marco valenti scrive

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18 ottobre 2020

Tonno, melanzane, salsa a crudo e vino giusto

 


Complice una pescheria piuttosto cara, ma eccellente, sulla strada del ritorno dal lavoro, siamo tornati a casa con quattro belle fette di tonno, freschissime e succulente.

Il Tonno, pescato nel medio Tirreno, era lì in pescheria che ci chiamava all’acquisto.

Abbiamo rimuginato su tante ricette poi, pensando ad una melanzana nel frigo, al cuore e all’umore che pensa tanto alla Sicilia, abbiamo deciso di fare così.



La melanzana, fritta a dadini, è diventato il contorno dei tranci che, scottati nella padella appena unti, salati e pepati, sono stati serviti con un battuto freddo di olive nere, capperi (di Pantelleria per davvero), pomodorini saporiti e tanta tanta menta tagliata con la mezzaluna.






Sull’abbinamento con il vino abbiamo pensato ad un bianco fermo con una gradazione che reggesse il passo di un piatto di pesce dal sapore intenso e abbiamo provato un Bianchello del Metauro, Superiore del 2019, biologico. 

Ne siamo stati contentissimi. 

I vini Bio, se veri e se buoni, hanno una marcia in più: il Bianchello Tenuta Campioli dell’Azienda Fiorini, con i suoi tredici gradi è stato un amico al servizio del piatto. Senza sopraffazione tra cibo e bevanda si sono fatti compagnia esaltandosi a vicenda.



Quasi mai mi permetto di parlare di vini perché non ho patenti e parole adeguate per farlo e preferisco lasciare link utili.

Potete partire da questo per saperne di più.

Riconoscimenti di nota

Il sito dell'Azienda

Semplicità ed esaltazione del sapore.

Una cena veramente eccellente: il ristorante di casa funziona bene.


4 aprile 2013

La calamarata alla zia Lidia e un bel bianco













È capitato di passare qualche giorno tra Palermo e Capo San Vito in occasione della Pasqua, di stare benissimo, di rivedere posti meravigliosi in compagnia di familiari adorabili (che infatti adoro), di ingrassare senza alcun senso di colpa una chilata abbondante in una settimana mangiando una gran varietà di pietanze memorabili. Potrei scriverne per giorni.



Venendo invece al punto vi dico che per poter festeggiare il compleanno di zia Lidia con noi hanno deciso di anticiparlo di un giorno e che a pranzo, prima di un’orgia di gamberoni e della cassata, la zia ha voluto preparata la Calamarata e che abbiamo pasteggiato bevendo un ottimo vino biologico.
Prima vi racconto la pasta e poi il vino.
Ulteriore premessa è che “calamarata” è il nome di un particolare formato di pasta.



Il segreto della perfetta riuscita di questa ricetta è dato da due elementi:
ingredienti di primissima qualità e pazienza.
E’ lunga ma ne vale la pena assolutamente.
.
Gli ingredienti della ricetta come era in origine sono qui di seguito.
A seguire  la “Calamarata di zia Lidia”; in pratica un’altra ricetta. Ne tiene l’ispirazione.
L’idea della calamarata è quella di servire un piatto con gli ingredienti a forma di anello.

Cominciamo.

Ingredienti:
per ogni commensale
100 grammi di calamari
7 pomodori pachino
1 zucchina genovese

Inoltre
Una cipolla grattugiata
Quattro spicchi di aglio
Sale origano peperoncino.

Ma zia Lidia è palermitana, e ha i suoi gusti.

Perciò...

Il peperone non ce lo mette, l’aglio dice che si può evitare, che fai non ce le metti 3 melenzane fritte?, aggiunge 100 grammi di gamberi a testa e 100 grammi di vongole a persona.

Un poco di brodo di pesce insaporirà alla fine della cottura.

Per prima cosa preparate le zucchine; svuotatele come per farle ripiene, tagliatele a rondelle spesse e friggetele , da una parte la zucchina dall’altra la polpa a rondelle.


In una padella mettete a soffriggere la  cipolla ed un poco di peperoncino, poi aggiungete gli anelli e le zampette dei calamari. Aggiungere un bicchiere di vino e far sfumare.
Sostituendo l’origano con prezzemolo e basilico, mettere in padella i pomodorini con l’aglio, che verrà tolto. Quando sono pronti aggiungerli ai calamari.



Friggere anche la melanzana a tocchetti.
In un’altra padella  aprire le vongole e metterle da parte.
Aggiungere a pomodori e calamari  i gamberi e far andare a fiamma bassissima per alcuni minuti facendo assorbire il sapore del brodo di pesce  (ne basta anche un bicchiere).
Cuocere le pasta, la calamarata, ovviamente, e far andare per l’ultimo paio di minuti tutto insieme nel tegame del pesce aggiungendo le zucchine, le melanzane e le vongole all’ultimo.

