marco valenti scrive

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30 settembre 2014

Chi dice che scrivere è sofferenza



Per quel che può valere il mio parere, io non credo che scrivere sia sofferenza.
La sofferenza è un'altra cosa ed è molto più seria.
Scrivere può essere faticoso, anche molto. Sì.
Fatica, impegno, difficoltà, responsabilità. 

(La responsabilità del resto è propria della parola, scritta come pronunciata: qualcuno se lo dimentica ma le parole pesano. 
Quel che pesa va pesato)
.
Scrivere può essere, a volte, doloroso ma non è un dolore che si possa paragonare ad una vera sofferenza. 
Si tratta piuttosto di intensità, di rimanere concentrati sulla parola e anche sul processo che riesce a rendere universale o comunque interessante un fattarello qualsiasi - particolare - vero o inventato, personale o sentito dire o surreale.
A volte si può anche partire da questioni che ci hanno toccato personalmente provocando dei dolori.
Sono le cose che ci hanno provocato dolore. Sono i fatti che ci capitano che possono provocare dolore: la scrittura non c'entra. 
Il dolore non può essere scriverne.

Scrivere non è dolore.
Scrivere è gioia e privilegio.

Chi dice che scrivere è sofferenza soffrirebbe comunque.
Marco Valenti



26 marzo 2014

Io, la scrittura e tutto il resto



Negli anni mi è capitato che mi intervistassero a proposito dei libri che ho scritto o su argomenti legati alla scrittura.
Non sono interviste frequenti ma alcune sono state piacevoli e più interessanti di altre.
Qualche giorno fa ne è uscita una che reputo particolarmente bella. Me la ha fatta Carla Casazza ed è uscita nel web su Carta e calamaio.

Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?

Una buona dose di inventiva, capacità di ordire una trama e padronanza del linguaggio sono i tre presupposti per scrivere. La voglia di raccontare le tue storie ad altri è la molla per pubblicare. Voler essere ascoltati da altri che non siano le persone che ti sono prossime per amicizia o parentela.

Come definiresti la tua scrittura?

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”,
In questa frase tratta da Novecento di Baricco c’è tutto quel che mi sento di premettere quando parlo del mio scrivere e del mio ostinarmi a proporre le storie che scrivo. Un mio caro amico, volendo definire scherzosamente il mio modo di scrivere, mi ha definito uno “storyteller” e a me sta bene.
Sono un cantastorie. Sono uno che ha un sacco di storie da raccontare ed ha la pretesa di ritenersi in grado di saperle raccontare, che presume di avere la tecnica, i mezzi, la voglia, la padronanza della lingua italiana, per raccontarle.

Scrivere, se hai storie da raccontare, è ineludibile.
Quando non dò seguito alle mie storie è solamente perché sono sopraffatto dal vivere e dal quotidiano.
Sono uno che ci mette l’anima per intero.


L'intervista intera è al link:
http://cartaecalamaio.com/2014/03/24/io-la-scrittura-e-tutto-il-resto-intervista-a-marco-valenti/


Ne consiglio la lettura e aspetto commenti.
Grazie