marco valenti scrive

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13 gennaio 2010

Viaggiatore imperfetto 2



Sono un viaggiatore imperfetto.




Sono imperfetto e sono ansioso. 
So bene di non essere il solo e di essere in buona e numerosissima compagnia.




Ho ansie ricorrenti e inevitabili.




A parziale giustificazione debbo dire che essere uno che ha viaggiato fa si che abbia avuto le mie disavventure. Intendo dire che finché non hai contrattempi puoi sentirti invincibile rispetto al viaggiare. Gli spostamenti sono fasi inevitabili ma prive di avventura.




Poi ti capita di passare una notte a Malpensa, o uno sciopero ben riuscito sul tuo treno per Bologna, o una prenotazione misteriosamente mai arrivata… e cambi idea sul sentirti sicuro.




L’indole, tuttavia, gioca la sua porca parte e negarlo è ipocrita.




Io, per esempio, ho l’indole predisposta del viaggiatore da ansie ricorrenti.




Sono molte ma molte di più e questo ne è solo uno spaccato.




Fosse perfetta verrebbe meno l’imperfezione dell’imperfetto viaggiatore…




Ne elenco alcune e non me ne vogliano le numerose altre. Sia chiaro che ogni ansia, quando superata e risolta dagli eventi, non porta ad allentare la tensione ma solo a concentrarsi meglio sulle ansie successive.






Ho messo la sveglia?




Giusta?




Sentirò la sveglia?




Morirò nel sonno e non sentirò (mai più) la sveglia?




Il trenino per l’aeroporto porterà ritardo?




Perderò il trenino per l’aeroporto per un minuto o anche meno?




Troverò il check in?




Sarà possibile un check non infinito?




Cambieranno il gate mentre faccio pipì (come al solito), non lo sentirò, e perderò l’aereo?








Il mio bagaglio a mano eccede. I bauli (immensi!) di chi mi ha preceduto no ma il mio, sicuramente, eccederà: finirà nella stiva. In castigo. Sarà perso, resterò in mutande all’estero, sarà colpa di quella coppia di ciccioni che sembra debbano fare un trasloco…




Farò ritardo e non farò in tempo a fare le cose che devo fare.




Dove sono gli appunti di lavoro/ la relazione/ tutto? Lo ho scordato certamente.




Non troverò mai un taxi regolare e sarò vessato da un abusivo




Mi fregheranno con il cambio.




Magari non risulto prenotato in albergo.




La stanza è uno schifo/ una singola col letto singolo???/vista muro/ cuscino sottile e non ci sono gli altri cuscini/ la luce non si accende/la tivvù non prende canali italiani/non c’è il frigo bar/ ma che cavolo di albergo mi hanno prenotato?




Ecco: tra l’albergo e dove devo andare domattina c’è l’universo e non arriverò mai.




...Un inferno in terra...




(to be continued…)

28 dicembre 2009

imperfetto viaggiatore



Sono un viaggiatore imperfetto.

Sono imperfetto e sono ansioso. So bene di non essere il solo e di essere in buona e numerosissima compagnia.
Molti fingono (come me, del resto) calma e self-control. Ostentano certezza nei loro sorrisi appiccicati al check-in. 

Sembrano impassibili al gate come nel cercare il proprio posto sulla carrozza del treno o in fila per il traghetto.

Mentono.


Mentono sapendo di mentire e sanno bene, in cuor loro, di essere viaggiatori imperfetti, approssimativi, infelici ed ansiosi.
Io ho una arma in più: l’onestà di questa liberatoria confessione.
Confessione piena e senza reticenze che rendo qui, nel blog, e che non cerca comprensione né espiazione.
Non c’è redenzione per chi è costretto dalla propria indole a rimanere viaggiatore imperfetto e ansioso.


Li vedo.
Continuamente. 

Per esempio quando cercano il biglietto. 
Lo palpano nella tasca. 
Lo sentono ma non gli basta. 
Lo dico prescindendo dai loro sorrisi soddisfatti. Stereotipati sorrisi di circostanza per sembrare quei frequent flyers che non saranno mai o quegli habitue delle sovrane ferrovie.

Fingono.
Lo so perché sono il primo a farlo.


Riconosci il loro sguardo bovino e la loro pupilla vagamente dilatata. Se la ri-conoscenza è reciproca, a volte, scatta un timido sorriso di complicità.
Tra entrambi imperfetti fruitori di viaggi ansiosi.


Cercano il biglietto, ad esempio, lo trovano tastando con la mano ma non gli basta sapere che non lo hanno dimenticato né sapere dove sia.
Fremono il ripassarlo con lo sguardo.
Vogliono creare un contatto rassicurante, visivo, col biglietto.
Lo hanno visto nascere, poggiarsi vicino al trolley, cercarvi il pertugio più appropriato alla bisogna, cambiare posto per essere ancora più pronti (che manco un pistolero con la sua colt) ma non gli è bastato…
Restano lì a desiderare di rivederlo ancora.
A cercare una rassicurazione da esseri pronti.
Sanno che “essere pronti” è una categoria mentale a cui possono solo ambire.
Roba di kharma e ricerca del se.
Infinito percorso senza esiti.


Riconosci l’imperfetto viaggiatore tra altri.
In aeroporto o in stazione è indifferente.
Allora ti viene voglia (ma è un attimo subito represso) di chiedere se anche lui ha sudato nel fare la valigia mettendo (a palla) una musica anti ansia o se si sta chiedendo, come te, se la bustina con gli effetti personali passerà il varco elettronico se in aeroporto.
Questione di centilitri.
Se dovrà levarsi le scarpe perché suoneranno come campanelle natalizie.
Se in stazione, invece, ti chiedi sa anche lui tema che all’ultimo minuto il treno annunciato arriverà ad un altro, lontanissimo binario, e se il posto assegnato (che ripassi come un mantra) ci sarà e sarà libero.


Ahhh…
Si.
Eccolo lì che ripassa tra le mani il proprio biglietto.
Un altro come me. Sconosciuto, servo di ansie da departures.


Ciao fratello.
Scriverò post per te. 

Per te come per me. 
Siamo soci dell’ansia da viaggio. La esportiamo in pianificazione di viaggio, in stazioni in giro, in alberghi, in ogni piccolo pezzo di quella avventura incerta che è l’andare in viaggio.