marco valenti scrive

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6 novembre 2020

Cometa e bugie dopo venti anni

 


Il 3 novembre 2020 è uscito il mio ultimo romanzo. Ritengo possa chiudere un cerchio che avevo aperto ancor prima che passasse la cometa del '97 ed essere l'ultimo libro che verrà pubblicato a mio nome.

Continuerò a scrivere, meraviglioso privilegio, senza metterci il nome. 

Comunque non è detto che tutti gli altri miei titoli usciti prima di questo, tolti dal mercato per mia decisione, non ritrovino una degna e diversa via editoriale. 

Se si trova il complice adatto succederà. 

Cometa e bugie dopo venti anni è uscito nella collana Intrecci di Edizioni Dialoghi e può, per il momento, essere acquistato da tutti sul loro sito. Presto sarà disponibile su altre piattaforme di vendita e presso alcune librerie indipendenti.

Vi lascio il link diretto al libro.

CLICCA QUI

A seguire una quarta di copertina e un cenno su quanto uscito prima di Cometa e bugie dopo venti anni.

Resto pronto, come sempre con piacere, a parlare dei libri che ho scritto nelle forme che vorrete, di persona o in collegamento, convinto che un libro sia di chi lo legge (fatemelo sapere).

"La parola è dell'orecchio che la ascolta".

Grazie e tutti,

Marco Valenti


QUARTA DI COPERTINA "ESTESA"

Quando nel 1997 la cometa Hale-Bopp è visibile nel cielo, la vita di alcune persone cambia per questioni d’amore, di passione, e dei loro opposti. Queste vite si intrecceranno con sviluppi imprevisti a causa dell'incapacità di vedere le cose e i sentimenti come sono veramente. Tutto esplode per consuetudini, eccessi, bugie che si immaginano verità.

“Ci fu chi mentì sapendo di mentire e chi sperò di non mentire, chi lo volle e chi ci si trovò.”

Questo romanzo racconta cosa è stato di queste vite nei venti anni successivi al passaggio della cometa. Evoluzioni, crescite, nuove consapevolezze e cambiamenti non senza qualche inaspettato epilogo.

Non è un sequel di Cometa e bugie, ma una sua nuova scrittura e insieme qualcosa di più largo che, inevitabilmente, la contiene.

Un’altra storia.

“Vada come vada il cuore è un grido, è pazienza infinita, è di costanza e di dolore, è di gioia e di costruzione, è un tessuto prezioso.

Per fortuna o purtroppo, per fortuna e purtroppo, tutto il resto è banalità del caso: più o meno attrezzati, ci si fanno i conti. O prima o poi.”

 

Bibliografia di Marco Valenti: La prima pubblicazione, nel 2007, Un senso alle cose (TheBoopenLed Editore) era un romanzo epistolare (in epoca contemporanea) scritto a quattro mani con Paolo Scatarzi. Successivamente ha autoprodotto il romanzo breve con tre racconti in appendice Cometa e bugie e la raccolta di racconti Quel colore delle foglie in autunno (quando stanno per cadere) e pubblicato il suo terzo romanzo, RIP (2014 – Antonio Tombolini Editore). Ha scritto per la rivista di letteratura Il Colophon. Le opere finora pubblicate, per sua scelta, sono fuori commercio: Cometa e bugie dopo venti anni (2020 - Edizioni Dialoghi) è l’unico libro in commercio.





