marco valenti scrive

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4 febbraio 2018

Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai



sempre e per sempre


Pioggia e sole
Cambiano
La faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
E tornano
E non la smettono mai

Sempre e per sempre tu
Ricordati
Dovunque sei
Se mi cercherai
Sempre e per sempre
Dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
E perdersi ancora
E tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
Per diverse strade
O con diverse scarpe
Su una strada sola
Tu non credere
Se qualcuno ti dirà
Che non sono più lo stesso ormai

Pioggia e sole abbaiano e mordono
Ma lasciano
Lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
Nascondersi
Confondersi
Ma non può perdersi mai

Sempre e per sempre
Dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre

Dalla stessa parte mi troverai.




16 settembre 2017

il nero







Per tutti quelli che "io non sono razzista ma...".
Una canzone di Francesco De Gregori che continua ad avere un senso.


Dalla periferia del mondo a quella di una città,

la vita non è una caravella, e il Nero lo sa.

Dimmi dove si va a dormire, dimmi dove si va a finire,
dimmi dove si va, il Nero che scarpe nere che c'ha!

Dalla periferia del mondo, il Nero Neronerò,

fu scaraventato non ancora giorno da un vecchio furgone Ford.

E si stropiccia gli occhi, 
balla e cammina 
e canta sotto il cielo di Latina, 
grande città del Nord,

il Nero che ritmo, che rock e che roll!

Dalla periferia del mondo 
a quella di una città,
la vita non è una passeggiata 
e il Nero lo sa,

preso a calci dalla polizia, 
incatenato a un treno da un foglio di via 
oppure usato per un falò, 

il Nero te lo ricordi il Nero quando arrivò?


Un giorno con un pezzo di specchio 
un orecchio si tagliò 
e andava sanguinando avanti e indietro 
e diceva "Sono Van Gogh!"

E aveva dentro agli occhi una malattia, 
ma chissà quale tipo di malattia, 
di malattia d'amor, 

il Nero, che amore il nero!
Nero Nerò.




8 settembre 2017

(il)legittimo


legittimo

[le-gìt-ti-mo] agg.
1 Che è conforme alla legge, che ha le qualità richieste dalla legge: autorità l.;restituire qlco. al l. proprietario || sovrano l., colui al quale spetta il regno per diritto riconosciuto | figlio l., in passato, quello nato da genitori regolarmente sposati | l. difesa, reazione violenta di difesa, consentita dalla legge in particolari circostanze: uccidere per l. difesa | erede, successore l., che è tale per legge |interesse l., tasso di interesse fissato o consentito dalla legge
2 estens. Lecito, giusto, giustificato: desiderio l.
 avv. legittimamente 1. Nel rispetto della legge 2. In conformità alla convenienza, alla ragione
• sec. XIV




Legittimo, consentito, opportuno, lecito, riconosciuto: non necessariamente piacevole.
Non tutto ciò che è lecito e che viene fatto mi deve piacere per forza. 
Se fai una cosa che a me non piace, nel pieno diritto di farla; se non fai qualcosa che io vorrei fortemente tu facessi, nel pieno diritto, sacrosanto, di non farla; se il tuo comportamento lecito non corrisponde a quel che da te mi aspetterei; io non sono contento.
Legittimo, consentito, non importa se opportuno, è il mio diritto a non condividere le tue scelte (o le tue non scelte).
Mi ritengo libero di non condividerti, di averti in antipatia, di sentirmi ferito dalle tua parole quanto dai tuoi silenzi; dalle tue azioni come dalle tue omissioni.
Sono libero di farmi rodere e di grattarmi fino a scorticarmi la pelle come sono legittimato a non doverti spiegare nulla visto che non mi è consentito pretendere spiegazioni.

A meno che non fossimo amici.
Lì non ci dovrebbero essere asticelle e la memoria dovrebbe essere limpida e condivisa.
Perché nel momento in cui quel che facciamo è legittimo e in base a questo non dobbiamo spiegazioni il dialogo si azzera.
La legittimità, un diritto, non è un valore.
Ormai essere onesti, per esempio, lo si confonde con l’essere buoni e giusti.
Onestamente e legittimamente si sbaglia.


Vorrei essere disonesto, illegittimo, sporco ma non sbagliare un colpo al luna park.


“è troppo tempo, amore,
che noi giochiamo a scacchi:
mi dicono che stai vincendo
e ridono da matti.
Però Giovanna è stata la migliore:
faceva dei giochetti da impazzire.
E non c’è niente da capire”.

24 febbraio 2013

lettera dal piroscafo




Lettera dal piroscafo per un giornale con scarsa tiratura.

