marco valenti scrive

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18 novembre 2013

No-tifica


No tifiche

Ovvero 
come perdere due ora piene 
di sabato mattina 
per sentirsi trattato 
come uno scemo.

Nella buca delle lettere mi arriva un avviso di giacenza di una lettera raccomandata ed io, con quelle più o meno sane curiosità e preoccupazione, individuo quale giorno utile sabato mattina.

Gli altri giorni lavoro.

È sabato e l’operazione richiede un bel po’ di pazienza. Qualcuno si infila malgrado esistano i numeri erogati dalla macchinetta all’ingresso. 
Non importa. 
C’è pure il sole. 
Sarei dovuto andare in palestra 
ma recupererò. 
Il mondo della fitness 
sopporterà la mia mancanza per una volta.

Quando arriva il mio turno firmo e ricevo la raccomandata.
La apro appena uscito dall’ufficio postale. 

Ve la ricopio cambiando i nomi propri.


Dati identificativi dell’atto 09730123456789101112000

AVVISO DI AVVENUTA NOTIFICA

Ai sensi dell’art. 60 del D.P.R. 29/9/1973, n. 600 e dell’art. 26 del D.P.R. 29/9/1973, n. 602, Le comunichiamo che in data 07/11/2013 il messo notificatore da noi nominato Sig./Sig.ra TALE CAIA (indicare nome e cognome) ha provveduto a notificare presso il suo domicilio fiscale l’atto sopra indicato in busta chiusa e sigillata a mani del/della Sig./Sig.ra TALALTRO SEMPRONIO (indicare nome e cognome), qualificatosi Persona di Famiglia.

Che ha sottoscritto la relata di notifica

Distinti saluti
(Luogo e firma)

Equitalia Sud SpA


Una decina di giorni prima un mio vicino di casa aveva intercettato un notificatore di Equitalia ed aveva raccolto e firmato al posto mio una notifica.

Ovviamente quindi ne conoscevo esistenza e contenuto.

Se il/la Sig./Sig.ra messo notificatore (indicare nome e cognome) si fida a lasciar firmare la notifica ad altri che non sia io (ovvero non mi lascia un avviso ma la notifica stessa al condomino) non si riesce proprio a capire il bisogno di inviarmi una lettera raccomandata per dirmi che la notifica è stata notificata.

E se la raccomandata in questione in cui mi avvisano che mi hanno portato una notifica e che questa è stata consegnata ad altri (un vicino, un portiere, un amministratore, un condomino) fosse stata a sua volta ricevuta e firmata da altri?

Mi sarebbe arrivata una seconda raccomandata che mi avvisava che mi era arrivata una raccomandata che mi avvisava che mi era arrivata una notifica?

C’è un Paese arretrato che ci tratta come scemi ma dove ci riempie la bocca di “de materializzazione”, “agenda digitale”, “governance”, “sburocratizzazione” e compagnia bella.

Tutte fesserie? 
Mi sa di si, almeno al momento.

Sono andato a leggere il testo dei due Decreti del Presidente della Repubblica dello stesso giorno del 1973. 
Un articolo, 
nella migliore tradizione, 
serve solo a richiamare l’altro.

Vi riporto quello maggiormente esplicativo.

D. P.R. 29/9/1973 art.60

La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, con le seguenti modifiche:

a) la notificazione è eseguita dai messi comunali ovvero dai messi speciali autorizzati dall'ufficio delle imposte;

b) il messo deve fare sottoscrivere dal consegnatario l'atto o l'avviso ovvero indicare i motivi per i quali il consegnatario non ha sottoscritto;

b- bis) se il consegnatario non è il destinatario dell'atto o dell'avviso, il messo consegna o deposita la copia dell'atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all'originale e alla copia dell'atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto. Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia dell'avvenuta notificazione dell'atto o dell'avviso, a mezzo di lettera raccomandata

Ma fatemi il piacere!

5 marzo 2012

Ricaderci



Ci sono ricascato e mi prendo tutta la responsabilità.




Avevo deciso di non sbagliare più ma qualche giorno fa ho commesso un’altra volta lo stesso errore.




La debolezza di non aspettare un sabato mattina libero; il desiderio di sfruttare l’esigua pausa che il Paese mi concede per mangiare; l’urgenza e il bisogno; tutto ciò mi ha fatto ripiombare nello stesso sbaglio stupido.




Avevo pianificato tutto nei minimi dettagli: tutto era pronto.




Invece?




Invece ho varcato la soglia, preso il numero giusto, visto le stessa facce indolenti, gli sguardi pigri, i movimenti incredibilmente lenti, spaventosamente e oscenamente dilatati nei tempi qual che fossero tutti, nessuno escluso, dei bradipi in digestione.




Ho ascoltato le stesse risposte di sempre, declinate secondo bisogna:
a) Non lo chieda a me;
b) Aspetti solo un attimo;
c) Non dipende da noi;
d) Deve parlare con il direttore, ma ora è occupato;
e) Ah, questi terminali!



Perciò?


Perciò settantadue interminabili minuti

(72: un'ora e 12minuti)

per fare una raccomandata

nello stesso assurdo e allucinante ufficio postale di cui avevo scritto qui:
http://www.lecosesonocomesono-mv.blogspot.com/2011/03/post-di-poste.html



Un anno di astinenza da un ufficio di (self-censored-term) e ci sono ricaduto.
Grrrr…

29 marzo 2011

Post di Poste



Si scrive per esorcizzare, per raccontare, per testimoniare: vi dico di un posto dove non tornerò mai più.