11 giugno 2017

VIOLA E VERDE




VIOLA E VERDE è un romanzo di Pamela Della Mina, edito nella Collana di narrativa italiana "Officina Marziani" da Antonio Tombolini Editore.
Io non sono un critico letterario, questo  è un blog "generalista" dove se parlo di un libro è perché mi è piaciuto e ho voglia di spiegarlo.
Appena ho finito di leggere Viola e verde ho deciso che lo avrei immediatamente riletto. Così ho fatto prima di scriverne e dirvi che è un libro eccellente, scritto benissimo e da consigliare calorosamente.
Perché lo ho riletto.
Per far pulizia di tutti gli approcci sbagliati che avevano invaso e intristito in alcuni tratti la mia prima lettura.
Per spiegarmi parto porgendovi la sinossi del libro.
Futura ha vent’anni, parla poco e osserva molto, affacciandosi al mondo da dietro i suoi occhi viola e verdi. Conserva le emozioni ben schedate in un archivio, nell’armadio di fianco al letto. Le ha messe in ordine alfabetico, ma solo per il gusto di aprirle a caso. Intrappolata in una relazione insana, si logora e crogiola nel dolore, vittima di una dipendenza affettiva dalla quale sembra non vedere né volere vie di scampo. Come si può desiderare l’amore se non si sa riconoscerlo? Saranno le amiche d’infanzia a spronarla a reagire e rituffarsi nella vita, dopo alcuni timidi tentativi di farla finita. Viola e verde è un racconto di rabbia indomabile e amore inevitabile, dal finale a sorpresa, ambientato in una grigia Milano annoiata. Un incantesimo che fa rimbalzare il lettore tra i propri estremi, in un percorso a ostacoli verso l’accettazione di se stessi, una vita a due colori, a più velocità. Che sia per tutti una bicromia da esprimere come sinfonia e non come assoli stonati. O forse no.
Aggiungo la (scarna) biografia dell’autrice.
Pamela Della Mina nasce in Brianza nel mezzo del decennio più policromatico del secolo scorso.
Frequenta l’Universidad Politècnica de Valencia e l’Università degli Studi di Milano, laureandosi in Chimica Applicata e Ambientale. Collabora come Ricercatrice a progetti in campo biomedico e tecnologico presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Non essendomi mai posto la domanda su quale sia stato il decennio più policromatico, rileggendo la sinossi, e considerando che sono nato in un decennio in cui la televisione era in bianco e nero sono partito con la prima lettura che, purtroppo, è stata offuscata da una serie di preconcetti che si sono fortunatamente sciolti.

La cosa deliziosa è che alcuni di questi sono veri: limitanti e fuorvianti ma veri. Premesso un “NON SOLO!” – grosso come una casa – ne elenco quattro.
  1. 1.   È un romanzo giovanile, per giovani;
  2. 2.   È un romanzo femminile, per ragazze;
  3. 3.   È un romanzo d’amore, per adolescenti;
  4. 4.   È un romanzo cittadino milanese, per chi ricerca Milano ovunque.

Quindi ogni passo dove riconoscevo un’epoca differente dalla mia, una età - ahimè – ormai lontana, una consuetudine notturna moderna, pene d’amore di ragazza ero lì a sottolinearmele mentalmente con la biro rossa, con uno sbuffo un po’ saputello e navigato e il rimpianto di non avere una figlia femmina ventenne a cui passare il romanzo.
Ma la mia idiozia pre-senile si scioglieva, riga dopo riga, pagina dopo pagina, davanti al dipanarsi di una storia splendida, scritta benissimo con ritmi perfetti, gonfia di cose importanti che escono da qualsiasi retorica e da qualsiasi banalità.
Serrato, poetico, originale, universale, fuori dal tempo e dal genere, Viola e verde è una perla e la sua autrice unisce alla freschezza e ad un uso lieve della lingua una originalità e uno spessore raro e delizioso.

Il diversamente giovane che è in me, rileggendo il libro, ne ha meglio apprezzato l’originale ordito narrativo, la cura dei piccoli particolari, la salda tenuta di una rotta narrativa arguta e tagliente.

Piacere assoluto.

Complimenti alla scrittrice di questo bel romanzo, consigliatissimo a chiunque (tranne alle menti aride).

E’ un romanzo che arricchisce chi lo legge: fatelo!


20 dicembre 2016

Il naso (parte 1 di 2)


Questo mio racconto faceva parte di "Cinque canti di separazione" (fuori catalogo): vorrei condividerlo. Viene diviso in due parti per facilitarne la lettura via web.

