marco valenti scrive

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28 giugno 2011

Spaghetti integrali acciughe e pecorino e verdicchio



Il pacco di spaghetti integrale mi guardava da un bel po’, ogni volta che aprivo la dispensa.



Il fatto è che la pasta integrale, secondo me, non si può sostituire a quella bianca, tradizionale, ed essere adoperata in ogni ricetta: non riesco ad immaginare, per capirci, uno spaghetto integrale con le vongole.




Tra l’altro le integrali hanno un modo diverso di asciugarsi dopo la cottura e non amano essere ripassate in padella a distanza di tempo: non puoi saltarle il giorno dopo con la mollica di pane o farci la frittata di pasta.




In frigorifero, oltre al Verdicchio di Matelica che avrei stappato, c’erano delle olive in acqua e sale che mi erano state regalate. Piccole, succose, dal sapore intenso.
È scattata l’idea ed è stata un successo: eccovela.




Spaghetti integrali olive, acciughe e pecorino.
Ingredienti per 250 grammi di spaghetti.
2 spicchi di aglio;
5 filetti di acciuga sott’olio;
10 pomodorini pachino;
un pugno di capperi sotto sale;
pecorino romano grattugiato a piacere;
circa 150 grammi di olive (da snocciolare);
olio q.b.;
(è una vita che desideravo scrivere l’acronimo di “quanto basta” per vendicarmi di tutte le volte che non ho capito quanto ne bastasse ed ho rovinato le mie pietanze da giovane!!).
Ok: diciamo quattro cucchiai di olio (…in realtà sono una pasta d’uomo).




In padella olio e aglio. Appena dopo le acciughe a sfragranarsi e a seguire le olive spezzettate grossolanamente e i pomodori fatti a filetti.
Il termine “sfragranare” non esiste in italiano: è patrimonio di famiglia. Serve ad indicare ( il caso delle acciughe nell’olio è esemplificativo) di un cibo che perde la propria forma originale e di sminuzza e poi si disfa fino a essere condimento non più individuabile: per capirci… si sfragrana.




Dopo due minuti via l’aglio e dentro i capperi.
Fuoco basso e se si asciuga troppo due dita di bicchier d’acqua: da quel momento meglio se coperto.
È pronto quando pomodori, olive e capperi si son fatti morbidi.
Quando gli spaghetti son cotti si condiscono in padella con il sugo e lì stesso si spolvera con una prima manciata di pecorino.




Pepe bianco e pecorino in tavola per chi volesse aggiungere.
Successo garantito (a ingredienti di buona qualità) e ricetta facilissima.




Sul Verdicchio, 12 gradi, riporto una foto della bottiglia bevuta e quanto scritto in questo sito:
http://www.verdicchiodimatelicadoc.it/ilvino.htm

E' stato riconosciuto vino a D.O.C. il 21 Luglio 1967. Si produce in una zona a ridosso dell'Appennino umbro-marchigiano a cavallo tra le Province di Ancona e Macerata, con epicentro nella Città di Matelica (MC). Il comprensorio di produzione è situato nel cuore dell'Alta Valle Esina, insistendo in parte dei Comuni di Camerino, Castelraimondo, Cerreto d'Esi, Esanatoglia, Fabriano, Gagliole e Matelica. La disposizione (particolarissima ed unica nelle Marche) Nord-Sud di questa valle, la sinclinale camerte, impedisce l'arrivo degli influssi mitiganti marini generando un microclima mediterraneo-continentale caratterizzato da maggiori escursioni termiche dalla notte al giorno e dall'Estate all'Inverno. L'effetto di questo clima dà origine ad un'uva ricca di estratti, aromi primarî, zuccheri e polifenoli, che si traduce poi in un vino dotato di un elevato corpo che conferisce una particolare attitudine all'invecchiamento.



Enjoy!

27 giugno 2011

"sto per scendere in campo??"