Emmevù


Mi ero recato alla posta durante la mia mezzora di pausa pranzo, di buon passo, felice di andare a spedire alcuni miei libri.


Lettera P come pacchi e raccomandate, fila dedicata; essere correntista, lettera E, dovendo spedire un pacco, non mi dava file privilegiate. La A è per i conti correnti, bollettini, e ritiro pensioni.


Mi consolava il fatto di avere solo cinque persone prima di me ed ero persuaso sarebbe stata una cosa breve: ben due sportelli riportavano sui led luminosi in alto la lettera dedicata. Pensavo potesse scapparci perfino un panino, dopo.


Tra i clienti una signora con i capelli biondi, taglio corto e tailleur pervinca, doveva avere un contratto di telefonia mobile particolarmente vantaggioso perché, incessantemente, faceva e riceveva telefonate. Il suo timbro di voce era tale da mettere l’intero ufficio al corrente dei fatti suoi.


Impiegati dietro il bancone un lui brizzolato ed una lei corpulenta, dai movimenti brachicardici; una signora di fronte all’impiegata; desolatamente nessuno di fronte all’impiegato.


Interrogando in giro scoprivamo che era impegnato in una chiusura di cassa e che, pertanto, non poteva ricevere pubblico. Passarono minuti dopo minuti e, finalmente, un signore di piccola taglia arrivava a fronteggiare l’impiegata brachicardica. La signora bionda continuava a metterci a parte della sua vita attraverso il suo telefonare. Si bloccava, inesorabilmente, il bancomat del signore di piccola taglia. Il tempo scorreva, inesorabilmente pure lui, ed il numero dei clienti aumentava.


Avendo notato una vivacità decisamente superiore nel settore conti correnti, dove erano di più gli impiegati attivi, mi permettevo di avvicinarne uno per domandargli se non fosse il caso di distribuire in modo più equo i lavoratori dell’ufficio postale, facendo contemporaneamente presente che il mio bigliettino di prenotazione portava l’ora in cui ero entrato, che erano trascorsi venticinque minuti e solo due clienti (uno e mezzo, per la verità) avevano avuto soddisfatte le loro richieste.


“Sto lavorando, signore: per queste cose deve parlare col direttore”.


“E dov’è il direttore?”.


“Se lo faccia chiamare”.


“Va bene, lo chiami”.


“Non posso: come vede sto lavorando”.


Non rimaneva che la resa, di fronte ad un discorso così efferato, ed il ritornare nel mio settore dell’ufficio.


A parte qualche frammento delle vicende personali della bionda non avevo perso un granché. Il signore di piccola taglia si era arreso ad uscire dall’ufficio per fare un prelievo con proprio bancomat ed il terzo cliente sparpagliava diverse raccomandate sul banco dell’impiegata.


La mia mezzora di pausa pranzo se ne era nervosamente andata.


I colpi di scena, ormai lo sappiamo tutti, sono continuamente in agguato.


Vidi l’impiegato, quello maschio brizzolato, alzarsi e sporgersi in avanti fino ad individuare la bionda telefonante.


“Signora, per favore, qui non si può usare il cellulare”.


“Scusa un attimo… ti richiamo io… devo dire due parole a una persona”.


Si alza in piedi e si avvicina all’impiegato.


“E dove sta scritto che non posso usare il telefonino? C’è forse un cartello? Pensate, piuttosto, a fare il vostro lavoro! Sono quaranta minuti che…”.


“C’è scritto, c’è scritto! E poi è una questione di modi: un conto è una telefonata di pochi minuti, un altro…”.


“Voglio proprio vedere dove sta scritto!” e ciò detto la bionda si dirigeva verso l’ingresso dispensando a voce alta la propria perplessità sull’accaduto. Per poi tornare e sostenere, con voce possibilmente più alta e decisamente contrariata, che non fosse scritta né in cielo né in terra una tale limitazione alla propria libertà e che gli chiamassero immediatamente il direttore.


La figura mitologica, o figura retorica, del direttore era stata invocata già due volte.


Alcuni clienti, pragmaticamente aggrappati ad un istinto di sopravvivenza invitavano la signora a rivolgersi altrove per cercare il direttore e a non rallentare, ulteriormente, le esasperanti operazioni di disbrigo pacchi e raccomandate. Mentre la signora, convinta, si allontanava per la seconda volta l’uomo di piccola taglia tornava dall’aver espugnato qualche bancomat dei paraggi (tempo ne aveva avuto) e sostituire il cliente precedente per perfezionare le operazioni già iniziate. Mentre la signora, che non era riuscita ad incontrare il direttore tornava indietro minacciando esposti e paventando provvedimenti disciplinari per tutti l’impiegato brizzolato tornava operativo e chiamava il numero successivo.


Era la signora bionda.


A quel punto di tutto voleva parlare ma non della sua raccomandata.


La mia desolazione aumentava.


“Signora: faccia quello che crede ma io sto qui per lavorare. Mi dica cosa deve fare o se ne vada”.


“Ecco qui. Devo fare una raccomandata”.


“Va bene mi dia il modulo”


“Non ce l’ho: me lo dia lei”.


Io a quel punto mi trovavo a pensare che, forse, un po’ di telefonate in meno avrebbero lasciato il tempo alla signora di procurarsi e perfino compilare il modulo ma mi guardavo bene dall’esternare.


Come un atleta ero pronto allo scatto.


Quando l’impiegato chiese chi fosse il prossimo, brandendo il mio pacco mi faci avanti.


“Ce lo ho in mano da quarantacinque minuti e ho il P104: mi offro volontario!!!”.