p.s. : questo post è del 2010 ma certe cose vanno rammentate.
le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose. Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere. Cosa lasciare andare.
marco valenti scrive
28 aprile 2017
dal basso in sù
p.s. : questo post è del 2010 ma certe cose vanno rammentate.
4 febbraio 2014
Pronto Alzheimer
15 aprile 2013
17 dicembre 2012
Piero Valenti
26 maggio 2011
bottiglie, bottles, bouteilles


Costretto a casa,
voglioso di disegnare, si misurava con preziose bottiglie dello scorso millennio che ho il privilegio di avere.
Impazziva con la luce che si rifrangeva nelle tante sfaccettature del cristallo.
Questo era Piero, quando era, ancora, da qualche parte, Piero.
Chi sa le bottiglie apprezzerà; meno gli altri.
L'aria si fa rarefatta in questa tag e altrove.
Si sta come si può.
enjoy.
28 settembre 2010
Al e il caffè

Mio padre ha campato senza caffè.
La settimana scorsa curiosissimo ci guardava prendere succo di moka uscito fumante e aveva occhi di libidine sfrenata.
Gli ho offerto una tazzina di caffè molto macchiato, ricordandogli comunque che lui non prende caffè e non l’ha mai preso.
Ha accettato e se la è goduta fino in fondo, malgrado con il dolcificante.
Grande la mia meraviglia su certi effetti collaterali di Al.
10 settembre 2010
"E' tempo di agire insieme!"
È un mondo veloce, molto più svelto rispetto ai miei tempi di reazione e di azione. Non mi chiede di abituarmi. Forse non mi chiede affatto. Macina spedito chilometri di bites, aggiunge informazioni ad informazioni, si svolge sull’attimo, non lascia il tempo di riflettere. Occorre riflettere. Scegliere il tema, quando non sia il tema a scegliere te, ed è impossibile pensarci su con calma. Meditare. Digerire. Metabolizzare per elaborare e proporre qualcosa.
Se Gutenberg e la stampa (ben più che la scoperta dell’America) ha segnato il passaggio dal Medio Evo al Moderno, internet segna il passaggio alla nuova era globale: questo Tempo ha velocità non considerate, rapidissime, e diventa un susseguirsi di istantanee che non lasciano lo spazio adeguato ai ragionamenti.
Continuamente ci troviamo catapultati in un oltre, in un nuovo, in uno spazio diverso e a seguire nuovi scenari e nuove suggestioni.
Dico questo perché poche ore fa ho lasciato traccia, su Facebook, di una notizia e la stessa è stata inghiottita da altre notizie e altre ancora. Sul sito di Repubblica si richiamava il fatto che il 21 settembre è giornata mondiale contro il Morbo di Alzheimer ed io, coinvolto, lasciavo link sul social forum.
Stasera volevo tornarci sopra qui, con calma, e ragionare di assistenza non adeguata, di disagi crescenti, di incapacità ad affrontare qualcosa che ti cambia sotto il naso e si muove più veloce di quanto tu tema ed immagini.
Povero Paese il nostro perché non serve adeguatamente bimbi e anziani, fasce deboli della società anche in salute, affannato a rincorrere il quotidiano che, sempre più, si fa emergenza; povera Italia senza capacità di visione ottenebrata da particolarismi, personalismi, in cui ognuno bada solo al proprio orticello sovente sempre più ridotto.
Povera Patria accecata in ogni sua capacità di condivisione, di orizzonte, di comunione.
Ciascuno portato a ripiegarsi sul proprio particolare, insegnanti contro tassisti, operai contro dipendenti ex alitalia, ministeriali contro professionisti, medici contro avvocati e chi più ne ha più ne metta.
Oguno a rincorrere i suoi guai (Cit.).
La notizia sull’Alzheimer e la sua giornata mondiale è sepolta da altre. Chi ha a che fare con altri guai guarderà i propri. Molti si concentreranno filantropicamente sul sacrosanto problema dei cani che non vanno abbandonati e qualcuno, sul social forum, dirà “se non condividi sei un mostro!”.
Il 21 settembre è la giornata mondiale della lotta contro il morbo di Alzheimer.
Colpisce molte più persone di quanto pensiate e stravolge l’esistenza di chi ha familiari che ne sono colpiti. Accade perché ci si deve abituare ad una progressiva assenza e perché l’aiuto che si può avere è insufficiente e inadeguato.
Accade. È violentissimo.
Ecco: vorrei un paio di cose.
Un minuto per pensare che questa malattia fetente dilania l’anima di chi ha a che farci e un altro per riflettere su un mondo che con la sua velocità di informazioni ci divide e ci lascia inevitabilmente soli.
In fondo sono solamente due minuti.
Grazie.
XVII giornata mondiale Alzheimer; 21 settembre 2010; slogan "Alzheimer: è tempo di agire insieme!"; www.alzheimer.it
11 maggio 2010
mai mangiato una cosa così buona!