(Continuo a postare quanto iniziato lunedì scorso: non mi aspetto nulla e lo faccio per me, raccogliendo cose scritte mesi fa e lasciate nel cassetto. Lunedì prossimo forse seguito)

Sto per scendere in campo: forse scherzo.

Siamo a febbraio 2011.

Credo sia necessario.

Credo che se succederà A invece che B non sarà lo stesso e che, malgrado nessuno sia santo, tra malviventi e non santi ci siano delle differenze e che sia ora di smetterla di ritenere “tutti sono uguali; tutti rubano alla stessa maniera”.

Ne sono sinceramente e profondamente convinto.

Manca un orizzonte politico ed economico.

No. Mi correggo. Manca l’orizzonte.

Del tutto.

L’asticella della sopportazione è spinta sempre più in là ma la velocità con cui la si spinge è crescente, dannatamente crescente.

Se non ora quando?

Sto per scendere in campo.

Sono di Roma. Nella mia città, quando ero piccolo, a uno che voleva fare il gradasso e si credeva “chi sa chi” gli si diceva, apostrofandolo: “a impunito???”

Io vorrei dire a chi ci governa, male e da troppo, e facendo danni, e impoverendoci facendo finta di fare i nostri interessi: “A IMPUNITO? Falla finita!”.

Basta.

Quando è troppo è troppo.

Non me ne frega niente se raccogli qualche parlamentare a garantire le tue porcate.

Non mi hai mai rappresentato ma non è importante. Quello che è importante è che, oggi, non rappresenti più né la maggioranza degli italiani (cosa che non è mai successa, conti alla mano) ma che non rappresenti più neppure la maggioranza di chi vota.

24 giugno 2011

il tifo d'estate




Tra le mie svariate debolezze c’è quella di essere tifoso di calcio. Sono un tifoso di seconda categoria; di quelli che sono contenti, tanto, se la propria squadra va bene e soffrono, tanto, quando le prende ma il tutto è relegato al seguire più le notizie che le immagini e manco dallo stadio da tempo.



Ciò premesso ho una ulteriore debolezza. Pur sapendo che è un modo estivo di vendere giornali sportivi e tra il vero, il verosimile e l’inventato il confine è infinitamente labile sono un fan estivo del calciomercato. Non sono un intenditore di calcio perché non vedo molto sport né dal vivo né in televisione ma mi appassiona vedere un sacco di nomi accostati alla mia squadra del cuore.



Ad aver preso un terzo dei nomi accostati d’estate avremmo vinto buona parte degli ultimi dieci scudetti. Non è stato così. Tuttavia indulgo, come le signore dal parrucchiere ai rotocalchi rosa, alle mollezze delle trattative, o presunte tali, dell’estate.



Ombrellone o meno mi diverto a vagheggiare attacchi micidiali, moduli diabolici e future mirabolanti imprese per la mia Roma.



Si. Sono tifoso della Roma e non è sindacabile né si accettano commenti o sfottò.



Ho preso penna per scrivere, semplicemente, che una gioia (nella gioia di esplorare il mercato giocatori) è vedere i commenti delle persone comuni, o sub tali, alle presunte notizie.



Sono tutti esperti.



Incredibilmente conoscitori di ogni polpaccio d'Europa e del sul America.



Tutti dicono cose con la certezza di conoscere il calcio nazionale ed internazionale come se giocassero in ogni campionato nazionale svolto in ogni Paese europeo e sudamericano.



Meraviglioso.



Sia i tifosi della mia squadra che quelli delle altre professano una padronanza della materia invidiabile.



Non si capisce perché nella vita svolgano ruoli estranei al giuoco del calcio né perché perdano il loro tempo a commentare notizie più o meno vere invece di mettere a frutto il loro talento e le loro infinite conoscenze.



Sanno.



