marco valenti scrive

marco valenti scrive

30 marzo 2020

un tempo piccolo


Un tempo piccolo
Un tempo piccolo può essere un giorno, una settimana.



Il 30 marzo 2013 è morto Franco Califano.

Di lui è stato immediato ricordarne qualche eccesso, compagnie non esaltanti, il personaggio che aveva recitato in televisione e sui media quando era tornato in scena così smaccatamente donnaiolo da parere a molti la tipizzazione del maschilismo.
Forse se ne è parlato poco, probabilmente male. 

13 gennaio 2020

mezza età




DECLARATORIA DELLA MEZZA ETA’


(Ripubblico volentieri qui 
un mio piccolo racconto del 2015, brevissimo).

Se ne accorse un po’ per volta.
Credo fossimo intorno all’anno duemilaquindici quando la cosa gli fu chiara, quando ci fece i conti, la razionalizzò, la metabolizzò e la digerì.

C’erano state delle avvisaglie.
Le modelle dei costumi da bagno erano diventate più giovani di suo figlio: altrettanto la maggior parte dei giocatori di football. Le acconciature di questi ultimi non gli piacevano e neanche la moda di ricoprire la maggior parte dei corpi di tatuaggi.
Per non parlare del piercing.

Aveva maturato capacità di elaborazione, anno dopo anno, e si era tenuto informato, aggiornato e vispo. 
Seguiva non supinamente la politica, l’attualità, l’evolversi delle idee e delle mode. Acquisiva spessore non richiesto. Consapevolezze non ostentabili.
Idee. 
Talvolta, timidamente, ideali.
Sapeva. In piccola parte, ovviamente, ma conosceva cose, fatti e antefatti. 

Tutto ciò gli dava convinzioni e capacità di argomentarle, nella vita, sul lavoro, on demand.
Quello che gli mancava era la domanda. 
Sapere qualcosa e non avere nessuno che te la chieda. 
Avere opinioni accessorie. 
Esserci e sentirsi trasparente, trascurato, non ascoltato, non richiesto.

In una riunione, in una partecipazione ad una decisione, in un consiglio, per un consiglio.
Sentirci considerato nulla. 
Avere una opinione non esprimibile su una gran quantità di cose, di fatti, di notizie. 
Sentir berciare in modo qualunquistico, piatto, con la tracotanza dei vincenti – giovani, belli e vincenti – e vedere altri suoi coetanei assentire.

Minoranza silenziosa, silenziata, minorata. Ininfluente. Così era lui, giorno dopo giorno, sempre di più.
Quale opinione su una politica, o sedicente tale, su un libro o uno scrittore o un poeta o un musicista (o sedicenti tali) avesse non era influente – e va bene – ma manco richiesta e quindi ininfluente ma anche inascoltata. 
Talvolta inascoltabile.

Essere se stessi senza essere riconosciuti. Nessuna riconoscenza e nessun desiderio di essere conosciuto.
Tutti sicuri, portatori di saggezza e di certezza e di verità.
Lui meno.
Idee chiare ma educate, perbene, senza alcuna voglia di gridare ma con un universo di cose da dire.

Gola piena e bocca chiusa.

Anche in certe riunioni di lavoro: vedeva il Titanic e vedeva l’iceberg ma se provava a dirlo non lo ascoltavano. 
Mai. 
Andava avanti nella considerazione di chi decideva: chi decideva le cose era sempre un qualche persona che diceva che il comandante era un fenomeno e la rotta sicura e felicemente e sapientemente tracciata. 
Si abituò a tacere gli iceberg. Meglio silenzioso che gufo.

Mica stava al timone.

Continuava a pensare storie e a scriverle, con coscienza e prudenza, masticando a lungo prima di introitare le storie che lui stesso creava. 
Di cento che ne pensava ad una o due dava seguito, le cullava, le lasciava danzare, e decantare, e purificare. Le metteva in discussione. Se le coccolava per poi stenderle con prudenza e con tutto il tempo che meritavano. Sceglieva il modo e il lessico per cantare ogni sua storia. 

La scrittura vuole tempo e amore.

Considerato antico come un controbuffet all’epoca dell’happy hour.

Poi, magari, parlava di ebook. Lì tutti, stranamente, erano per la carta stampata, magari profumata. Moderni con giudizio: tutti moderni su tutto tranne che sugli ebook. 
Modernità quando serve.

Era felice di avere delle idee. 
Convinzioni. 
Conquiste.

Disappunto nel non avere modo di raccontarle se non nelle sue storie, nei suoi libri, nei suoi racconti. Un cantastorie senza piazza.

Pensò che non era colpa sua se le automobili, serie dopo serie, peggioravano la linea. Pensò che erano progettate per infinocchiare una generazione più giovane di lui. Se una Range Rover pareva essere passata sotto un ferro da stiro non era un problema suo ma della povera jeep. Per dire.

Prese la scala e raggiunse il soppalco. 
Salì con attenzione – perché sulle scale si deve salire piano e scendere pianissimo -  e tirò giù una scatola pesante e voluminosa.
Ripose la scala; spolverò la scatola e la aprì.

 Sentì che gli arrivava un messaggio su whatsup. Ebbe un moto di insofferenza. Spense il computer, il modem, il  tablet, il cellulare.

Cercò il suo single malt preferito, torbato a bestia, e se ne servì un bicchiere generoso. 
Accese una sigaretta e fece un tiro lungo. 
Rovesciò il contenuto della scatola sul parquet.

