marco valenti scrive

marco valenti scrive

26 marzo 2014

Io, la scrittura e tutto il resto



Negli anni mi è capitato che mi intervistassero a proposito dei libri che ho scritto o su argomenti legati alla scrittura.
Non sono interviste frequenti ma alcune sono state piacevoli e più interessanti di altre.
Qualche giorno fa ne è uscita una che reputo particolarmente bella. Me la ha fatta Carla Casazza ed è uscita nel web su Carta e calamaio.

Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?

Una buona dose di inventiva, capacità di ordire una trama e padronanza del linguaggio sono i tre presupposti per scrivere. La voglia di raccontare le tue storie ad altri è la molla per pubblicare. Voler essere ascoltati da altri che non siano le persone che ti sono prossime per amicizia o parentela.

Come definiresti la tua scrittura?

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”,
In questa frase tratta da Novecento di Baricco c’è tutto quel che mi sento di premettere quando parlo del mio scrivere e del mio ostinarmi a proporre le storie che scrivo. Un mio caro amico, volendo definire scherzosamente il mio modo di scrivere, mi ha definito uno “storyteller” e a me sta bene.
Sono un cantastorie. Sono uno che ha un sacco di storie da raccontare ed ha la pretesa di ritenersi in grado di saperle raccontare, che presume di avere la tecnica, i mezzi, la voglia, la padronanza della lingua italiana, per raccontarle.

Scrivere, se hai storie da raccontare, è ineludibile.
Quando non dò seguito alle mie storie è solamente perché sono sopraffatto dal vivere e dal quotidiano.
Sono uno che ci mette l’anima per intero.


L'intervista intera è al link:
http://cartaecalamaio.com/2014/03/24/io-la-scrittura-e-tutto-il-resto-intervista-a-marco-valenti/


Ne consiglio la lettura e aspetto commenti.
Grazie


24 marzo 2014

Damaschito del Vulture: una lettera



Carissimo amico mio,
sto imparando che un vino è come un libro e come una persona: non bisogna avere aspettative da lui ma predisporsi ad aspettare. Aspettare con animo consapevole quello che ci dirà.

Nel caso del vino (ma non solo) manco ancora di consapevolezza.

Non padroneggio quel lessico da iniziati che deriva dall’aver studiato le tecniche di degustazione e averle applicate ed esercitate nel tempo, una bottiglia dopo l’altra.

Come un uomo che abbia visioni e pensieri poetici ma non conosca la metrica difficilmente potrà comporre poesie credibili così io resto ancora un cialtrone quando parlo di vino.

Però la vita è lunga e intanto, nella vita, sto imparando ad attendere senza avere aspettative preconcette.

Resta la gioia della sorpresa e dello stupore di fronte ad un’opera dell’ingegno umano, o di fronte all’uomo stesso, quando un amico o un libro ma anche un vino ti colpiscono per arguzia e capacità narrative.

Così nascono amicizie vere, aldilà dell’idem sentire o dell’appartenenza, oltre le aspettative e le apparenze.

Allo stesso modo di come ho incontrato Céline e il suo potentissimo “Viaggio al termine dellanotte” (solo per farti un esempio) ho conosciuto questo Aglianico del Vulture. 

Sono rimasto stordito non già per gradazione alcolica ma per una complessità narrativa che ancora non sono in grado di testimoniare con le parole giuste. 

Continuo a parlare di vino e cibo e ricette balbettando entusiasmo e cialtroneria.

Resta che le ricette delle quali parlo, almeno, mi sono venute bene. Resta che a volte i vini mi sorprendono.

Ero ad un “simposio” di bella gente più esperta di me, ad un “non corso” di vino e degustazione: è una

21 marzo 2014

è primavera





È primavera
svegliatevi bambine,

alle cascine messere Aprile fa il rubacuor.
E a tarda sera,

madonne fiorentine,
quante forcine si troveranno sui prati in fior.

Fiorin di noce,
c'è poca luce ma tanta pace,
fiorin di noce, c'è poca luce.


Fiorin di brace,
Madonna Bice non nega baci,
baciar le piace, che male c'è?

È primavera
svegliatevi bambine
alle cascine, messere Aprile fa il rubacuor.

Fiorin dipinto,
s'amava tanto nel quattrocento,
fiorin dipinto, s'amava tanto.

Fiorin d'argento,
Madonna Amante le labbra tinte
persin dal vento si fa baciar!

È primavera
che festa di colori!
Madonne e fiori trionfo eterno di gioventù.
D'amor!


 (il ciliegio sta fiorendo, nascono i nuovi gigli, sbocciano tulipani e comincia la stagione del giardino).

18 marzo 2014

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Se preferite anche l'importanza di essere onesto, o l'importanza di essere Franco: a piacer vostro.

Recentemente ho visto in teatro l’importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde, nella versione con la regia di Geppy Gleijeses e l’interpretazione oltre del regista stesso (nel ruolo di Jack), di Lucia Poli (Lady Bracknell), Marianella Bargigli (curiosamente Algernon), la giovane Giordana Morandini (Cecily) e altri bravissimi interpreti.

Personalmente ho trovato discutibile l’idea dei affidare uno dei due Ernesto ad una attrice, una Lucia Poli perfetta e un ottimo ritmo nel secondo atto.

Ho riflettuto sul fatto che questa è l’opera che ho visto di più nella vita, a teatro e al cinema, concordo con chi la ha definita “la commedia perfetta” e sta diventando un po’ il mio personale Rocky Horror Picture Show visto che conosco le battute prima che escano dalla bocca degli attori. È un piacere e un privilegio che mi offre la possibilità di notare anche la più piccola sfumatura.

Penso che sia inevitabile vedere questa commedia:
“commedia frivola per gente seria”.



 

Vi lascio altre locandine, memorabili, e alcune perle dal testo.
 
 
 
 
Citazioni da Ernesto

 
Non viaggio mai senza il mio diario.
Si dovrebbe avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno.
 
L'unico modo di comportarsi con una donna è di fare l'amore con lei, se è bella, e con un'altra, se è brutta.
Nelle questioni di grande importanza è lo stile, non la sincerità, quello che conta.

 

La verità raramente è pura e non è mai semplice.
Non bisogna mai dir male della buona società; solo chi non ne fa parte ne parla male.
 
I fidanzamenti lunghi danno l'opportunità di scoprire prima del matrimonio il carattere l'uno dell'altro: ciò non è mai consigliabile.

 

La bellezza è una trappola in cui ogni uomo di buon senso sarebbe felice di cadere.

 

Nessun uomo sposato è mai attraente tranne che per sua moglie e spesso, mi dicono, nemmeno per lei.
 
La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.

 

Odio le discussioni di qualsiasi tipo.
Sono sempre volgari e spesso convincenti.