marco valenti scrive

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17 aprile 2014

In vino veritas





Concordo totalmente con il pensiero espresso da Baudelaire: chi sono io, del resto, per contraddirlo?
Mi riservo, prima o poi, un bel post pieno di frasi sul vino.

Parlo di vini solo quando mi sono piaciuti molto, spesso abbinati con ricette che ho sperimentato e che sono riuscite.
Ne parlo senza patenti di esperto però ne parlo con gioia: un buon vino contribuisce al piacere. Provo a capirne di più ma non so se riuscirò mai a distinguere un sentore di ribes da uno di mirtillo: magari è importante ed è per questo che spesso lascio un collegamento a qualche sito che parla di un particolare vino con maggiore proprietà di linguaggio.

Mi aiuta confrontarmi con amici gaudenti e da qualche tempo con la competenza e la passione di una piccola ma appassionata enoteca che ha aperto vicino casa mia, a Roma, in viale Jonio e che doverosamente ringrazio (mai abbastanza!).
Ciao Organic%l, alla salute!

Auguro a tutti di bere bene, di gioirne e di avere l’occasione di sorprendersi anche per una bottiglia e saluto con qualche immagine di vini che ho gustato e dei quali ho parlato: se fate clic sul nome del vino sotto ogni foto  si apre il mio articoletto qui nel  blog.

Prosit!

24 marzo 2014

Damaschito del Vulture: una lettera



Carissimo amico mio,
sto imparando che un vino è come un libro e come una persona: non bisogna avere aspettative da lui ma predisporsi ad aspettare. Aspettare con animo consapevole quello che ci dirà.

Nel caso del vino (ma non solo) manco ancora di consapevolezza.

Non padroneggio quel lessico da iniziati che deriva dall’aver studiato le tecniche di degustazione e averle applicate ed esercitate nel tempo, una bottiglia dopo l’altra.

Come un uomo che abbia visioni e pensieri poetici ma non conosca la metrica difficilmente potrà comporre poesie credibili così io resto ancora un cialtrone quando parlo di vino.

Però la vita è lunga e intanto, nella vita, sto imparando ad attendere senza avere aspettative preconcette.

Resta la gioia della sorpresa e dello stupore di fronte ad un’opera dell’ingegno umano, o di fronte all’uomo stesso, quando un amico o un libro ma anche un vino ti colpiscono per arguzia e capacità narrative.

Così nascono amicizie vere, aldilà dell’idem sentire o dell’appartenenza, oltre le aspettative e le apparenze.

Allo stesso modo di come ho incontrato Céline e il suo potentissimo “Viaggio al termine dellanotte” (solo per farti un esempio) ho conosciuto questo Aglianico del Vulture. 

Sono rimasto stordito non già per gradazione alcolica ma per una complessità narrativa che ancora non sono in grado di testimoniare con le parole giuste. 

Continuo a parlare di vino e cibo e ricette balbettando entusiasmo e cialtroneria.

Resta che le ricette delle quali parlo, almeno, mi sono venute bene. Resta che a volte i vini mi sorprendono.

Ero ad un “simposio” di bella gente più esperta di me, ad un “non corso” di vino e degustazione: è una