marco valenti scrive

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21 dicembre 2018

Auguri di bel tempo




Nebbia.


Snebbiatevi!

Prima di commentare

qualsiasi cosa sui "social"

come se non ci fosse un domani.

Quando pensate di aver tolto il livore

 da ultras, solo dopo, contate da 1 a 10 e 

poi da 10 a uno e poi ripetete a memoria almeno 3 

combinazioni numeriche che conoscete.

Per esempio il vostro codice bancomat, 

o il telefono della fidanzata/o, 

o un altro codice che avete mandato 

a memoria. 

Poi 

solo dopo

commentate 

se ancora credete 

di avere giudizio e competenza per farlo. 

Altrimenti liquefacetevi in silenzio. Grazie da parte 

del mio fegato offeso da troppa idiozia circolante. Davvero.


I tempi
sono questi.
Vogliate
considerare
il mio
come un
accorato
auspicio.




13 dicembre 2017

leggerezza e domande inutili


Se non si è di indole leggera e se si conduce una esistenza con oggettive difficoltà la ricerca di disimpegno e di leggerezza sono un vero e proprio percorso.

Un cammino verso una meta, in salita, con soste e mappe da decifrare. A volte ti senti il piccolo Hobbit che deve distruggere l’anello; altre cadi ruzzolando malamente. La leggerezza estiva la si cerca con letture da ombrellone ma ora siamo in inverno pieno.


Allora, malgrado dovrebbe essere una intima festa religiosa, ci viene incontro in questa ricerca l’abbandonarci al clima del Natale. 

Con giudizio, possibilmente, ma con lievità crescente.

Mentre quotidianamente apriamo finestrelle nei Calendari dell’Avvento mi va di abbandonarmi a un bel pacco di reiterati luoghi comuni, a chiacchiericcio senza impegno, a inutilissime curiosità.


Con leggerezza, quindi, ve le regalo di seguito.


Uno: albero o presepe?
Uno bis: albero vero o albero finto?
Due: pandoro o panettone?
Due bis: panettone con i canditi o senza?
Tre: a dieta prima o dopo le festività?
Tre bis: …e tutti quei pandori in offerta speciale a gennaio?
Certo di aver toccato temi cruciali,
Marco


Nota: foto presa da internet sul gustoso sito (da visitare!) www.dolcitalia.net
(Segue dibbbattito…)

10 dicembre 2017

il Natale, il lavoro e il lievito madre





Si avvicina Natale.

Bella cosa, sempre.

Ho cercato e comprato dei Pandoro della Melegatti.

Se guardate il video capirete perché sono felice.

Questione di lavoro e di lievito madre.

Fatevi felici pure voi


24 dicembre 2016

Una storia di Natale






Una storia di Natale

La stanza era piccola, illuminata da una plafoniera al neon al centro del soffitto, senza finestre.
Per un momento si sentì soltanto il ronzio del termoconvettore, mentre le tre persone presenti si studiavano con gli sguardi dopo che la prima parte della discussione era finita.
La signora era seduta al centro della stanza, le mani in grembo e le punte delle dita che si accarezzavano con movimenti nervosi; l’uomo con i capelli brizzolati dietro la spoglia scrivania di fronte alla donna aspettava che questa parlasse; il ragazzo in divisa in piedi dietro la donna.
Il ragazzo guardava l’uomo con aria rassegnata; l’uomo incrociò il suo sguardo, giocherellò con una penna bic, poi fissò la donna che aveva il capo chinato e infine l’oggetto.

23 dicembre 2016

Frammenti di discorso da fine anno




Frammenti di discorso di fine anno a reti unificate

 
Stavo prendendo appunti per un discorso di fine anno e di auspicio di un 2017 migliore, ero pieno di foglietti, di pizzini mandati a me medesimo, di ritagli di articoli di giornale, di frammenti di sms, commenti su facebook. Cercavo di mantenermi concentrato bevendo caffè. Alla fine mi sono detto che non avrei fatto audience neanche a reti unificate e ho rinunciato. Restano frammenti. Sfusi. Auguri sparsi dove solo chi ha volontà può provare a dare un nesso. Trascrivo qualcosa.