Non immaginano mai: sanno per certo che quel giocatore è sopravvalutato, che quell’altro non andrà mai dove è in predicato di andare, che una tal squadra odiata è comunque destinata a lottare con i denti per non retrocedere e conoscono qualsiasi insulto sia stato già adoperato verso la parte avversa e, nel caso non ne trovino di calzanti, ne coniano di fioriti e variopinti.



Credo abbiano una televisione fumante e disperatamente accesa ventiquattro ore su ventiquattro perché sanno tutto – ma veramente tutto – di qualsiasi atleta abbia mai messo gli scarpini, anche per sbaglio o per far piacere ad un amico ad un addio al celibato.



Li invidio un po’.



Sono di quella schiatta che, più umilmente, incrocia le dita e spera, ogni anno, che le cose siano tali da affrontare, al lunedì, i colleghi tifosi di altri club calcistici con la gioia del vincitore.



Mentre, francamente, confesso la mia ignoranza sui nomi che circolano, professo la mia fede e, sommessamente concludo.



Forza Roma!



(Comunque).

22 giugno 2011

appunti minimi di un viaggio in treno




Un guasto sulla linea elettrica tra Roma e Napoli aveva fatto vacillare la mia fideistica preferenza per il treno, rispetto all'aereo, negli spostamenti tra grandi città.
La scelta del treno è motivata da risparmi in termini ecologigi, di comodità di viaggio e di qualità e quantità di spostamenti.
Roma Termini e Torino Porta Nuova sono nei centri storici; Fiumicino prevede un treno per arrivarci; Torino, da Caselle, una corriera.
Vuoi mettere, poi, sgranchiersi le gambe tra una carrozza e l'altra; scendere a fumare a Firenze; sgranocchiarsi uno snack salato, seduto comodamente in prima classe?
L'ufficio mi passa, ancora, la prima classe: probabilmente un ultimo, non piccolo, privilegio destinato a scomparire tra i falsi rispermi per le casse dello Stato numerosamente e rumorosamente messi in campo di recente.
Più che tangibili risultati hanno portato ad una sempre più rassegnata mortificazione di noi dipendenti, funzionari statali.
Funzionari; funzionali; pedine; pedoni.
Comunque a cinque minuti dell'orario di partenza era arrivata la buona notizia: il freccia rossa Roma Torino sarebbe partito in orario dal binario dieci.
Il giornale me lo avrebbero dato in treno; avevo con me il computer per scrivere un po'; gli ultimi documenti di lavoro da esaminare; Utz, di Bruce Chatwin da iniziare a leggere.
alla partenza avevo di che pregustare un buon viaggio.
Un buon viaggio è una bella cosa.
Perciò, eravamoalla vigilia dei referendum, la tifosa della parte politica a me avversa che parlava a voca molto alta pochi posti più in là non riusciva a scalfire il mio sereno buon umore.
Sapevo che il lavoro sarebbe stato faticoso ma che avrei avuto frammenti di solitudine che intendevo godermi al meglio.
Vagheggiavo con piacere visite squisitamente turistiche in una città che continuavo a carezzare senza mai esplorarne ed assaporarne le bellezze, costretto sempre da tempi tiranni.
Quindi un mezzo sorriso a prescindere dai cafoni e Utz in attesa della sosta fiorentina per il cambio della motrice e per la sigaretta.
Perfetto.
emmevù

Post scriptum: (non che abbia incrinato il piacere del viaggio) Credevo che con il servizio di ristorazione dei treni italiani fosse sufficiente (alla sopravvivenza) non farli cucinare ed ordinare piatti freddi: mi sbagliavo. Alla non modica cifra di euro quindici e cinquanta mi hanno dato un piatto di "prosciutto crudo e mozzarella di bufala". Mi sono chiesto: credono che siamo tutti cretini e talmente sfatti nel gusto da non riconoscere una mozzarella di bufala da una di mucca? A Roma (credo non solo) un bufala è sinomimo di una fregatura. Ecco: in quel senso era davvero una bufala.