Il direttore d’orchestra  ha messo insieme un bel concerto in cui ciascuno ha trovato qualcosa di apprezzabile. Ha creato una sinfonia senza nulla di nuovo nella quale riecheggiassero motivi di facile presa. Un’orchestra ottima per il Titanic.
Tutti sembrano ammaliati al suono del proprio strumento preferito, talmente rapiti dall’essere completamente sordi a qualsiasi altro suono proveniente dall’esecuzione del concerto e così presi dalla musica dal ritenere ininfluente l’avvicinarsi dell’iceberg.
La sinfonia appaga il gusto di ogni appassionato ad uno strumento, che sia il violino piuttosto che l’oboe, al punto dal riuscire a fare in modo che ciascuno senta quel che vuole sentire.
Ogni ascoltatore, felice, segue il proprio ritmo ed è impermeabile a qualsiasi critica.
Se gli fai notare, durante le prove aperte al pubblico, che il clarino stona ti risponde “Ma quale clarino! Non senti che archi fantastici? Questa si che è musica nuova!”. 
I suoi ascoltatori, rapiti, non sono influenzabili dal giudizio di nessuno. Qualcuno avrebbe voluto intervistare il Maestro ma il compositore e direttore d’orchestra non ha mai rilasciato interviste, si fa beffa di qualsiasi critica (da qualsiasi parte provenga) ed è un vero personaggio egli stesso: va ossessivamente ripetendo che una musica come la sua non è mai stata ascoltata e in questo modo predispone, ulteriormente, gli ascoltatori ad apprezzarla.
Come un Messia insinua che la musica si divida in prima di Lui e dopo di Lui. 
Mi trovo in difficoltà.
Chiunque sappia di musica, e chiunque sappia di iceberg, sa bene che non è così ma ad informarsi di musica, ad ascoltare orchestre diverse prima di formarsi un gusto musicale consapevole, sono sempre di meno.
Strano bastimento il nostro.
Quanto agli iceberg, al coglierne la vicinanza e la pericolosità se ne è parlato, per un po’, con allarmismo ma ormai quasi tutti sono sul ponte ad aspettare l’orchestra desiderando una musica che faccia ballare, promesse di flirt con fascinose dame, bisogno di sogno da liberazione senza essere stati affatto ancora liberati.
Passa il tempo, l’orchestra suona indiavolata, il direttore ieratico agita la bacchetta. 
Qualcosa, comunque, succederà.

Spero darvi buone notizie.



3 aprile 2011

Vivere


Tra una decina di anni, ahimè scarsi, sarò un funzionario ministeriale (bravino) che avrà fatto il proprio dovere. Avrò fatto ciò che, per diritto o per storto, non avrei potuto evitare di fare. Senso dello Stato. Questi sarò io e sarò a dire ho sessanta anni, Qualcuno - ma non poi molti - più di me sarà stato considerato, a ragione, il principe. Auguri, Francesco.


Per quello che dici per me e per quelli come me.

Al di qua della possibilità di dire. Ce ne sarebbe. Non è a noi. Tu. Puoi. Ci resta solo ringraziare, con quel filo di fiato timido. Intanto tu puoi ergerti a gigante in un mondo di nani.

Lunga da dipanare a volerla dipanare per benino. Già.

Rimaniamo qui a riscattare quanto ci sarà data la possibilità di fare. con cordiale e continuo impegno. Il sorriso sulle labbra e il coltello schiumante tra i denti.

Sei Francesco De Gregori e compi sessanta anni.

Io uno che ti ha sempre ascoltato e che ti fa gli auguri. Di cuore. Grazie.

10 marzo 2011

pilota di guerra


Io ero un ventottenne.
Ero neo laureato architetto e mi trovavo soldato, malgrado tutto e malgrado me.
Questa canzone.
Il silenzio beato dopo i doveri.
Cuffia dopo il silenzio, dopo il giorno, dopo tutto.
Steso in branda, tra le altre canzoni, c'era questa.
So che è un piccolo ricordo personale che pochi possono condividere ma, intanto, siamo ciò che facciamo e ciò che ascoltiamo.
Anche se non serve capire più di tanto, grazie a Francesco De Gregori e a quella che, per me, è una delle sue canzoni più belle.
Straordinario omaggio a chiunque abbia saltato dal suolo, si sia staccato, abbia volato.
MV



Non per entrare nel merito del motore,
ogni motore ha una musica e io la so.
Così per sempre nel vento la farò cantare,
per questa mia povera terra da sud a nord.
E quanto è solo un uomo lo sa solo Dio,
mentre volo sopra le ferite della città.
E come un grande amore gli dico addio,
e come è solo un uomo lo so solo io.