Auguri a voi e a me.
Auguri di essere nomadi nei pensieri e radicati nei buoni sentimenti.

Saper cambiare idee restando fedeli agli ideali.

Plurali e accurati nell’informarsi. Attenti e rispettosi nell’ascolto.
Ascoltare, chi argomenta meglio e non chi grida più sguaiatamente, a prescindere da quale sia il suo punto di vista.

“Chi sa ascoltare non solo è simpatico a tutti ma a volte finisce per imparare qualcosa”(cit.)

Maniacali nell’approfondimento e nello studio dei fatti: attenti alle fonti di ogni informazione.

Infastiditi dalle volgarità e dagli insulti (a prescindere sia da chi li pronuncia sia da a chi sono rivolti) ma pronti sia alle critiche che alle canzonature.

Un po’ più arguti e molto meno furbetti.
Senza paure di parlare ma prudenti, attenti, nel linguaggio che si adopera e alle conseguenze di ciò che si afferma.


Auguri di uscire fuori, di trovare aria buona da respirare, di scegliere di staccarsi di più da media e social media, di renderci – ogni tanto – vacanti. Magari con un buon libro da leggere.
Lasciare la segreteria telefonica, essere irreperibili (possibilmente irreprensibili), uscire dal coro, dal gruppo, dalla conversazione di gruppo whatsapp.

Auguri di mettere le cose in ordine secondo priorità per dare più valore al tempo.

 
Duri, mai violenti, senza perdere la tenerezza. Un po’ meno bruschi, magari: meno trancianti.

Auguri di assolvere al dovere di perseguire la propria felicità senza rendere infelice nessun altro.

Più leggeri però. Quella leggerezza di Italo Calvino.

 


Leggere libri, ascoltare musica, guardare mostre. Crescere dentro.

Coltivare vere amicizie.
Essere innamorati.

Ecco.
Cose così.
Però dal profondo del cuore.

Auguri!
Marco Valenti

21 dicembre 2012

letterina


 
 
 
Cari Gesù Bambino e Babbo Natale,

quest’anno ce la ho messa tutta e vi prometto di fare ancora meglio.

Ho accettato le avversità senza protestare e ho provato a non fare del male a nessuno.

Vi prometto di continuare a volere bene e a stimare anche tutti quelli che mi ignorano, che non mi ascoltano mai. Quelli per cui quello che dico, scrivo, penso e faccio è trasparente.

Prometto anche di dire sempre la verità, anche se mi riservo di rimanere in silenzio
o avvalermi della facoltà di non rispondere.

Prometto di mettercela tutta a pensare positivo e a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno (casomai cambio bicchiere e ne prendo uno più piccolo).

Ecco.

Vorrei in cambio
la salute delle persone a cui voglio bene
e una annata che sia come un Monopoli
ma senza gli imprevisti (solo le probabilità)
e non andare mai in prigione senza passare dal via.
 
Auguri a voi e famiglia.
Auguri a tutti.
Grazie per l'attenzione.
marcolino

20 dicembre 2010

Il mio augurio



L'anno scorso da questo blog era partito un calendario dell'Avvento di video da youtube in tema natalizio.
Uno al giorno.
Quest'anno prendo due versioni che amo di una canzone che amo per dire a tutti quelli che passano di qui...


Have yourself a merry little Christmas.
Let your heart be light.
Next year all our troubles
Will be out of sight.
Have yourself a merry little Christmas.
Make the Yule-tide gay.
From now on our troubles
Will be miles away.