Marco Valenti


IL NASO



La prima volta non ci fece caso.
Stava tornando a casa dal lavoro divorato dal traffico caotico del venerdì sera, quello che somma indistintamente i rientri con le uscite, operai e impiegati stanchi con più abbienti in fuga per la serata o per tutto il fine settimana. Pensava a lei e la sua assenza riempiva il tragitto e rendeva sopportabili le lunghe code di automobili e secondario il disagio automobilistico.
Antonella in primo piano, il suo sorriso e i suoi occhi intensi avidi di lui: tra i due frammenti, nell’ovale regolare del viso un’assenza.

Arrivato a casa si spogliò di cravatta e camicia e saccheggiò di birra gelata il frigorifero; i sorsi lunghi e voraci gli provocarono un singhiozzo esasperante con conseguente tasso di nervi in crescita. Accartocciò il pacchetto di sigarette vuoto e ne aprì subito un altro.
Accese e la rivide nell’atto di accendere due sigarette e porgergliene una espirandogli addosso una nuvola azzurra. Le sue labbra ridotte a poco più che un cerchio dall’espressione del tirar fuori il fumo, la testa a scuotere i lunghi capelli neri. La mano sinistra che porge la sigaretta, la destra che passa sulla tempia e tira indietro i capelli appena scossi. L’orecchia regolare e tonda, la mano lunga e grande. Di nuovo un indefinito, stavolta percettibile. Ripensò a lei che sorrideva, ripassò con sofferenza i suoi lineamenti scossi nei loro amplessi abissali, l’abbronzatura delle settimane a sciare quanto il pallore delle sere affaticate con gli occhi incavati da occhiaie da troppo lavoro: ovunque colse lo stesso vuoto.
Lorenzo non trovava il suo naso.
Un industriale ed industrioso ricorso alle birre dal frigo, frammezzato appena da qualche fetta di pane in cassetta, liscio, lo ricondusse a minimizzare la cosa e a perdersi piuttosto dietro alle ferite della sua uscita di scena.
Me ne vado, aveva detto lei, e quando stasera tornerai non sarò più qui. Otto mesi fa. Una discussione come un’altra, aveva pensato lui, è almeno una quindicina di giorni che è strana, irascibile che non si sa come prenderla; stasera torno e si fa pace. Le parole di lei gli erano parse poco più che uno scherzo

11 gennaio 2016

A vitare




Avvitare. Avvitare la vite in senso orario, con il cacciavite con la punta a stella. Avvitare con la sinistra, mancino naturale convertito a destro dalla penna stilografica, dalla prima elementare dai preti, dagli anni sessanta. Avvitare con quel momento di smarrimento tra orario e antiorario, confusione di ambidestro forzato. Forzare la concentrazione sull’atto meccanico. 
Meglio il Lego del Meccano. Non pensare.

Asticelle. Mai giuste per il suo passo perché troppo basse o troppo alte. Ostacoli nella corsa del dire e del partecipare. Ascolto e silenzio residui. Chi troppo alto (con o senza basi per arrivare a volare così alto lasciava qualche dubbio) a riempire di nomi, di collegamenti eruditi e confondenti, di troppi brani dati per scontati, acquisiti e digeriti, per alzare muri al dialogo; chi troppo sguaiato, basso, brusco e scontatamente becero, partigiano, dividente e urticante, parte di un qualcosa tutto di pancia e luoghi comuni, troppo basso e violento

10 novembre 2014

L'ultimo libro



Ciao sono Marco. Come stai? Quanto tempo: tutto bene. Tu che mi dici? Mah. Un periodaccio al lavoro. Sono affaticato. A casa? Tutto a posto? Tutto normale. Quando ci si vede?

(Omissis - la telefonata va avanti)

E quando è uscito il libro? Il quattro novembre. Scusami Marco: ma sul blog lo hai scritto? No. Ancora no. Lo ho scritto nella mia pagina facebook.


