marco valenti scrive

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30 marzo 2010

Auguri Ingvar!



Ingvar Feodor Kamprad, svedese, è nato il 30 marzo 1926 a Ljungby: una città di circa 14.500 abitanti nella contea di Kronoberg e nella provincia storica dello Småland, area densa di foreste e con nessuno sbocco sul mare.

Foreste e vegetazione rigogliosissima dappertutto e a nord-ovest del comune il bel lago Bolmen.

Quando compì 17 anni suo padre gli diede dei soldi come regalo per i buoni risultati che ottenne con gli studi.

Kamprad usò questi soldi per costruire e fare crescere il suo stabilimento che chiamò IKEA. L'acronimo IKEA è composto dalle iniziali del suo nome (Ingvar Kamprad) o IK più Elmtaryd, la fattoria di famiglia dove è cresciuto, e Agunnaryd, un piccolo villaggio nella provincia di Småland.

All'inizio IKEA vendeva penne, portafogli, cornici, orologi, gioielli, calze di nylon e altri prodotti a basso prezzo. Negli anni cinquanta Ikea apre la sua prima esposizione di mobili ad Älmhult, negli anni sessanta apre in Norvegia mentre negli anni settanta apre in Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi ed in Australia e Canada.

Ikea inizia inoltre a disegnare i suoi mobili e a confezionarli in pacchi piatti, permettendo così un notevole risparmio e un contenimento dei costi. Ikea ha fatturato 22,8 miliardi di euro nel 2008 e oltre 250 punti vendita nel mondo.

Kamprad ha ammesso che la sua dislessia ha giocato una larga parte del lavoro iniziale della compagnia. Per esempio i nomi in svedese dei mobili IKEA sono stati scelti da lui perché aveva difficoltà nel ricordare i numeri.

Kamprad ha vissuto in Svizzera, in un paese vicino Losanna, fin dal 1976.

Come ha dichiarato in un'intervista per la televisione svizzera, Kamprad (un uomo tra i più ricchi del mondo) guida una macchina vecchia di 15 anni, vola in classe economica e incoraggia i dipendenti IKEA a scrivere sempre su tutti e due i lati di un foglio: ha anche ammesso il suo alcolismo, ma ha dichiarato che ora il suo "bere" è sotto controllo.

Grazie, I.K.: auguri.


13 dicembre 2009

mobili in kit e panini con l'hamburger


La foto la ho trovata sul sito www.ikeafans.com e mi ha fatto sorridere.

Ikea è uno di quei posti dove si torna nelle diverse fasi della vita. Ci vanno i genitori per la camera del bambino, poi del ragazzo: ci vanno per arredare la prima casa- pochi soldi e troppe spese – con impiallacciati svedesi. La vita gira. La casa vede pezzi nuovi, magari di pregio, a sostituire quei kit fai-da-te che hanno fatto il loro tempo.

Gira la ruota e, magari, ci si ritrova “single di ritorno”: niente di meglio, giacché le spese sono (ahimè!) cresciute, e dovendo tornare a riempire nuovi spazi, che tornare a calcare il percorso obbligato dell’Ikea.

Dallo “Smoland” agli accessori girando per tutta casa… come Mcdonald’s è, alla fin fine, un’aurora boreale di democrazia globale.

Sia chiaro che non amo i fast food e che sono fiero che mio figlio quindicenne se ne sia disintossicato. Ma pensate per un momento di essere in Cina, piuttosto che in Malesia o a Kiev: l’insegna di Mc vi darà una piccola tranquillità in più.

Così come chiunque sa che nel mondo può trovare un panino con la carne a un dollaro, altrettanto può avere sensazione domestica a ritrovare le sue stesse stoviglie ad un invito a cena a Varsavia.

Confortevole, tutto sommato.

Evitando, magari, il sabato pomeriggio?

8 settembre 2009

Gillis Lundgren


Ho scoperto, oggi, senza che facessi alcuna ricerca né che interrogassi wikipedia di essere un fan di Gillis Lundgren. Ho gioito ed ho avuto un fremito nello scoprirlo. La sua aria da “mastro ciliegia” nordico mi ha conquistato e mi ha appiccicato addosso un buon umore di cui avevo impellenza. Sono stato intimamente felice che il suo nome e cognome non avessero dieresi o “umlaut”… grazie! Grazie, signor Lundgren a nome di improvvisati bricoleurs di ogni canto d’Europa. Grazie per il suo essere stato alfiere, presumo inconsapevole, di generazioni e generazioni di architetti improvvisati, di virtuosi del fai-da-te, di bamboccioni irretiti dalla facilità dell’arredamento mordi-e-fuggi.

Grazie perché trenta anni fa, stipendiato da Ikea, hai disegnato la libreria Billy.

Non esagero se dico che aprendo il catalogo 2010 (mitico catalogo ormai lasciato a disposizione tal quale le pagine gialle) ho avuto un fremito.

Delizioso.

Ho parecchio da dire e non posso esaurire le emozioni tutte insieme.

Resta un 1998 in cui da Roma andai a caricare Billy a Bologna.

Ikea non era ancora a Roma.

Trecentoventi centimetri di libreria secca secca e con i ripiani da ottanta che, fatalmente, si imbarcano (tanto poi ricompri il ripiano a due soldi).

Grazie comunque e lieto di aver fatto la tua conoscenza.