Ringraziandovi per ogni passaggio qui e per ogni traccia che avete lasciato auguro di cuore a tutti buone festività natalizie,
marco

25 dicembre 2009

Racconto di Natale di Dino Buzzati



Nel paradiso degli animali l'anima del somarello chiese all'anima del bue:
- Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia...?
- Lasciami pensare... Ma sì - rispose il bue. - Nella mangiatoia, se ben ricordo, c'era un bambino appena nato.
- Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?
- Eh no, figurati. Con la memoria da bue che mi ritrovo.
- Millenovecentosettanta, esattamente.
- Accidenti!
- E a proposito, lo sai chi era quel bambino?
- Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino.
L'asinello sussurrò qualche cosa in un orecchio al bue.
- Ma no! - fece costui - Sul serio? Vorrai scherzare spero.
- La verità. Lo giuro. Del resto io l'avevo capito subito...
- Io no - confessò il bue - Si vede che tu sei più intelligente. A me non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un fantolino straordinario.
- Bene, da allora gli uomini ogni hanno fanno grande festa per l'anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell'animo, della pace, delle gioie famigliari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un'idea. Già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un'occhiata?
- Dove?
- Giù sulla terra, no!
- Ci sei già stato?
- Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare dare anche tu. Dopotutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due.
- Per via di aver scaldato il bimbo col fiato?
- Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia.
- E il lasciapassare per me?
- Ho un cugino all'ufficio passaporti.

Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi lievi, come mammiferi disincarnati. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume; vi puntarono sopra. Il lume era una grandissima città. Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro. Trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano attraverso senza danno, e alla loro volta le due bestie passavano attraverso i muri come se fossero fatti d'aria. Così potevano vedere bene tutto quanto.
Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolio della gente che andava e veniva, entrava e usciva, tutti carichi di pacchi e pacchetti, con un'espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. Il somarello sembrava divertito. Il bue si guardava intorno con spavento.
- Senti, amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo la guerra.
- Ma non vedi come sono tutti contenti?
- Contenti? A me sembrano dei pazzi.
- Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi.
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatine e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l'asinello, gentilmente, dietro.
Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta ad un tavolo, una signora molto preoccupata.
Alla sua sinistra, sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro di carte e cartoncini colorati, alla sua destra una pila di cartoncini bianchi. Con l'evidente assillo di non perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati lo esaminava un istante poi consultava grossi volumi, subito scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio di destra un altro cartoncino e ricominciava la manovra. Quanto tempo ci vorrà a smaltirlo? La sciagurata ansimava.
- La pagheranno, bene, immagino, - fece il bue - per un lavoro simile.
- Sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società.
- E allora perché si sta massacrando così?
- Non si massacra. Sta rispondendo ai biglietti di auguri.
- Auguri? E a che cosa servono?
- Niente. Zero. Ma chissà come, gli uomini ne hanno una mania.
Si affacciarono, più in là, a un'altra finestra. Anche qui, gente che, trafelava, scriveva biglietti su biglietti, la fronte imperlata di sudore.
Dovunque le bestie guardassero, ecco uomini e donne fare pacchi, preparare buste, correre al telefono, spostarsi fulmineamente da una stanza all'altra portando spaghi, nastri, carte, pendagli e intanto entravano giovani inservienti con la faccia devastata portando altri pacchi, altri scatole altri fiori altri mucchi di auguri. E tutto era precipitazione ansia fastidio confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare e impaccare spedire e ricevere imballare e sballare chiamare e rispondere e tutti correvano tutti ansimavano con il terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava boccheggiando.
- Mi avevi detto - osservò il bue - che era la festa della serenità, della pace.
- Già - rispose l'asinello. - Una volta infatti era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi... Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascoltali, ascoltali.
Il bue tese le orecchie.
Per le strade nei negozi negli uffici nelle fabbriche uomini e donne parlavano fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule buon Natale auguri auguri a lei grazie altrettanto auguri buon Natale. Un brusio che riempiva la città.
- Ma ci credono? - chiese il bue - Lo dicono sul serio? Vogliono davvero tanto bene al prossimo?
L'asinello tacque.
- E se ci ritirassimo un poco in disparte? - suggerì il bovino. - Ho ormai la testa che è un pallone... Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?
- No, no. È semplicemente Natale.
- Ce n'è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c'era una pace, una soddisfazione. Come era diverso.
- E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena.
- E sul tetto, ti ricordi, come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano.
- Uccelli? Testone che non sei altro. Angeli erano.
- E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora. Le stelle hanno una vita lunga.
- Ho idea di no - disse l'asino - c'è poca aria di stelle, qui. Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città c'era un soffitto di caligine e di smog.