le cose ci sono, sono lì a rispondere ai nostri sguardi più o meno sicuri, alle domande che non facciamo e nemmeno sappiamo, a salvarci e a condannarci: sempre e pur tuttavia solo cose.
Sarebbero chiare se noi non fossimo così confusi. Non sono le cose a comandare ma l'atteggiamento che abbiamo noi di fronte ad esse. Come ci poniamo, come scegliamo se parlare o meno e cosa dire e cosa tenere per noi e non condividere.
Cosa lasciare andare.
Essere stato in Portogallo, tra tantissime cose belle, mi
ha fatto scoprire accostamenti culinari differenti e in moltissimi casi piacevolmente
sorprendenti.
Più dell’ottimo e decantato baccalà mi son piaciute le sardine e
il polpo.
Tra l’altro le dimensioni del
polpo oceanico rispetto a quello mediterraneo sono enormi senza perciò perdere in sapore e senza perdere la
tenerezza.
Una volta a casa restano suggestioni che danno idee e
voglia di sperimentare.
Si parte stavolta da una insalata
di polpo per poi preparare anche un altro piatto con l’aggiunta di altri
ingredienti.
Può succedere che ti venga
paura. Di dire troppo o di essere frainteso.
Venire capiti male è un male
moderno, figlio di tempi veloci e ignobili.
Poco nobili, se preferite.
Magari, perciò, ti viene
timore di sbagliare, di sembrare iperbolico o troppo di parte.
Come se la ragione fosse un
risultato di partita.
Come se contasse solo la
vittoria, il potere, la classifica.
Poi il timore aumenta
nell’attesa – perché si aspetta – e lievita come una torta in forno.
Aspetti,
con la consueta pazienza ed educazione, il turno di poter parlare.
Vedi che non tutti fanno la
fila e che, anzi, qualcuno straparla e tu sei lì – un po’ attonito – che
aspetti.
Qualcuno semplifica in modo
errato e rabberciato ma, urlando da ogni podio, riesce a persuadere.
E mentre aspetti il tuo
turno che non arriva ti fai sempre meno spavaldo.
Quando di rado arriva il tuo
momento non ti curi di essere perfetto ma esatto, preciso, circostanziato.
Perciò metti in fila dieci frasi che portino a tesi le tue argomentazioni.
Ti danno tempo per due frasi
e mezzo.
Cercano l’effetto e
ignorano, più o meno volutamente, il ragionamento.
Il ragionamento è lento;
l’effetto scenico è veloce come l’abbaglio.
Resta impresso come un fuoco
artificiale.
È fico.
Pare giusto quel che è veloce,
semplice, efficace ma piatto – uno speed date di cervelli – buono per slogan di
moda.
Ti ritrovi con un
ragionamento lento e articolato in tasca a non potere mai tirarlo fuori,
la paura aumenta.
Amo la lentezza come
modo e detesto la comunicazione come
valore: ho quindi tutte le ragioni per essere timoroso.
Timoroso e sospettoso;
sospettoso e depresso; depresso e
sconfitto da un modo e da un tempo che non mi appartiene e che porterà
male al raziocinio che dovrebbe governare la nostra esistenza democratica.
1Che è conforme alla legge, che ha
le qualità richieste dalla legge:autorità
l.;restituire qlco. al l. proprietario||sovrano
l., colui al quale spetta il regno per diritto
riconosciuto |figlio
l., in passato, quello nato da genitori regolarmente sposati
|l.
difesa, reazione violenta di difesa, consentita dalla
legge in particolari circostanze:uccidere
per l. difesa|erede,
successore l., che è tale per legge |interesse
l., tasso di interesse fissato o consentito dalla legge
2estens.Lecito, giusto, giustificato:desiderio l.
•avv.legittimamente1. Nel rispetto della legge2. In conformità alla
convenienza, alla ragione • sec. XIV
Legittimo, consentito, opportuno,
lecito, riconosciuto: non necessariamente piacevole.
Non tutto ciò che è lecito e
che viene fatto mi deve piacere per forza.
Se fai una cosa che a me non piace,
nel pieno diritto di farla; se non fai qualcosa che io vorrei fortemente tu
facessi, nel pieno diritto, sacrosanto, di non farla; se il tuo comportamento
lecito non corrisponde a quel che da te mi aspetterei; io non sono contento.
Legittimo, consentito, non
importa se opportuno, è il mio diritto a non condividere le tue scelte (o le
tue non scelte).
Mi ritengo libero di non
condividerti, di averti in antipatia, di sentirmi ferito dalle tua parole
quanto dai tuoi silenzi; dalle tue azioni come dalle tue omissioni.
Sono libero di farmi rodere
e di grattarmi fino a scorticarmi la pelle come sono legittimato a non doverti
spiegare nulla visto che non mi è consentito pretendere spiegazioni.
A meno che non fossimo
amici.
Lì non ci dovrebbero essere
asticelle e la memoria dovrebbe essere limpida e condivisa.
Perché nel momento in cui
quel che facciamo è legittimo e in base a questo non dobbiamo spiegazioni il
dialogo si azzera.
La legittimità, un diritto,
non è un valore.
Ormai essere onesti, per
esempio, lo si confonde con l’essere buoni e giusti.
Onestamente e legittimamente
si sbaglia.
Vorrei essere disonesto,
illegittimo, sporco ma non sbagliare un colpo al luna park.