Sai: quella che ho messo su per parlare di libri e dei miei libri senza spammare. Ho capito. Ma hai inviato mail a quelli che conosci, agli amici come me? No. Ma… E che aspetti? Hai ragione. Non lo so. Magari è che, come ti dicevo sto passando un periodaccio al lavoro. Fallo e basta. No?


(Omissis)


Martedì 4 novembre è uscito il mio nuovo libro. Il quinto libro che ho scritto. Eccolo.


Si intitola RIP e fa parte della collana di narrativa di Antonio Tombolini Editore. E' un romanzo del quale sono davvero soddisfatto ed è disponibile solo in ebook cercandolo nei migliori store (tipo Amazon, laFeltrinelli, Ultima Books, Ibs).
AT Editore non pubblica in cartaceo ma per leggere un ebook basta un computer, un tablet, uno smartphone: se leggi questo post puoi leggere pure RIP.

Ecco l'incipit del romanzo

Una scheda del libro è sul sito della collana di narrativa Officina Marziani (la collana di narrativa di Antonio Tombolini Editore).

www.officinamarziani.it

"Fino all'ultimo respiro?"
"No. Anche dopo."

30 settembre 2014

Chi dice che scrivere è sofferenza



Per quel che può valere il mio parere, io non credo che scrivere sia sofferenza.
La sofferenza è un'altra cosa ed è molto più seria.
Scrivere può essere faticoso, anche molto. Sì.
Fatica, impegno, difficoltà, responsabilità. 

(La responsabilità del resto è propria della parola, scritta come pronunciata: qualcuno se lo dimentica ma le parole pesano. 
Quel che pesa va pesato)
.
Scrivere può essere, a volte, doloroso ma non è un dolore che si possa paragonare ad una vera sofferenza. 
Si tratta piuttosto di intensità, di rimanere concentrati sulla parola e anche sul processo che riesce a rendere universale o comunque interessante un fattarello qualsiasi - particolare - vero o inventato, personale o sentito dire o surreale.
A volte si può anche partire da questioni che ci hanno toccato personalmente provocando dei dolori.
Sono le cose che ci hanno provocato dolore. Sono i fatti che ci capitano che possono provocare dolore: la scrittura non c'entra. 
Il dolore non può essere scriverne.

Scrivere non è dolore.
Scrivere è gioia e privilegio.

Chi dice che scrivere è sofferenza soffrirebbe comunque.
Marco Valenti



7 luglio 2014

Amico, nemico, amante




Amico, nemico, amante

Autore: Alice Munro (traduttore: Susanna Basso)

Titolo: Nemico, amico, amante...

Casa editrice: Einaudi

Anno: 2003

ISBN: 9788806174682

Pagine: 315

Formato: cartaceo; eBook

Mi rendo conto di non parlare di un autore nuovo o sconosciuto. Alice Munro (1931) è la scrittrice canadese  vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2013, assegnatole il 10 ottobre. Già vincitrice per tre volte del Governor General's Award, il più importante premio letterario canadese. Ma ho voglia di parlare di questo libro.
Chi volesse approfondire vita e opere della Munro (si pronuncia manróu potrebbe partire dall’Enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/alice-munro/




Partiamo dal sito della Casa Editrice.

Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. Da Flannery O'Connor a Henry James, da Chechov a Tolstoj, non c'è un autore di racconti al quale Alice Munro non sia stata paragonata. Ma la sua capacità di dipanare in un lampo l'irriducibile complessità della natura umana è incomparabile. Questi racconti possiedono la straordinaria capacità di trascinare il lettore nei meandri di una memoria che non è la sua per risvegliare emozioni che sono di tutti. La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fitta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.

Ecco l’elenco dei racconti.

  1. Nemico, amico, amante... ("Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage")
  2. Il ponte galleggiante ("Floating Bridge")
  3. Mobili di famiglia ("Family Furnishings")
  4. Conforto ("Comfort")
  5. Ortiche ("Nettles")
  6. "Post and Beam"
  7. Quello che si ricorda ("What Is Remembered")
  8. "Queenie"
  9. "The Bear Came over the Mountain"

La più bella frase su questo libro la ha scritta Pietro Citati: «Fra pochi anni, chiunque vorrà parlare di un bellissimo racconto, o di una sottile accortezza narrativa, o di una visione del mondo tanto ricca quanto inafferrabile, dirà: "Mi ricorda un libro di Alice Munro. Lo leggerò subito"».

