marco valenti scrive

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25 dicembre 2009

tentazioni notturne


Oltre ad Al, mio padre ha un leggero diabete che tiene a bada con l’ausilio di pasticche. Niente insulina per intenderci. Il connubio Al-diabete porta ad appetiti importanti privi di autocontrollo, ovvero, (traducendo) capita che rubacchi vivande random.

Di ritorno dalla vigilia di Natale trascorsa da altri e ricca di fritti, due primi, insalata russa con gamberi, alici e altre – numerose – delizie alle due e trenta del venticinque lo ho salutato, gli ho augurato ancora buon Natale e buona notte.

Ancora col cappotto va verso la cucina.

“Dove vai papà?”.

“Non si potrebbe avere una cosina da mangiare?”.

Lo accompagno con cortesia in camera sua e vado in cucina a fumare una sigaretta e, un po’, a far da sentinella al cibo e metter via tentazioni notturne natalizie.

(Tra queste i biscotti di Delia in foto).

Fumo e sorrido.

That’s Al; that’s all folks

23 ottobre 2009

Al al bar

Ha occhi vagamente impauriti, comunque furtivi. Non sfuggono. Gli chiedo cosa ci sia che non va. Nicchia un po’ ma poi confessa. Sceso dall’autobus si è fermato ad un bar. Mi mostra uno scontrino fiscale parzialmente inevaso (non gli lascio moneta) per un paio di euro, giù di lì. Bar Torino, indirizzo sullo scontrino, vicino casa. La sua glicemia (ha un po’ di diabete) era alta ma, almeno, dalla sua confessione so il perché. Lo rassicuro. È come un piccolo che confessa la marachella. Lo rassicuro, poi vado a sincerarmi del fatto e a saldare.

Birretta e pastarella alla faccia del diabete.

Spiego ai baristi la situazione.

Più che altro incasso solidarietà e ammirazione per essere tornato a saldare.

Questi sono i tempi in cui ci tocca vivere.

È mio padre, comunque, ed ho bisogno di sapere da un lato e di lasciarlo vivere – a prescindere- dall’altro.

Bilanciamenti di Al: nessuno nasce imparato e, perciò, troverò il passo.

24 settembre 2009

Giovanni Paolo II


Al centro del piazzale principale del Policlinico Gemelli, da luglio 2009, c’è una statua di marmo che raffigura Papa Giovanni Paolo II.
Ecco il link ad un articolo ed una foto:
http://www.policlinicogemelli.it/area/?hw=5&s=348&id=2813
Quando il tempo lo consente Piero ed io ci passiamo un po’ di tempo e lui esegue schizzi e prove di fronte a degenti e parenti di degenti incuriositi.
Ci sono parecchi cattolici fedeli che si fermano davanti alla statua, la toccano, si fanno il segno della croce. Alcuni si trattengono qualche istante in silenziosa preghiera; qualcuno lascia fiori.
Mentre siamo seduti sulle (scomodissime) sedute dello stesso marmo e lui disegna ho modo e tempo di osservare la gente, i loro visi, i loro gesti e i fiori.
I fiori colorati disturbano, nella testa di Piero, la composizione stilistica della scultura.
Ci sono parecchi piccioni nel piazzale e intorno alla statua.
Mi chiedo come mai non ne abbia mai visto uno posarvisi sopra.
Mai.
A Londra Orazio Nelson, a Trafalgar Square, starà morendo di invidia.

19 settembre 2009

dal Gemelli


Il quattro settembre duemilanove Piero viene ricoverato in ospedale, a Roma: Policlinico Gemelli. Dal pronto soccorso al reparto di medicina generale dove è tutt’ora. Insieme al pigiama e a quanto occorre gli porto l’occorrente per disegnare. C’è poco. Dalla finestra, all’ottavo piano, lontanissima la cupola di S. Pietro. Inizia a sfornare bozzetti, uno dopo l’altro, che regala agli altri pazienti. Ci mette poco. È roba di una mezzora al massimo e si lamenta di come la cupola sia lontana. Vuole che lo porti a vederla da vicino. Disegna come può ma a chi gli chiede come stia risponde: “Toglietemi tutto ma non il disegno; lasciatemi disegnare e sono contento”. Ecco una cupola vista da lontanissimo e sbozzata in dieci minuti. È pur sempre del ’24 e ha pur sempre Al…

Va bene così.

3 settembre 2009

sigarette


“Ho finito le sigarette: me ne dai una delle tue?”.
Non trovo altro modo e decido che non debbo scoraggiarmi.
Mi tocca dirglielo come viene.
“Papà. Hai smesso di fumare venti anni fa. Più o meno.”

“Ah.”

“E già.”
“Meglio così. Tu non smetti?”.
Poi dicono che quelli con Al sono rincoglioniti…

23 luglio 2009

la figlia


P. mi viene incontro con una foto che ritrae me piccino e mia sorella ancora più piccola di me. Mi mostra la foto e mi dice:
“ecco… questo, credo, sia tu da piccolo; questa bambina chi è?”.
Guardo la foto e penso a Francesca con cui, entrambi, non abbiamo rapporti per litigi antichi.
I litigi dovrebbero essere sempre risolti presto
perché non diventino abissi insuperabili.

Gli dico: “E’ mia sorella Francesca: tua figlia.”.

Mi guarda accorato, sinceramente costernato e sbigottito, impaurito.

“Ho una figlia?!?”.

Il sottotesto suona
...“ho una figlia segreta/
una figlia illegittima/
il frutto della colpa/
una bambina di cui dovrei occuparmi”.

Sorrido e mi siedo per raccontargli la sua vita.
Almeno quel che ne so. Francesca è del 1965.

7 luglio 2009

Al come Alzheimer


Nessuna commiserazione pelosa né facile ironia.

Non è personale. Lo sembrerà dannatamente ma non lo è affatto. Si tratta di dare voce al silenzio in cui giace la situazione dei diversamente abili, di quelli che non hanno aiuto, che spingono su forze personali e private, che si sbattono nella indifferenza totale del sistema.

Al come Alzhaimer.

P. ne è affetto. Non ci si può lamentare se, pur essendo invalido al cento per cento, si veste da solo, si lava da solo, è in grado di uscire e ritornare a casa. Che non ricordi il mio nome – sono suo figlio – è secondario. Allora qui voglio misurarmi a raccontarne senza retorica e non mai per scarico quanto per amore di verità, o per amor di figlio… e desidero che chi legga lo faccia sorridendoci su. A chi dirà “poveretto” auguro misurarcisi.

Tanti a considerarti – va di lusso così – come uno normale; sei uno normalissimo ma hai a che fare con Al.

Chi capirà, invece, mi sarà lettore fedele e scanzonato. Come si conviene quando non si può, qui, risolverla. Non si può risolvere l’assenza del Paese a quella che, genericamente, definivamo arterio sclerosi o demenza senile e a cui ci rassegnavamo. C’era un tessuto sociale differente; era un’altra Italia. Ora sono qui, e sono solo, con un papà con Al. Papà è Al, ha Al, vive con Al ma – ovviamente – non se ne rende conto.

Ne voglio scrivere ma ne voglio scrivere serenamente perché venga capito, sorriso, mai giudicato o – pelosamente – compreso.

Seguitemi senza pregiudizio o fastidio.

“Il bello dell’Alzhaimer è che ogni giorno si conosce gente nuova.”

http://www.alzheimer.it/malatt2.html

emmevù