Desidero soffermarmi su alcune cose accadute a Roma, la mia città.
Riporto alcune notizie che ho appreso, dalla stampa e dai social nelle ultime ore, per poi concludere con due brevi considerazioni.
le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose. Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere. Cosa lasciare andare.
Vorremmo tutti far parte di qualcosa.
Quelle cose di cui vale la pena far parte e che ti fanno da casa, da luogo da difendere, da ideale per cui spendersi e, magari (o anche no) morire.
Vorrei far parte di un intero, o di un club, o di una massoneria di fratelli.
Della mafia no perché un po’ mi schifo e un po’ ho paura.
Una cosa in cui credere, forse una Patria che c’era e che ci hanno tolto.
(Rendetecela).
Oppure una identità.
Ragionando sul termine identità si arriva a uguaglianza.
Magari una parola troppo grossa.
Meglio dire pari opportunità.
Più moderno e adeguato.
Vorrei un luogo, non fisico necessariamente, in cui esercitare la mia libertà.
Appartenendovi.
Lo dico perché ad ella, la libertà intesa come libertà, mi ostino ad appartenere.
Questo è.