Qualcosa che ho pensato io.
Nove storie meravigliose che sono felice di aver centellinato, assaporandone tutta la straordinaria maestria di una autrice che sa perfettamente cosa descrivere, cosa dettagliare e cosa lasciare alla sensibilità di noi lettori. Ognuno di questi racconti parla di vite non straordinarie e di situazioni che potremmo definire comuni, un rapporto fra sorelle, le diverse fasi della vita matrimoniale, i tradimenti, un momento nel  passaggio  all'età adulta, una malattia che degenera, un tradimento.


9 giugno 2014

il nome del figlio




Il nome del bambino


Ci sono casi nei quali il nome di un figlio è già stato scelto prima della sua nascita. A volte rapidamente e altre dopo lunga consultazione. 
Per altri bambini si aspetta di vederli in faccia e durante i nove mesi di gestazione vengono indicati con nomignoli affettuosi. Quando la creatura viene al mondo si ragiona per un po’. Arrivati alla registrazione anagrafica una decisione purchessia la si deve prendere.

Nel caso del mio ultimo libro non c’è stato titolo finché lo stavo scrivendo ed è stato presentato ai potenziali compratori, Editori, con un nome carino ma non definitivo.

A contratto (digitale) stipulato papà Scrittore e mamma Editore stanno vagliando le possibilità: c’è ancora tempo prima del battesimo e comunque siamo alle semifinali. Parecchi nomi sono stati eliminati.


Il bimbo è bello e sano e comunque vada avrà successo in società.

Del battesimo, ovviamente, avrete notizia 
e sarete tutti invitati al debutto in società. 
E' gradito 
il possesso di un lettore di ebook.

6 aprile 2012

S come scrivere, scrittura, scrittore

Affronto gli aforismi sulla lettera S con sicurezza: esse come scrittura o come scrittore. Lo faccio diversamente dagli altri temi trattati poiché scrivo. Racconto storie, propongo cose scritte da me perché vengano lette da altri.

Non sono uno scrittore: sono un architetto che lavora come funzionario statale: il mio lavoro non è scrivere. Non sono un autore perché le cose che scrivo non sono riconosciute e neppure rappresentate.

Tuttavia scrivo, racconto, provo a dire cose che reputo sia bello raccontare e qualcuno vi si riconosce, leggendole, e ne trae del buono. Questo mi compensa di notti impiegate al computer a raccontare, o a limare cose raccontate, e mi appaga e mi distrae dal peso delle cose.



"Scrivere come una forma di preghiera". (Franz Kafka, Preparativi di nozze in campagna),



o, forse, per molti è vero che "Lo scrivere implica, nel migliore dei casi, un’esistenza solitaria. Lo scrittore lavora da solo e, se è un buono scrittore, deve ogni giorno affrontare l’eternità o la mancanza di eternità” (E. Hemingway, Discorso in occasione del conferimento del Nobel).



Non lo so. Quel che so è che è, come un lavoro, fatica. Non è con questo termine che a Napoli si chiama il lavoro? Dicono: “vado a faticare”. Sarà vero, quindi, che


1 settembre 2011

L'eclissato



Una piccola premessa. In questo blog ho già parlato di libri che mi sono piaciuti (oltre quelli scritti da me) e la Tag libri può condurvici. Uno dei criteri è stato quello di dare voce ad opere di autori meno conosciuti ma meritevoli di essere letti ed apprezzati.


Con grandissima convinzione consiglio “l’eclissato” di Roberto Ritondale perché è un libro scritto molto bene, insolito e molto interessante.



L’ECLISSATO


di Roberto Ritondale



ilmiolibro.it


2011


Il blog dell’autore – IL SOLE TRA LE MANI – è tra i “LUOGHI FREQUENTATI” in lista in questo blog, sulla destra.



