Carissimo amico mio,
sto imparando che un
vino è come un libro e come una persona: non bisogna avere aspettative da lui
ma predisporsi ad aspettare. Aspettare con animo consapevole quello che ci
dirà.
Nel caso del vino (ma
non solo) manco ancora di consapevolezza.
Non padroneggio quel
lessico da iniziati che deriva dall’aver studiato le tecniche di degustazione e
averle applicate ed esercitate nel tempo, una bottiglia dopo l’altra.
Come un uomo che abbia
visioni e pensieri poetici ma non conosca la metrica difficilmente potrà
comporre poesie credibili così io resto ancora un cialtrone quando parlo di
vino.
Però la vita è lunga e intanto, nella vita, sto imparando ad attendere senza avere aspettative preconcette.
Resta la gioia della
sorpresa e dello stupore di fronte ad un’opera dell’ingegno umano, o di fronte
all’uomo stesso, quando un amico o un libro ma anche un vino ti colpiscono per
arguzia e capacità narrative.
Così nascono amicizie
vere, aldilà dell’idem sentire o dell’appartenenza, oltre le aspettative e le
apparenze.
Allo stesso modo di
come ho incontrato Céline e il suo potentissimo “Viaggio al termine dellanotte” (solo per farti un esempio) ho conosciuto questo Aglianico del Vulture.
Sono rimasto stordito non già per gradazione alcolica ma per una complessità narrativa che ancora non sono in grado di testimoniare con le parole giuste.
Sono rimasto stordito non già per gradazione alcolica ma per una complessità narrativa che ancora non sono in grado di testimoniare con le parole giuste.
Continuo a parlare di vino e cibo e ricette balbettando entusiasmo e cialtroneria.
Resta che le ricette delle quali parlo, almeno, mi sono venute bene. Resta che a volte i vini mi sorprendono.
Resta che le ricette delle quali parlo, almeno, mi sono venute bene. Resta che a volte i vini mi sorprendono.
Ero ad un “simposio” di
bella gente più esperta di me, ad un “non corso” di vino e degustazione: è una
