le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose. Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere. Cosa lasciare andare.
marco valenti scrive
29 ottobre 2012
un sette di ottobre non qualsiasi, comunque a Venezia
1 giugno 2012
il lato ottimista
Pianura padana dal finestrino.
È quello in cui il mondo non ti viene incontro dal finestrino ma fugge via.
È un treno feriale comodo che non è a ridosso del fine settimana. Il fine settimana è denso di epifanie di pendolari settimanali che vanno a congiungersi, a coniugarsi. Questo è un Eurostar tranquillo. Rifletto sul fatto che la tratta che sto facendo non sembri avere le caratteristiche di fulminea velocità con cui hanno dipinto l’Eurostar.
Stella europea, luce d’Europa. Mi va bene così.
È roba di lavoro; non ho mica brame di congiunzioni carnali con chissà quale morosa. Non ho premura. Non aver premura è di per sé un buon viaggiare.
(Questo era un post del duemilaotto; non è cambiato nulla, al riguardo, e lo posto nuovamente)
13 giugno 2011
Il Museo del Risorgimento di Torino



30 maggio 2011
andare a Genova con il treno








23 maggio 2011
Venezia (13-15 maggio 2011)
18 aprile 2011
Torniamo a parlare di viaggi dal punto di partenza

Premetto che se non spesso ho postato sotto la tag “viaggi (taccuini con un senso)” è per rispetto al viaggiare.
Altro rispetto a una gita, a un pic nic.
Siamo tutti, chi più e chi (molto) meno, viaggiatori mancati e vacanzieri forzati ad un mordi e fuggi che non rende giustizia a quella sete di conoscenza che anima lo spirito di un viaggiatore.
Parlo con la cognizione di causa di un grande viaggiatore mancato per cui credetemi sulla parola.
Proprio da questa considerazione muove una caduta di idee, una cascata di considerazioni che soltanto abbozzo, un florilegio di conseguenze inevitabili.
Ecco una domanda interessante.
Un trasloco è (o può essere) un viaggio?
Non che io voglia in alcun modo influenzare (anche perché non ho il vaccino) ma io dico che un trasloco è il principe dei viaggi.
Per ideazione, preparazione, significato, conseguenze.
Si salpa per non più tornare.
Si organizza il bagaglio della vita.
Si approda in un vero e proprio altrove rispetto a ciò che si è vissuto.
Foss’anche un isolato, è roba di antipodi.
Pensateci su.
Vi lascio lì sperando ci pensiate ma magari ci torno presto.
Parecchio.
Emmevu.
16 novembre 2010
avere un vespone
Avere un Vespone significava un sacco di cose.
Potevi andare da Roma a Civitavecchia e imbarcare per la Sardegna, o la Corsica, dove passare per strade in cui i Camper si incastravano. Entrare in un campeggio sentendoti maledettamente “on the road”. Sentirti bene. Non risolveva nulla ma aiutava un certo mood.
emmevù


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