La quarta di copertina.


Un’opera simbolica, tra ironia e malinconia, sulla solitudine e sul vuoto che impedisce di provare emozioni. Un viaggio avventuroso tra Napoli, Palermo, Milano e l’India.


Una metafora del mondo.


Un romanzo venato di giallo il cui genere – vagamente picaresco – si rinnova fino a incontrare l’anima.



La frase in copertina.


La solitudine è il fossato


che ognuno costruisce


intorno a sé per difendersi


dall’assedio del dolore




Cosa ne penso.


Senza voler svelare una trama intrigante, c’è un protagonista, Aldo Montesi, che inquieto si muove fuggendo qualcosa e rifuggendo gli stress da confronto – serrato – col proprio vissuto e con la violenza della vita, delle costrizioni, del mondo intero.


La costruzione sostenuta pervicacemente di un fossato di solitudine, anche rispetto al proprio vissuto, è affascinante e ben supportata nel plot del libro.


Una apparente svogliatezza del protagonista si rivela paradigma del lasciare andare le cose (tema a me caro) e del rinnovare se stessi aprendosi a nuove esistenze: come il bruco alla farfalla.


Lo stile asciutto e ragionato, le citazioni adoperate, i concetti vissuti ed espressi rendono questo bel romanzo più che godibile. Ne caldeggio la lettura.



Come averlo.


In un mondo editoriale sovrabbondante e distratto, Roberto Ritondale ha autoprodotto il suo romanzo appoggiandosi a ilmiolibro.it del gruppo Espresso/Repubblica.


Può essere prenotato in tutti i negozi Feltrinelli d’Italia;


può essere acquistato on line ai seguenti link, de ilmiolibro.it e la Feltrinelli.it



http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=619321



http://www.lafeltrinelli.it/products/2120006193211/L%27eclissato/Ritondale_Roberto.html



Citazioni più presenti.


I libri di Pessoa;


il pensiero di Hesse;


la musica di Pino Daniele.


“Personalia”.


Aldilà della amicizia virtuale di Facebook


(dove comunque ci condividiamo abbastanza pensieri)


Roberto ed io ci saremo visti non più di cinque volte, in situazioni di “gruppo”.


Nel condividere la passione per Pino Daniele lui parte avvantaggiato perché parte-nopeo.


Mi rispecchio molto nelle sue idee e nel suo modo di scriverle e di scrivere.


Prima o poi chiacchiereremo di più, da qualche parte, di musica, letteratura, scrivere e motivazioni.


Mi piacerà.

1 agosto 2011

L come libro


L come libro: che altro? Leggo e provo a scrivere (molto ma molto meno di quanto vorrei). Ecco alcune, tra le molte, frasi sui libri che condivido. Ora che siamo in piena estate auguro a tutti felici letture più che mai.

Emmevù

Alcuni libri sono immeritatamente dimenticati; nessuno è ricordato immeritatamente. (Wystan Hugh Auden, Saggi).

Un libro, come un bambino, ha bisogno di tempo per nascere. I libri scritti in fretta […] mi ispirano diffidenza nei confronti dell’autore. Una donna per bene non da alla luce un figlio prima dei nove mesi di rito. (Heinrich Heine, Pensieri e fantasie).

I libri pensano per me. (Charles Lamb, Ultimi saggi di Elia).

Un libro è uno specchio. Se ci si guarda una scimmia, quella che compare non è evidentemente l’immagine di un apostolo. (Georg Lichtenberg, Osservazioni e pensieri).

L’enorme moltiplicarsi dei libri in ogni ramo dello scibile è uno tra i peggiori flagelli dell’età nostra, uno dei più seri ostacoli al raggiungimento d’ogni conoscenza positiva. (Edgar Allan Poe, Marginalia).

Cave ab homine unius libri. Guardati dall’uomo d’un solo libro. (San Tommaso d’Aquino).

I libri hanno gli stessi nemici che l’uomo: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto. (Paul Valéry, Littérature).