Provvedo a P con il giusto amor filiale. Corretto e amorevole. Più corretto che altro. Succede una volta che gli propini hamburger e insalate varie, complice fatiche lavorative, per tre giorni consecutivi. Vi assicuro che se sei single di ritorno e lavori può succedere. Magari cambi il tipo di pane, o di frutto, ma l’hamburger è un approdo sicuro: mi spiego?.
Mangia convinto.
Complice il diabete mangia sempre di gusto e di grande appetito.
Mi dice: “ non ho mai mangiato una cosa così buona! Grazie!!”.
Una volta ha deluso i commensali quando ha mangiato una pietanza francese particolare, e rara, per la prima volta assoluta e non ha pronunciato la frase usuale.
Aveva certamente gradito parecchio e quindi non averla pronunciata ha stupito. Caspita! Per una volta che veramente aveva mangiato una cosa per la prima volta!
Tant’è.
La sua sincerità è, comunque, assoluta e semplice; quando sei stanco e non prepari manicaretti Al ha i suoi lati positivi!
Emmevu.
Post scriptum: i lati “positivi” di Al sono sempre di meno e, al contempo, aumenta l’impegno richiesto. È probabile che la tag “Al come alzhaimer” vada a nanna.
2 aprile 2010
6 febbraio 2010
Il gamberetto di fiume
Quando scrivi in un blog ti trovi in una comunicazione a una via sola.
Salvo feedback, commenti (ne vorresti sempre di più perché “ti fa dialogo”), segnalazioni ti trovi a parlare un po’ da solo. Tuttavia ti provi a fare qualcosa che non sia un “caro diario” ma altro.
Provi, tra le pieghe del tuo vissuto, a lasciare ombre di oggettività.
Orbene, la tag “Al come alzhaimer” riflette il degrado mentale di mio padre, Piero, e prova a dare conto e ragione di una malattia bastarda senza pietismi facili e provando a raccontarla con quel minimo di disincanto perfino umoristico (o, almeno, leggero) che, in determinate situazioni ti salva la pelle (leggasi il cervello).
Provi a rendere oggettivo e, speri, interessante una cosa piuttosto privata. Resto convinto della scelta anche se, credo, diraderò i post dedicati ad Al.
Anche perché i post che invio hanno finora sofferto tutti, chi più chi meno, di un ritardo di fase rispetto alle condizioni di Piero.
Racconto cose passate mentre le nuove incalzano.
Perbacco se incalzano.
Al è più svelto e più bastardo delle mie previsioni.
Veloce come un piano inclinato. Nel senso che accelera (per chiarezza).
Oggi mi sono accorto di un fatto e ve lo voglio raccontare.
Mio padre è lo stesso de “il disegno di Piero” (altra tag) e ha una mano benedetta dal cielo. Ha sempre disegnato e, finché ce ne è, disegnerà.
Ha meno autonomia e perciò, uscendo meno, spesso riproduce disegni e foto da riviste o libri. Oggi, dalla impareggiabile National Geographic, si riproponeva di riprodurre una foto splendida di un gambero di fiume.
Ragioni di copyright non mi fanno postare la foto originale: è nell’ultimo numero (bellissimo come sempre).
È uscito fuori un bel disegno, a tratti inquietante, che non è il gambero della foto.
Gli occhietti sono più vicini, manca un pezzo del corpo, le due chele vanno un po’ a casaccio: un gambero scombinato che verrebbe schifato dalla società dei gamberi di fiume.
Novello Quasimodo.
Abbiamo parlato un po’, per capirci entrambi.
Ci ho messo del tempo, arroccato a difendere le postazioni delle conoscenze minime imperdibili e scontate, e poi ho capito.
Una illuminazione.
Il punto è nella memoria delle cose.
Mi spiego.
Tu puoi avere una mano di Dio (e lui la ha) ma se non dai il nome giusto e associ il ricordo corretto a una cosa la riproduci… a prescindere.
Mio padre non ha disegnato un gambero di fiume.
Ha riprodotto dei segni.
Il concetto, il ricordo, del gambero non lo ha più. Tutto, a questo punto, si fa astratto.
Il gambero non si ricorda più che cavolo sia. Ha perso totalmente il concetto di gambero.
Ricapitolo e provo a essere più chiaro con un esempio.
Se dici ad un tuareg di riprodurre l’immagine di un pinguino ma questi non lo ha mai visto né mai studiato, e per di più non lo riconosce come animale, riprodurrà dei segni che per lui non hanno significato nella propria memoria.
Non ne riconosce le parti anatomiche né il tutto. Disegnerà “un coso”.
Becco? Potrebbe essere una proboscide. Proboscide? E a che serve? È solo una protuberanza. Pertanto deformabile. La nostra memoria è anche visiva, certo, ma vive di associazioni tra vista e ricordo e nozione.
Mi ricordo di aver visto un pinguino, o un gambero, e so cosa è.
Quindi lo riproduco avendo in mente uno schema “soggetto predicato complemento”.
Al glielo ha tolto e Piero si muove a luce spenta.
Però, datemene atto, con grazia.