Il suo ultimo manoscritto magari era in mano ad un giovanotto che doveva giudicarlo con la metà dei suoi anni e che, magari, trovava palloso Pavese (magari per sentito dire) e stravedeva per Murakami o per Banana Yoshimoto. Magari lo avrebbe trovato buono ma non abbastanza. fuori target.

Sorrise.

Una multicolore montagna di mattoncini Lego lo stava invitando a non pensare alla mezza età.
Pensò che il mondo e la mezza età potevano fare a meno di lui. 
Per un po’. 
Doveva decidere tra fare una casa o un aeroplano. Oppure un robot. Aveva tutto il tempo, mezzo pacchetto di Camel e mezza bottiglia di wisky.
Se avesse trovato i tetti rossi a trenta gradi e un po’ di finestre e porte degli anni sessanta sarebbe stata una villetta. Magari a elle. 
Se ci fossero stati abbastanza pezzi con le ruote un bel camion.



Una nuvola di fumo.

Odore di fresie. Per chi lo vuole sentire dal terrazzo in fiore. Silenzio. Silenzio e fresie.
La montagna di lego dispersa e appiattita con lentezza e occhio attento.

Lezioni americane. Calvino. La leggerezza. Il lego. Cominciare a separare i mattoncini rossi dagli altri, il primo colmo del tetto che appare e lo mette via, da un lato, aspettando le altre tegole rosse. 

Pensò che se lo avessero guardato in quell'istante, chino sui mattoncini Lego, non lo avrebbero potuto capire.
Troppo moderni per un controbuffet.

Un tiro. Un sorso. Un sorriso.
Un mattoncino sopra un altro. Clak.

Silenzio.



Bum.

27 dicembre 2019

La politica spiegata col pallone



La politica spiegata con il gioco del pallone


Nel nostro Paese sono quasi tutti esperti di calcio.

Ne parlano con animo e con passione. Molti vedono le partite in televisione; altri allo stadio; tantissimi leggono i giornali sportivi e chiacchierano, più o meno tifosi e con più o meno calore, con amici, colleghi di lavoro, avventori al bar. Si intendono di tecnica, si informano dei profili dei giocatori professionisti, ascoltano le radio private e vedono le trasmissioni televisive che parlano di pallone.
È di gran lunga lo sport più popolare.
Alcuni addirittura lo praticano, dividendosi tra chi lo fa per puro diletto e chi ne fa una professione agonistica.

Si accede a questo universo da bambini e difficilmente ci si distacca.

L’idea vincente che lo rende facilmente attraente è che per provarlo basti uno spazio, un pallone, due cose qualsiasi a delimitare una immaginaria porta da difendere o da violare (secondo se attacchi o difendi). Il calcio è una metafora della vita.
Forse è adoperabile come metafora della società italiana e della sua politica. Del nostro vivere la politica italiana e nella società italiana.
L’accesso al mondo del gioco del pallone, l’alfabetizzazione allo stesso, l’attività del praticarlo sono molto anticipati rispetto alla politica.

Di calcio se ne sente parlare prima e si sente parlare di desto o sinistro ben prima di indagare le categorie di Destra e Sinistra; i concetti di attaccante e difensore vengono assorbiti prima di quelli di progressista e reazionario. Soprattutto, evidentemente, l’ingresso nel calcio tifato e giocato è antecedente all’essere elettore o eleggibile.
Chi diventa un giocatore professionista lo diventa per qualità atletiche personali ma anche per averle coltivate con passione e dedizione fin da piccolo: campetti, strade, scuole di calcio, oratori, squadre minori giovanili.

13 novembre 2019

Filetti di pesce al limone confit



filetti di merluzzo al limone salato


Limoni salati (detti limoni confit)


“Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo di un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejía; l'enciclopedia s'intitola ingannevolmente The Anglo-American Cyclopaedia (New York, 1917) ed è una ristampa non meno letterale che noiosa dell'Encyclopaedia Britannica”.(Cit.)

"Debbo la scoperta del limone salato alla congiunzione di una cena marocchina e agli avanzi di un pollo gustati due giorni dopo. Alla cena era stata invitata Delia in una casa in Romagna, precisamente a Saludecio (Rimini) e la cena era stata preparata, dagli acquisti all’impiattamento, da una donna marocchina." (Premessa)

Il pollo con il limone confit, alla marocchina, assaporato il giorno dopo, pur riscaldato al tegame, ha sorpreso me ed è stato spazzolato da entrambi.

Sul limone confit, altrimenti detto limone salato, il web è prodigo di ricette e filmati. Tutti rigorosamente differenti al punto che non saprei quale consigliarvi.

Non risco a raccontarvi quanto sia straordinario e come esalti le pietanze: probabilmente crea dipendenza.

Fatto sta ed è che Delia, oltre al prelibatissimo pollo, aveva portato due esemplari di limone sotto sale e ci siamo industriati a pensare di inventare qualcosa.
Lo abbiamo adoperato con dei filetti di branzino, la prima volta, con un risultato così eccellente da ripetere una seconda volta con del merluzzo.


Stavolta prendendo appunti e documentando la preparazione per proporvi la ricetta.

Ingredienti.

Merluzzo, 
Olio extravergine di oliva, 
Cipolla di Tropea, 



Olive, 
Capperi, 
Prezzemolo, 



Pistacchi 
e, ovviamente, 
Limone salato.


Per la cottura è stata utilizzata una capace padella di pietra.

Come per qualsiasi ricetta la qualità delle materie adoperate fa la differenza.

Dato che potrei aver fatto strage divertendomi con la citazione iniziale, e considerato che le immagini che vi propongo parlano da sole,



..vi do la ricetta in breve