Spolverare con un trito di basilico e prezzemolo e, perché no, un poco di menta fresca.




Godetevela a tavola.


Due parole sul vino bisogna che le spenda.


Il catarratto è innanzi tutto un vitigno storico antico largamente diffuso in Sicilia (soprattutto nelle province di Trapani e di Palermo); foglia da media a medio-grande, di forma da pentagonale ad orbicolare, con 3-5 lobi; grappolo medio, conico o piramidale, più o meno allungato, compatto, generalmente alato, acini medi, sferoidali, buccia di colore verde-giallo. Maturazione media.
Entra a comporre diversi vini siciliani.

Nel caso del Vino Catarratto portato a tavola l’uva omonima è l’unica usata.

Il Catarratto bevuto, “Sophia – Catarratto I.T.G della casa vinicola  Principe di Corleone”, è un vino biologico prodotto  a Monreale in Contrada  Malvello.

“Il vino Catarratto è caratterizzato da una elevata  acidità che influenza positivamente la freschezza aromatica e gustativa; sul piano olfattivo il sentore di fiori bianchi è il più diffuso. In bocca si presenta sapido e secco, ma ciò non ne compromette la serbevolezza.
Seppur ben apprezzato da esperti e non, una decina d’anni fa ha visto diminuire la sua diffusione regionale per lasciar spazio ai vitigni internazionali particolarmente richiesti dal mercato.” (Cit)

Del biologico ho già accennato altre volte. Vi lascio con il link alla casa vinicola aperto sul vino bevuto e goduto infinitamente per tutto il pasto.


Mangiare e bere bene, in bella compagnia, fa bene al corpo e all’anima.

12 marzo 2013

cacchione maroso!



Cacchione maroso!

Le vineria naturale ORGANIC%L è a un passo da casa e le loro gentilezza, disponibilità e competenza sono garanzie che mi aiutano a bere bene e mi stimolano a continuare a raccontare qui, su questo blog, alimentando la tag “bere con un senso” e a parlare di Vini, di Ricette e di godimento e civiltà.

La premessa è d’obbligo.



Si ragionava di una confezione di aringa e di un’altra con un trancio di salmone affumicato al naturale; giravano tra noi due ipotesi di gloria culinaria, abbinamenti di yogurt e patate lesse, riso profumato a stemperare il salato, tartine per accogliere quell’avanzo di cipolline in agrodolce.

Ripercorrevo la disponibilità di bianchi in cantina senza convincermi e perciò siamo entrati a chiacchierare di menù e eccellenze enologiche a corto raggio, una sessantina di chilometri da Roma, di vino biologico e di vino biodinamico, del tocai portato nel Lazio dagli agricoltori veneti con la bonifica pontina del duce e di vitigni che hanno ormai perso il loro nome ma gli somigliano.

Siamo usciti con una ventina di minuti e una decina di euro spesi bene: in mano una bottiglia di bianco del duemiladieci e tredici gradi e mezzo da rinfrescare in frigorifero prima di cena.




L’aringa è finita spezzettata tra le patate lesse ancora calde e una salsa di yogurt greco e una punta di maionese e due pezzettini a virare a pesce le tartine con le cipolline fatte in agrodolce con l’uva sultanina e i pinoli: il salmone in un letto di riso bianco col profumo del finocchio selvatico e un filo d’olio buono.





Su tutto e sopra a tutto il vino Maroso dell’Azienda I Pàmpini, di Acciarella (Latina).
Più a Sud di Anzio, tra Nettuno e il Circeo, a ben poca distanza dal mare.
A me, che adoro il salato, il salmastro, il torbato dei single malt delle Isole scozzesi mi è splosa una sinfonia nel gusto e nel cervello.
Il nome che danno al vitigno Bellone, nipote non riconosciuto di Tocai, è Cacchione.

Producono con uve biologiche, lavorano bio – biologico e biodinamico -  e straordinariamente bene, pochi solfiti e assenza di schifezze.
Profumo di frutta e retrogusto mandorlato e in bocca il sapore del mare.
Lascio foto della cena e link che sanno parlare meglio di me sul Maroso, sul biologico e sul biodinamico.

Una descrizione di una degustazione del Maroso:

Un articolo sul biologico, il biodinamico, i regolamenti:

L’Azienda:





Loro si chiamano organic%l, stanno a Roma al 305 di viale jonio, organizzano cose belle e vendono solo cose buone. http://www.organicool.org/