperto di neve, infreddolito.
Qualche tempo fa Piero Valenti, cui la pioggia aveva impedito di uscire ha visto la foto e si è messo a disegnare.
Pazienza dell’angelo e di Piero, entrambi alle prese con avverse condizioni climatiche.
Mi è tornata in testa la canzone di Ivano Fossati.
Un grande musicista, uno splendido cantastorie, una canzone che non serve commentare più di tanto perché basta ascoltarla per assaporarne tutta la profonda bellezza.
Per un bel po’ di tempo questa canzone mi ha provocato una struggente malinconia, quasi un leggero dolore, che mi aveva indotto a non ascoltarla se non in momenti di umore eccezionalmente alto, al limite della euforia.
Il tempo è passato ma non resto, comunque, indifferente.
Rimane un testo, per certi versi, doloroso.
Struggentemente.
Al punto da essere giudicato per l’amore verso questo testo.
Lasciamo stare: era un’altra storia.
Il testo è una delle più belle poesie che Ivano Fossati ci abbia donato.

http://www.youtube.com/watch?v=-ApNtZ1-mqg



Con rose di Normandia
o con fiori di ferrovia
aggancia quel bell'angelo
prima che voli via
però madre che spavento
però madre che tormento
sognare nudi e crudi
in mezzo a questo via vai
che c'è una femmina in Buenos Aires
con gli occhi che fan moneta
e con l'anima sta inquieta
e più lontana che può
è un desiderio qui in casa mia
tutto bagnato dal dolore
e dopo centomila ore
non c'è un minuto di più

L'amore va consumato va
l'amore va accontentato va
la voglia e l'innocenza
faranno come si può
l'amore va trasudato va
l'amore va comandato va
l'angelo e la pazienza
s'accordano come si può

Io non ti voglio parlare, parlare ma
fra le ginocchia salire
Io non ti voglio sfiorare, sfiorare
io ti voglio amare

Con rose di Normandia
o con fiori di gelosia
blocca quel tuo angelo
prima che corra via

L'amore va consumato va
l'amore raccomandato va
la voglia e l'innocenza
faranno come si può
l'amore va rispettato va
l'amore va rammendato va
l'angelo e la pazienza
s'accordano come si può

Io non ti voglio parlare, parlare ma
fra le ginocchia salire
Io non ti voglio sfiorare, sfiorare
io ti voglio amare

C'è un trionfo di stendardi
dove termina il dolore
e dopo centomila ore
non c'è un minuto di più

È una strada lastricata, amore
dove passa l'innocenza
e dopo noi che siamo senza
poi l'angelo senza di noi

8 aprile 2010

Bilbolbul











Un po’ di tempo fa mi hanno insegnato la ricetta di un dolce semplice e buono spiegandomi che si chiama Bilbolbul ed io, da amante dei fumetti storici mi sono ricordato di avere qualche striscia di quel personaggio, per l’appunto il bambino di colore chiamato Bilbolbul, nel magnifico libro “I primi eroi” (Garzanti editore – 1962). La striscia è nata nel 1909: interrotta, è stata ripresa per altri pochi mesi dopo la prima guerra mondiale sul Corriere dei Piccoli.



Riporto quanto descritto nel libro avvertendo che il bambino viene di seguito definito “negretto”: per lungo tempo non è stato un insulto e “politicamente corretto” era un espressione che aveva altri (migliori?) significati.





Il negretto, piuttosto birichino e perciò spesso punito, ha la singolare caratteristica di incarnare esemplarmente qualsiasi metafora venuta alla penna, magari per ragioni di rima, al poeta che ne accompagnale storie coi suoi versetti. Così gli cascano le braccia, ai piedi mette l’ale, non sta più nella pelle, si fa in quattro, a ogni piè sospinto, senza possibilità di equivoci: con effetti che dovevano sembrare, più che comici, paurosi ai bambini d’allora. Le madri probabilmente ne approfittavano facendo balenare ai figli la possibilità di simili sinistre metamorfosi. Ecco forse il segreto della fortuna di Bilbolbul, il cui autore è Attilio Mussino (1878-1954), o meglio Attilio, come amava firmarsi il popolarissimo disegnatore…





Attilio su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Attilio_Mussino





Passiamo alla ricetta. Ho scoperto che ci sono diverse varianti: vi dico come mi regolo io invitandovi a provare (perché è buonissimo e perché se ci riesco bene io può riuscirci chiunque).





Ingredienti:



400 gr di zucchero;



400 gr di farina:



2 bustine di lievito;



2 bustine di cacao amaro (125 gr);



Circa 1 litro di latte.





Da notare subito l’assenza di burro, olio, magarina, uova.





Preparazione: unire e mescolare bene farina, zucchero, lievito e cacao; aggiungere il latte e lavorare il composto evitando, se possibile, grumi fino ad ottenere una densità adeguata (un po’ più densa del composto di un budino prima della cottura).



Quindi versare il composto in una tiella precedentemente unta e infarinata e mettere nel forno preriscaldato a 160 gradi per una mezzora. Controllare la cottura con uno stecchino.


6 aprile 2010

Dannati Danni





DANNATI DANNI
di Vittoria A.

La casa editrice:
Eclissi editrice



Il suo blog: Dannati Danni

La quarta.
Non tutti i milanesi sono belli, ricchi, biondi e fortunati e si incontrano all'happy hour. Molti, chi più chi meno, non hanno altra scelta che arrabattarsi fin da quando sono piccoli inventandosi di tutto per resistere e sopravvivere, Questo romanzo racconta, in bilico tra comicità e dramma, la storia di una giovane donna il cui destino è segnato da quello della sua famiglia, i Danni. Nome che promette malissimo e che mantiene tutte le promesse. Catastrofi finanziarie, aste giudiziarie, follia ereditaria, macabri rituali, psicofarmaci, alcool, raggiri, botte, tradimenti, malattie dai nomi impronunciabili, inspiegabili sparizioni di oggetti, persone e salme. Dolore e rabbia. Ma anche, inspiegabilmente, amore. L'autrice giura che non tutto è frutto di fantasia.

Una frase del libro.
Mi chiedono di cosa si occupano i miei genitori. "Ehm... Al momento, del tribunale delle esecuzioni immobiliari." " Ah si? Tuo padre è un giudice?" "No, è un pignorato" .





Cosa ne penso.
Leggerezza ed ironia solo apparenti in un libro duro e catartico.
Si sorride e si riflette.
Libro di esordio di una Anobiiana; si legge con curiosità e partecipazione crescenti; resta l'impressione di un mosaico dove qualche tessera la deve mettere (immaginare) il lettore.
Questa cosa, in questo libro, non mi dispiace affatto. Nel complesso un bel libro. Da consigliare a chi è uscito da famiglie faticose, a chi ci sta ancora dentro, a chi cerca nuovi equilibri, a chi vuole provare a sdrammatizzare drammi, a chi non vuole più avere... Danni.

emmevu