marco valenti scrive

marco valenti scrive

2 dicembre 2010

Capitello


Torno a postare qualcosa nell'argomento "il disegno di Piero".
Stavolta una tavola eseguita nel 2005; un capitello.
Roma, interno dei Musei Capitolini.
La tavola misura 24x34 centimetri e vi invito a fare clic sull'immagine per poterla vedere ingrandita e assaporarne ogni singolo tratto perché è nel dettaglio, nella tecnica, nel modo di dare inchiostro gran parte della maestria.
Credo che sul blog comincino ad esserci un bel po' di disegni.
Torno a ricordare che la riproduzione dei disegni di Piero non può essere fatta senza chiedere prima il consenso.
Emmevù

29 novembre 2010

te lo ho detto, di recente, che ti amo?

Improvvisamente soli dopo il bacio numero cento e passa, si sorrisero. Senza scintillio si sorrisero. Senza scintillio fecero l’amore quella notte nella stanza di un grande albergo vicino all’aeroporto da dove, il giorno dopo, cinque novembre millenovecentonovantasette, partirono Air France per Parigi.
Un po’ preoccupati.
Un po’ perplessi.


Era ora di sposarsi ed erano sposati; erano sposati ma era allora l’ora?
E quando se no?
Quando mai?


Frutti di cometa in viaggio di nozze.


Da cometa e bugie. Marco Valenti.




Grazie Delia, per il video meraviglioso.


Have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
Fill my heart with gladness
take away all my sadness
ease my troubles that's what you do

For the morning sun in all it's glory
greets the day with hope and comfort too
You fill my life with laughter
and somehow you make it better
ease my troubles that's what you do
There's a love that's divine
and it's yours and it's mine like the sun
And at the end of the day
we should give thanks and pray
to the one, to the one

Have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
Fill my heart with gladness
take away all my sadness
ease my troubles that's what you do

There's a love that's divine
and it's yours and it's mine like the sun
And at the end of the day
we should give thanks and pray
to the one, to the one

And have I told you lately that I love you
Have I told you there's no one else above you
You fill my heart with gladness
take away my sadness
ease my troubles that's what you do
Take away all my sadness
fill my life with gladness
ease my troubles that's what you do
Take away all my sadness
fill my life with gladness
ease my troubles that's what you do

26 novembre 2010

link a destra

Non è un post vero e proprio ma un avviso.
Con l'avvicinarsi dell'appuntamento dell'11 dicembre a Teatro, ci sono state nuove recensioni del libro e alcune interviste.
Segnalo che qui sul blog le trovate scorrendo la parte destra: ringrazio chi me le ha fatte e invito chi non lo avesse ancora fatto (e ne avesse voglia) a leggerle.
Troverebbe, comunque, bei posti dove girare.
emmevù

16 novembre 2010

avere un vespone


Avere un Vespone significava un sacco di cose.

Potevi andare da Roma a Civitavecchia e imbarcare per la Sardegna, o la Corsica, dove passare per strade in cui i Camper si incastravano. Entrare in un campeggio sentendoti maledettamente “on the road”. Sentirti bene. Non risolveva nulla ma aiutava un certo mood.


Avere un Vespone significava un sacco di cose. Alcune belle e altre meno, toccava partire a spinta, a volte. Non era bello. Scattava una seconda marcia imperiosa, spesso impietosa. A volte impennante. L’impennata minava un controllo già reso precario dai freni approssimativi, a tamburo, dal diametro piccino delle ruote, del battistrada dal consumo elevato, da quell’essere un po’ approssimativi e poco meccanici di molti di noi che giravano in Vespa.

emmevù